Il paesaggio del futuro

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Ha 26 anni Federico Diacci e le idee chiare. Neo laureato in Architettura del Paesaggio a Firenze, il giovane ha realizzato una tesi, dal sapore squisitamente carpigiano. “Grazie alla discussione che l’Associazione Parco Lama ha acceso in città, mi sono interessato al tema del parco nell’oltreferrovia e ho pensato di dare il mio contributo, dedicandovi la mia tesi di laurea. Il mio progetto di riqualificazione tenta di coniugare le istanze del comitato e quelle dell’Amministrazione Comunale, nel nome della salvaguardia di un’area preziosa che merita d’essere tutelata”. Il parco, secondo Federico, racchiuso tra la ferrovia, il cavo Lama e le vie Due Ponti e Tre Ponti, non dovrà essere “nè un bosco nè, tantomeno, un luogo da edificare”, bensì un’area da preservare e valorizzare, poiché “ogni zona agricola periurbana ha un grande significato e, soprattutto, un potere da non sottovalutare. Tali aree sono in grado di contenere l’espansione urbana e il conseguente consumo di territorio e, allo stesso tempo, possono ospitare produzioni agricole diversificate, garantendo così un maggiore introito ai contadini e al cittadino-consumatore prodotti di qualità, a chilometro zero”.
La speranza di Federico, a cui si unisce quella di molti carpigiani, è che i proprietari delle terre aldilà della ferrovia decidano di non vendere, poiché “potrebbero trarre ricavi duraturi grazie ai loro terreni agricoli piuttosto che cederli per un guadagno immediato, sperando diventino un giorno edificabili”. Una storia, questa, che Carpi conosce bene: “è certamente un demerito dell’Amministrazione Comunale quello di non essere mai riuscita a mettere in campo delle buone – e lungimiranti – strategie di sviluppo urbano, a cui si aggiunge l’inerzia dei proprietari agricoli che non hanno in alcun modo tentato di fermarne l’avanzata”. Che la colpa sia dell’uno o dell’altro, il risultato purtroppo è sotto gli occhi di tutti: la campagna è stata inghiottita dal cemento. E ora che lo spazio libero è diventato merce rara, “l’espansione discutibile di Carpi – continua Federico Diacci – è innegabile. Consci che il conflitto tra città e campagna non è ancora stato risolto e la crisi dell’agricoltura ha indebolito ulteriormente il potere del suolo agricolo, l’azione di associazioni e comitati diventa uno strumento indispensabile per sensibilizzare la cittadinanza a temi quali la tutela del verde e del territorio”. Ma in cosa consiste esattamente il progetto del parco a ridosso del centro storico (a dividere l’ex Consorzio Agrario da Piazza Martiri vi sono solo 800 metri) ideato da Federico? “Il Parco Agricolo Lama assumerà i caratteri più vicini a quelli di parco urbano per poi avvicinarsi a quelli agricoli procedendo verso il Cavo Lama. La costruzione del parco e il suo disegno sono nati dal recupero della trama della centuriazione romana, con un grande elemento generatore centrale di 16 heredium, ovvero delle suddivisioni di territorio, che a loro volta saranno i moduli costruttori del progetto e artefici della creazione delle ‘stanze’. All’interno di questi rettangoli si potranno coltivare produzioni diversificate di colture: la mia idea è quella di far confluire tutti i vari agricoltori in un unico consorzio, ospitato all’interno dei locali riqualificati del Consorzio Agrario, e di dar vita a un marchio da lanciare sul mercato”. Secondo la visione di Diacci, la zona agricola periurbana, pur restando privata, diventerebbe fruibile dalla cittadinanza, attraverso una serie di percorsi: “è importante che la gente possa riappropriarsi di questi spazi, osservare la natura, le fasi di crescita di una coltura… stringere rapporti diretti con gli agricoltori”. L’area dovrebbe essere poi collegata al centro della città mediante un nuovo passaggio sotterraneo, accanto all’ex Consorzio, che unirà il Parco alla stazione. “Accanto al sottopassaggio ci sarà uno spiazzo dal quale partirà il grande viale della Sagra che, con il suo canale interno, attraverserà dall’ingresso Nord Est a quello Sud Ovest l’area, permettendo un agevole attraversamento, il trasporto dell’acqua per usi irrigui e ludici e fornendo un cono visivo importante sul campanile della prima chiesa eretta in città”. A complicare la situazione vi è sicuramente il Piano particolareggiato presentato da Cmb sull’edificazione del comparto 6, tra le vie Corbolani e Tre Ponti: “progetto – prosegue Federico – che anche il mio relatore, nonché urbanista rinomato, Carlo Carbone, guarda con diffidenza. In quell’area dovrebbe nascere un parco urbano a disposizione della comunità, con aree verdi e spazi adatti a ospitare eventi e, perchè no, persino un cinema all’aperto”. Tra le indicazioni del giovane architetto paesaggista vi è anche la valorizzazione del Cavo Lama, “principale canale di bonifica del Comune di Carpi, nonché prezioso corridoio ecologico. Connettere il Cavo al Fiume Secchia, già inserito nella rete di percorsi ciclabili in campagna della Comunità Europea, consentirebbe di aumentare la visibilità del Parco stesso”.
Il progetto Parco agricolo Lama sarà in grado di segnare la svolta per un territorio che al giorno d’oggi rappresenta un tassello non percepito della città di Carpi. La riqualificazione dell’area sarà vantaggiosa per tutto il territorio che vedrà sorgere, secondo principi innovativi di gestione e sviluppo, un grande parco agricolo fondato sui valori del territorio e delle campagne carpigiane e farà emergere le vicende storiche che queste terre hanno vissuto legandole ai fini produttivi che sostenteranno economicamente l’area. La grande forza di questo progetto, si legge nella tesi di Diacci, “è quella di non prevedere l’esborso di grandi somme di denaro per l’acquisto di terreni e la loro trasformazione da parte del Comune; questi infatti rimarranno in possesso degli attuali proprietari che però verranno indirizzati verso strategie produttive e di mercato scelti in associazione. Il Parco agricolo Lama darà valore alla città e riproporrà l’attenzione sull’agricoltura e sull’alimentazione, temi fondamentali sui quali sempre meno si tende a dibattere”.
L’architetto ora è pronto a raccogliere la sfida: “se l’associazione Parco Lama sposerà questo progetto, mi offrirò quale portavoce davanti all’Amministrazione”. Una cosa è certa, sul tema della pianificazione e della gestione del verde, Carpi ha ancora molto da imparare. Sarebbe bello che a disegnare il paesaggio futuro della nostra città e delle nostre campagne fossero giovani motivati e animati da un unico diktat: la salvaguardia del territorio.
Jessica Bianchi

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