L’ultima grande corsa

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Il 27 giugno, Stefano Borgonovo, da tempo malato di SLA, ci ha lasciato. Borgogol – così lo chiamavano i suoi tifosi – ha esordito, nel 1982, in Serie A, a soli 18 anni, con la maglia del Como. Successivamente, la sua carriera ha visto la consacrazione con la maglia di Fiorentina e Milan. In maglia viola forma una coppia d’attacco con Roberto Baggio, soprannominata “B2” e sarà proprio il Divin codino ad accompagnarlo negli anni della lotta alla malattia. Il 5 settembre 2008, Borgonovo annuncia di essere affetto da sclerosi laterale amiotrofica. La chiamava “la stronza”, poiché non gli permetteva di muoversi nè di parlare, se non per mezzo di un sintetizzatore vocale. Nel 2008 ha dato vita alla Fondazione Stefano Borgonovo Onlus per sostenere la ricerca e vincere la battaglia contro la SLA. “Caro Stefano, l’impresa più bella che sei riuscito a costruire negli anni è stata quella di trasformare il veleno della malattia in una medicina per gli altri. Ciao amico mio, onorerò per sempre la tua persona”. Questa la dedica di Baggio dopo la morte dell’amico. Stefano Borgonovo purtroppo, non è stato l’unico caso di SLA nel mondo del calcio. Negli Anni ‘50 un altro talento del calcio italiano fu colpito da questa malattia: stiamo parlando del carpigiano Alberto “Tino” Bonaretti. Tino, a soli 17 anni, venne ingaggiato dal Bologna FC. “Alberto – ricorda il dottor Massimo Camurri, cognato di Bonaretti – era un grandissimo atleta; giocava benissimo, era un vero talento. Aveva una corsa incredibile. Era velocissimo. In lui però, notavo sempre più, una scarsa resistenza. Aveva un’autonomia di circa 20 minuti, dopo di che non riusciva a recuperare le energie perdute. A quel punto fu costretto a gestire le proprie forze per non rischiare di stancarsi troppo e si ritrovò a saltare diversi allenamenti per arrivare fresco alla partita della domenica. A 29 anni però venne colpito da paralisi e a 39 anni ci lasciò. Nel corso del tempo lo abbiamo portato nei centri medici più importanti, come Parigi, ma non c’è stato nulla da fare. Era un grandissimo atleta. Un fenomeno. Se non fosse andata così credo che lo sport italiano avrebbe avuto uno straordinario campione in più da celebrare e osannare”. “Mio padre, Gian Pietro Bonaretti – ricorda la figlia Annalisa – accettò l’incarico di diventare presidente del Carpi Calcio, che guidò dal 1963 al 1974, dopo la scomparsa del fratello Tino, proprio per onorarne la memoria. Alberto era un campione straordinario: per molti tifosi dell’epoca il miglior biancorosso di sempre”. Bonaretti prima e Borgonovo poi, oltre a essere stati grandi sportivi, sono stati due esempi di vita. Ed è anche grazie alla sofferenza e all’eroismo di Borgonovo che la ricerca può continuare, nella speranza che, un giorno, “la stronza”, possa essere curata.
Alessandro Troncone

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