Nella Grande Mela per scrivere la tesi

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New York. La città delle mille opportunità, che incarna, più di tutte le altre, il luogo dove realizzare il mitico “sogno americano”, ma anche la metropoli emblema della multiculturalità. E’ impossibile sentirsi straniero a New York poiché è uno straordinario pout-pourri di etnie, religioni e lingue che convivono e si mescolano tra loro dando vita a un ambiente unico. Quindi, quale posto migliore, se non New York, per scrivere la propria tesi di Laurea Magistrale in Lingua, Società e Comunicazione? Ha pensato così lo studente carpigiano Simone Mailli, classe 1987, quando lo scorso anno ha partecipato e vinto il bando per il progetto di tesi all’estero, presentando come progetto un dettagliato studio degli usi e delle tendenze linguistiche della comunità italo-americana a New York. “La capitale degli Stati Uniti – ha raccontato Simone – mi ha sempre affascinato, soprattutto per la diffusione della cultura nera a Harlem, il quartiere di Manhattan, noto per essere il più grande centro culturale e commerciale degli Afro-americani a New York. Questo è stato anche l’argomento intorno al quale ho sviluppato la mia tesi di Laurea Triennale in Lingue e Culture Europee. Per quanto riguarda la mia tesi magistrale, l’obiettivo è invece quello di osservare e analizzare quanto gli immigrati italiani usino la lingua inglese e quella italiana in relazione allo specifico contesto in cui si trovano, per poi tracciare una tendenza principale nello sviluppo e nell’uso di una lingua rispetto all’altra. Nella mia ricerca mi sto avvalendo di rilevazioni empiriche, somministrando questionari a un determinato campione di immigrati di prima e seconda generazione, nonché realizzando interviste porta a porta e, infine, raccogliendo e rielaborando tutti i dati per giungere a una conclusione significativa. Ogni giorno mi dirigo con la metropolitana dal mio appartamento al 18° piano nel quartiere latino di Manhattan, verso l’Istituto italiano di Cultura dove sto svolgendo la mia ricerca. Finora, ho rilevato la generale tendenza a conservare la lingua italiana esclusivamente come manifestazione tangibile della propria identità culturale d’origine, mentre è la lingua inglese a esercitare l’assoluto predominio nelle abitudini linguistiche della maggioranza degli immigrati”. Simone non perde occasione per assaporare appieno l’atmosfera newyorchese cogliendo anche alcune considerevoli differenze culturali: “l’aspetto più contrastante rispetto allo stile di vita a cui siamo abituati in Italia, è l’esasperazione dei ritmi, che sono davvero frenetic e ai quali è difficile abituarsi. Al di là delle ovvie considerazioni riguardanti il cibo che induce a rimpiangere l’Italia, c’è un fatto in particolare che mi preme sottolineare, ovvero l’intraprendenza e la spregiudicatezza degli americani. Ognuno si mette alla prova e mostra ciò che sa fare senza paura di essere giudicato. C’è più disponibilità a mettersi in gioco, a cercare di mostrare il proprio talento, anche a costo di fare una brutta figura, e questa è una filosofia che condivido appieno e che vorrei trovare più spesso anche tra gli italiani, e soprattutto tra i giovani che spesso non si lanciano in nuovi progetti per timore di non essere all’altezza”. E’ un periodo di gran fermento negli States dove il 6 novembre si disputeranno le elezioni presidenziali che vedono schierati l’attuale presidente, il democratico Barack Obama, e il repubblicano Mitt Romney. Nonostante l’ultimo sondaggio condotto dal Pew Research Center affermi che Romney superi Obama nelle preferenze di voto con 4 punti percentuali, Simone percepisce un clima diverso nella capitale: “qui a New York, dove i filo-democratici rappresentano la maggioranza, è già Obama il vincitore, malgrado gli errori commessi nell’ultimo dibattito”. Se New York esercita su Simone una grande attrazione, è il primo amore, quello per l’Italia, ad avere la meglio nei suoi progetti per il futuro. “Dopo questo periodo a New York tornerò in Italia per laurearmi e cercare un impiego. Per il momento sono ottimista, e credo riuscirò a trovare un lavoro soddisfacente nel nostro territorio, purchè la situazione italiana in termini di crisi e disoccupazione non peggiori ulteriormente. Adoro viaggiare ma sogno anche di crearmi una famiglia e, pertanto, vorrei trovare una posizione lavorativa che mi consenta di utilizzare le lingue in maniera attiva e a contatto con la gente, garantendomi al contempo una certa stabilità”.
Chiara Sorrentino

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