Lettera mai inviata a un grande uomo

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Caro Andrea, ci siamo conosciuti circa 15 anni fa. Una sera d’autunno presso la tua Comunità. Avevamo portato, su richiesta di Liliana (ndr la cugina di Maura) una certa quantità di pezze di stoffa gentilmente regalateci da ditte di abbigliamento di Carpi, cosicchè poteste far lavorare le ragazze della Comunità e insegnar loro un mestiere. Durante la cena ci hai conquistati subito grazie al tuo modo di tradurre gli argomenti del Vangelo in atti veri e concreti sulla realtà sociale e non parlando solo di cose che stanno in cielo, per noi certamente poco comprensibili.
Ti abbiamo subito detto che non frequentiamo regolarmente la Chiesa e ci hai risposto che ognuno sarà giudicato per quello che fa nella vita e non per quello che mostra o dice di essere.
Quella sera decidemmo di continuare nell’opera di beneficenza per la tua Comunità e, tornando a casa, pensammo di coinvolgere alcune famiglie per raccogliere abiti usati e utensili da cucina da portare poi a Genova. In questi anni è stata grande la solidarietà della gente di Carpi, anche alcune ditte e negozi ci hanno offerto gratis i loro prodotti, permettendoci di fare altre iniziative (tombole, lotterie…) per dare un contributo alla Comunità.
Col tempo ci hai concesso la tua amicizia e la tua stima e hai voluto essere chiamato per nome, usando il “tu”; cosa che ci ha inorgoglito e che abbiamo accettato, in un rapporto corretto, tra persone laiche e un uomo di Chiesa. La tua Chiesa, che hai sempre detto di amare, anche se ti piovevano addosso critiche di “prete comunista”. Non ci è mai interessato sapere se fosse vero o no, ci importava piuttosto vedere quello che facevi quotidianamente come prete degli ultimi, come tu chiamavi i tuoi ragazzi, dando loro una speranza di vita.
Ci piace ricordare una frase che tu dicevi alla fine della tua Messa in Comunità, – alla quale non siamo mai mancati quando eravamo a Genova – “Andate in pace, la Messa comincia ora”.
Queste parole le abbiamo sempre interpretate come un invito a fare del bene e ad applicare il Vangelo da subito, appena fuori dal portone della Chiesa.
Abbiamo avuto l’onore di averti a casa nostra a dormire e a mangiare: quanto apprezzavi i tortellini di Maura che ti portavamo anche a Genova!
Vorremmo poterlo fare ancora… Un’altra cosa resta viva nella memoria ed è quando sei venuto alla festa per i nostri 25 anni di convivenza.
E’ degna di te, la frase che hai detto: “Questi miei due amici per una certa Chiesa vivono nel peccato, mentre invece una lunga convivenza fuori dal matrimonio è un atto d’amore”.
Abbiamo una nipotina di poco più di 2 anni che tu hai battezzato, anche quella è stata un’occasione per sentire parole diverse, sul valore del Battesimo e del peccato originale.
Un giorno le racconteremo che l’ha battezzata un grande prete. Un grande uomo tra gli uomini che credeva nella giustizia e nella pace.
Eravamo al tuo funerale: quanta gente! Gente di tutte le estrazione e mondi. Dalla cultura alla politica. Gente comune, la tua gente e poi, i tuoi ragazzi.
Abbiamo pianto insieme ad altri, hanno pianto i tuoi ragazzi e avevano lo sguardo smarrito, forse pensavano: “E adesso?”.
Abbiamo cantato Bella Ciao nella Chiesa della tua Comunità, insieme a tutti gli altri; era il tuo inno alla pace e alla convivenza civile. C’è stata una contestazione durante la Messa funebre nella chiesa Del Carmine, non sappiamo se hai – o avresti – gradito, quello che però pensiamo è che il tuo amore per la verità storica ti avrebbe sicuramente portato a discuterne nel rispetto delle persone e delle idee altrui.
Ciao Andrea, te ne sei andato troppo presto, già ci manchi e mancherai a tanta gente. Chissà: forse un giorno ci rivedremo.
Maura Casali e Lauro Veroni

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