La speranza abita qui

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Anche prima di Natale hanno fatto un tentativo per ottenere il permesso, ma le campane non si possono assolutamente suonare poiché “le vibrazioni provocherebbero ulteriori lesioni e i tecnici non intendono rischiare”. A Limidi sono in tanti a sentire la mancanza dei rintocchi che scandivano le giornate nel paese di tremila e duecento anime, dove il campanile resta un punto di riferimento per la sua posizione dominante nel paesaggio e per ciò che rappresenta come simbolo dell’identità per chi vive nella frazione.
“Il 20 maggio – ricorda don Antonio Dotti – dovevamo celebrare la Cresima ma la chiesa è stata immediatamente dichiarata inagibile dopo il sopralluogo di primo mattino a cui hanno partecipato il sindaco e i tecnici della Protezione Civile”. In chiesa ci sono ancora i fiori scelti per decorare i banchi perché da allora nessuno ci ha messo più piede: le lesioni riguardano la connessione tra la facciata e il corpo dell’edificio, ma anche i volti. “Il peggio, cioè il distacco della facciata, è stato evitato grazie ai lavori che erano stati fatti in seguito al terremoto del ‘96” commenta don Antonio. Ma per rimettere in sesto la chiesa e la vecchia canonica collegata e vincolata dalle Belle Arti servono almeno 300mila euro. “Ci reputiamo comunque molto fortunati – spiega Enrico Malagoli, responsabile del circolo Anspi – perché abbiamo il salone polivalente e le sale, spazi disponibili per la parrocchia e per le tante attività che vi si svolgono”. Oltre alla Provvidenza ha sicuramente giocato un ruolo estremamente importante la lungimiranza di don Rino Malagoli e, prima di lui, di don Nardino Burzacchini: è grazie alle loro insistenze se nel dicembre 2009 la parrocchia è riuscita a inaugurare questi locali indispensabili dopo il terremoto. Nel salone si celebra la Santa Messa, si organizzano cene, pranzi e concerti, mentre nelle aule si svolgono le attività rivolte, in particolare, ai più giovani. Don Antonio è arrivato in parrocchia il 29 aprile 2012: nemmeno il tempo di sistemare le proprie cose perchè si è subito dovuto confrontare con l’emergenza. “Nonostante le difficoltà, è stato un momento che mi ha permesso di conoscere tante persone. La gente veniva qui, in parrocchia, per chiedere aiuto, una parola di conforto, un pranzo o la possibilità di campeggiare e fare una doccia. Ci siamo attrezzati subito per offrire risposte a coloro che si presentavano: più di trecento persone sono rimaste qui accampate. Abbiamo, per esempio, utilizzato la cucina industriale della parrocchia per offrire un pasto a coloro che non potevano provvedere altrimenti (ndr. una trentina gli edifici che sono stati dichiarati inagibili a Limidi) e, ancora, abbiamo organizzato, in collaborazione con il Centro diocesano per le famiglie, incontri con lo psicologo per bambini e per adulti.
Qui a Limidi, zona di confine, il cui nome racconta proprio questo, si sono ritrovate insieme persone provenienti anche da fuori, da Sozzigalli e da Carpi”. A sostenere l’attività di don Antonio e dei parrocchiani in quei mesi è stata la solidarietà arrivata da tutta Italia, “sacerdoti che mi sono venuti a sostituire da Potenza, Avellino, Senigallia per permettermi di partecipare ai campi estivi delle associazioni. E poi gli aiuti economici con i quali siamo riusciti a sostenere una famiglia evitando che i genitori dovessero rinunciare al loro figlio in arrivo. Oggi possiamo contare su una rete nata spontanea in quei momenti e oggi estremamente utile per distribuire gli aiuti sul territorio della Diocesi attraverso la Caritas”.
Positivo e sorridente, don Antonio è testimone della precarietà che questo terremoto ci ha insegnato: dopo mesi trascorsi in camper, oggi vive dentro uno spogliatoio del campo sportivo e utilizza l’altro per fare la doccia in attesa che venga ultimato il container, di quelli prestata dalla Tav, che diventerà la sua casa. “D’altra parte – sorride don Antonio – sono stato ordinato sacerdote nel 2003 e dentro al Duomo c’erano ancora le impalcature del cantiere aperto in seguito al terremoto del ‘96. Ci vorranno tanti anni, ma le cose andranno avanti” dice con lo sguardo rivolto alla statua di San Pietro al quale la chiesa, che conserva affreschi del XV secolo, è intolata. E’ rimasta lì, salda, in cima alla sommità del timpano. Un segnale di speranza.
Sara Gelli

Le attività della Parrocchia: Bambini al centro
La parrocchia di Limidi è particolarmente viva e, grazie anche alla presenza, consolidata nell’arco degli ultimi 25 anni, del circolo Anspi, propone tante attività rivolte, in particolare, ai bambini e ai ragazzi. “Al termine delle lezioni – spiega Enrico Malagoli, responsabile del circolo Anspi di Limidi, intitolato a don Milani e ispirato al suo I Care – il bus passa a prendere i bambini all’uscita da scuola e li accompagna al doposcuola in parrocchia organizzato anche per gli studenti delle medie”. Oltre alla proposta delle associazioni Agesci e Azione Cattolica, per i ragazzi vengono organizzati corsi di diversa natura: si va dalla fotografia alla scuola di musica, alla quale è iscritta una cinquantina di bambini. Organizzata in collaborazione con Musikè, a sua volta legata all’associazione Lo Schiaccianoci di Novellara, la scuola di musica propone corsi di canto, canto corale, pianoforte classico e moderno, chitarra, flauto e propedeutica. “Tutte le attività del tempo libero vengono proposte con una particolare attenzione alla persona, adulto o bambino che sia” spiega Malagoli. Infine, quasi un centinaio sono i bambini e i ragazzi che frequentano il centro estivo della parrocchia.

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