Bocciata la metà delle domande dei contributi

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Molti cittadini che hanno subito danni causati dal sisma lamentano la scarsa chiarezza delle ordinanze regionali e la mancanza di risposte chiare e precise da parte dei tecnici del Comune. “Viviamo – ci raccontano alcuni sfollati – in un clima di completa incertezza. Ci sentiamo soli, abbandonati a noi stessi e ai nostri problemi. Ogni volta che facciamo un passo avanti, la burocrazia ce ne fa fare tre indietro. Non possiamo andare avanti così. Cavillo dopo cavillo è da sette mesi che le nostre case sono abbandonate. Chiuse. E ora temiamo che il freddo possa arrecare ulteriori danni alle tubature. E’ una beffa. Una vergogna. Ci siamo stancati di aspettare, di pagare affitti e sperperare denaro, a fronte di tutte le spese che dovremo affrontare. Regione e Comune devono dare direttive chiare, precise, affinché gli ingegneri abbiano tutti gli elementi per poter lavorare”. Un clima di incertezza quello in cui molti stanno vivendo che non solo rallenta i lavori ma fa temere il peggio anche sul fronte dei contributi statali per la ricostruzione e il ripristino. All’assessore all’Urbanistica del Comune di Carpi, Simone Tosi, chiediamo:
Quante domande sono finora arrivate al Comune per accedere ai contributi per la ricostruzione?
“Ad oggi sono arrivate 16 richieste di contributo per danni B e C e 1 relativa alle E lievi”.
Quante di queste sono state rigettate in quanto non congrue coi requisiti stabiliti delle ordinanze? 
“Ne abbiamo respinte 7 per carenze o incongruenze documentali”.
Quali sono i motivi che hanno fatto comportare una mancata accettazione di circa la metà delle domande?
“In alcuni casi mancava il computo metrico o non vi era riscontro con il prezzario regionale. Una è stata respinta poiché relativa al Comune di Novi e un’altra ha invece avuto un responso negativo per incoerenza con la classificazione Aedes”.
La Regione ha spesso cambiato in corso d’opera le carte in tavola. Il rischio è che la gente dopo aver atteso mesi e speso soldi di tasca propria per rientrare in casa non riesca poi ad accedere ai contributi per un cavillo tecnico. Alcuni amministratori di condominio affermano che certi edifici con danno B risistemati prima dell’ordinanza si sono visti negare la richiesta di contributo. Le risulta? Se sì, come mai?
“Le opere già eseguite o iniziate sono normate dall’art 9 delle ordinanze 29 e 51; a oggi non mi risultano dinieghi di contributi su interventi eseguiti; un problema che si sta invece presentando spesso è che la domanda non venga presentata per edificio/unità strutturale bensì per proprietà”.
Cittadini e professionisti lamentano di non avere tecnici a livello regionale e comunale che diano risposte chiare. Perchè?
“E’ difficile dare risposte chiare e univoche su alcuni temi dal momento che sono complicate le stesse ordinanze”.
Alcuni fossolesi – ma come loro altri – hanno sollevato questo problema: 12 famiglie vivevano in due palazzine oggi inagibili collegate tra loro da una pensilina in cemento armato. Palazzine che, pur avendo due mappali catastali diversi, hanno lo stesso nome, lo stesso codice fiscale e una sola scheda Aedes la quale stabiliva che l’edificio nel suo complesso aveva riportato un danno classificato E grave. Ora però dopo l’ordinanza 86, l’edificio deve essere riclassificato: una palazzina ha un danno B e l’altra un danno E. Come si procede in questo caso? 
“Se siamo di fronte a una sola unità strutturale il danno non può essere che E, se invece il collegamento della pensilina non configura una sola unità strutturale possono convivere due classificazioni”.
Jessica Bianchi

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