Ghizzoni: dentro o fuori dai giochi?

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“E’ uno scenario fuori contesto”. La domanda era inevitabile, la risposta politicamente corretta. Per Manuela Ghizzoni le cose in politica stanno cambiando, c’è grande mobilità in questo momento storico e di qui alle prossime elezioni amministrative del 2014 chissà cosa accadrà. “C’è da fare campagna elettorale in vista del voto di febbraio” e con questo chiude il discorso su un suo futuro da sindaco di Carpi, come la vorrebbero in tanti. Il voto delle Primarie del Partito Democratico è stato per lei estremamente deludente, con un vero e proprio buco rappresentato da Modena città, si aspettava qualcosa di più da Campogalliano e Soliera, mentre a Carpi ha fatto il pieno con percentuali vicine all’80 per cento. “C’è sicuramente una mia responsabilità personale: Modena è il motore trainante per l’affermazione di qualsiasi candidato e io non sono stata in grado di comunicare al capoluogo il lavoro che ho fatto da parlamentare a livello nazionale”. Un’autocritica che non cancella la convinzione di aver lavorato al meglio delle proprie possibilità.
Negli ultimi mesi, il terremoto ha focalizzato l’attenzione e Manuela Ghizzoni, che da militante di base è diventata onorevole e presidente della Commissione Cultura eletta all’unanimità, si è ritrovata a gestire un’emergenza fuori dalle sue competenze e lontana da Roma, ma “già a Modena il terremoto sembra lontano”.
Nelle zone terremotate lei c’è stata sin dalla prima riunione il 25 maggio a San Felice e a Roma ha presentato da subito gli emendamenti per ottenere, per esempio, la rateizzazione delle tasse scontrandosi “con l’atteggiamento di Polillo e le sue risposte insolenti. Noi abbiamo inchiodato la discussione in Commissione Bilancio ma è difficile appaltare ad altri battaglie come queste”. Da parte sua, è riuscita a portare a casa un emendamento strappando al ministro Profumo 120 milioni di euro per le scuole e ha cercato di fare tutto il possibile ma “forse non è bastato. Forse ci si aspettava di più”. Poi c’è quest’ansia di rinnovamento che sta attraversando il Paese e che è passata attraverso l’affermazione a Modena del renziano Matteo Ricchetti e della ventottenne Giuditta Pini . “C’è stata una sottovalutazione di questo fenomeno ma è bastato stare tra la gente in occasione dei due giorni di campagna elettorale per sentire molto forte questa voglia di cambiamento”. A tal proposito, di Matteo Renzi dice che “ha posto un problema serio” ma che occorre fare politica di contenuti e di merito prima che di slogan.
Cambierà davvero qualcosa rinnovando il Parlamento dopo i casi di cattiva politica che hanno disamorato le persone? “Non ci sono responsabilità collettive ma solo personali e, solitamente, sono i soliti volti noti a fare notizia. Si possono cambiare anche tutti i parlamentari ma sono le prime file a fare la differenza. Non siamo tutti uguali: c’è chi lavora moltissimo, chi meno e chi fa altro. Per quel che contano i risultati della produttività nella classifica del sito Open Polis che monitora l’attività degli eletti sono 18esima su 600 parlamentari”. Un lavoro concreto quello che viene riconosciuto alla Ghizzoni in Commissione Cultura “ma alle trasmissioni televisive invitano la Finocchiaro per parlare di scuola, università e cultura: il volto noto, non quello competente”.
Manuela Ghizzoni non tollera i talk show, “teatrini in cui gli attori recitano a soggetto e sin dall’inizio si sa già cosa diranno. E’ un impoverimento della comunicazione e dell’informazione: ma siamo davvero convinti che la gente a casa voglia questo tipo di semplificazione mortificante?”. Per deformazione professionale, è per la complessità che “può essere tradotta e semplificata ma non banalizzata, altrimenti il Paese non capisce dove sta andando”. Archiviata questa sconfitta, la Ghizzoni si prepara a tornare al suo lavoro di ricercatrice (“ho lottato una vita per lavorare lì”) di Storia Medievale all’Università di Bologna e alla sua vita di militante del Partito Democratico.
Sara Gelli

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