Tutti in fila: un’altra volta

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Ci risiamo. La macchina della complicazione ha colpito ancora i terremotati d’Emilia. Con la proroga dello stato d’emergenza cambiano, a partire dal 1° agosto, le regole di erogazione del Cas (contributo di autonoma sistemazione) e vengono definiti nuovamente i requisiti per accedervi. L’ennesima ordinanza del Commissario per la ricostruzione Vasco Errani (la numero 64 del 2013), spiega i criteri, le procedure e i termini per ottenere il contributo destinato ai nuclei familiari sgomberati dalle proprie abitazioni in seguito al terremoto del maggio scorso. Il presupposto fondamentale per percepire il nuovo Cas è l’impegno, da parte del richiedente, a ristabilire l’agibilità dell’abitazione. Se il richiedente è un affittuario la sua domanda dev’essere sottoscritta anche dal proprietario che si impegna a fare i lavori e a proseguire il contratto di locazione al ripristino dell’agibilità. In assenza di tale dichiarazione del proprietario dell’immobile il nuovo Cas viene erogato fino al 31 dicembre 2013. Poi: picche… Si arrangino gli inquilini. Il contributo continuerà ad avere cadenza bimestrale: 200 euro mensili per ogni componente del nucleo familiare. E’ previsto inoltre un contributo aggiuntivo di 100 euro mensili per portatori di handicap, disabili, over 65 e minori di 14 anni. Nel caso di famiglie composte da una sola persona il contributo ammonta a 350 euro mensili. Le famiglie possono percepire fino al 31 luglio l’attuale contributo, ma devono presentare inderogabilmente entro la stessa data una “domanda per la prosecuzione del nuovo contributo per l’autonoma sistemazione”. Ergo ripresentarsi all’Ufficio per il rientro in abitazione (a San Rocco), rifare la fila e compilare un’altra richiesta. “Al più presto – spiegano in Comune – le famiglie che già percepiscono il Cas saranno avvertite tramite sms affinché si ripresentino per fare domanda”. Insomma l’ennesima e amara conferma che il tanto sospirato snellimento della burocrazia è – e resterà – un’irraggiungibile utopia. Non ci si spiega infatti, come mai, i nuovi contributi non “scattino” d’ufficio per la buona pace di chi, a casa sua non c’è ancora tornato. D’altronde i Comuni sono a conoscenza del numero di persone rientrate – poche – dal momento che sono proprio loro gli enti preposti a revocare le inagibilità, a lavori eseguiti! E se c’è qualche furbetto – rientrato in un’abitazione sgomberata senza aver effettuato i lavori previsti dalle ordinanze commissariali per la ricostruzione – che gode impropriamente del contributo, siano le Forze dell’Ordine a controllare e non gli enti locali già gravati da altre incombenze. E invece no, per il principio di uguaglianza, la Regione butta tutti nello stesso calderone e l’onesta maggioranza degli sfollati, la quale meriterebbe ben altra considerazione, deve pagarne lo scotto e rimettersi nuovamente in fila. Chiudiamo con una nota tanto positiva quanto ironica: il contributo potrà essere erogato anche oltre la scadenza del termine dello stato di emergenza poiché la sua durata è “connessa ai tempi necessari per il ripristino delle abitazioni lesionate”, si legge nell’ordinanza. Della serie anche la Regione – mancava giusto lei – si è resa conto che per ricostruire l’Emilia la strada da fare è ancora lunga e impervia… Colpa della burocrazia?
Jessica Bianchi

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