Lady Marty in the City: Una tranquilla domenica di sorprese

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Well Sometimes I Go Out, By Myself, And I Look Across The City (Ami Winehouse), ogni volta che esploro la città ripenso al verso iniziale di questa canzone. Essere accompagnati solo da se stessi, certe volte, è il modo migliore per scoprire e lasciarsi coinvolgere da una città. In tanti hanno cercato di descrivere New York, uno fra tutti Le Corbusier. L’architetto la definì una “meravigliosa catastrofe”, per il sua dimensione, ai tempi così inconsueta, fatta di grattacieli, dinamismo e modernità. Una dimensione che sopravvive tuttora: a ogni ora e a ogni angolo della città si intrecciano avvenimenti e nascono nuove sinergie. Sarà per questo che, durante una tranquilla domenica, puoi collezionare tante esperienze del tutto inaspettate.
Si parte camminando per Soho, esattamente in Bond street, una piccola strada incorniciata da magnifici palazzi di lusso, che ne hanno ridefinito il profilo, come il famoso numero 40. Per tutto il giorno, fino a notte fonda, una troupe è impegnata con le riprese di un film (impossibile “rubargli” il titolo, anche se, nonostante la privacy, ti permettono di sostare all’interno). Qualche blocco più a sud, lungo Houston Street, dove l’East Village si mescola con il Lower East side, una piccola folla di persone si accinge a seguire la performance di due artisti. Il First Park, spazio messo a disposizione della comunità del quartiere e degli avventori di passaggio, sta per essere testimone di un’installazione vivente; è così che, a poco a poco, il pubblico aumenta e i due artisti si ritrovano circondati, non solo, da telecamere e da fotografi ma anche da curiosi e neofiti della materia. L’installazione vede protagonista una donna che si muove a ritmo della sua stessa musica, prodotta attraverso dei sassi tra le mani; con lei un anziano signore è intento a costruire una struttura di legno. Proseguendo verso Chinatown, appena superato un famoso ristorante, set di numerosi video clip, mi ritrovo all’interno di uno di questi. Di fronte e me la meravigliosa Wynter Gordon, artista pop-dance americana, mi fa segno di fermarmi con loro per prendere parte alle riprese! L’attesa è lunga ma poi si parte con il playback, veloce e divertente: vedremo il risultato. La giornata non è ancora finita e, verso sera, mi aspetta un appuntamento atteso da tempo: finalmente assisterò a uno spettacolo della Compagnia di Pina Bausch. L’artista tedesca, scomparsa da poco più di tre anni, rappresenta per me una delle personalità artistiche più geniali del nostro secolo. Le sue sono opere complete, nelle quali emozioni, inquietudini e sentimenti umani prendono forma. Le sue performance uniscono la danza e il teatro con la pittura e  la letteratura, diventando, in certi casi, persino installazioni. Per New York si tratta di un appuntamento fisso; ogni anno questa compagnia è attesa con ansia e ben ripagata dal tutto esaurito. Quest’anno lo spettacolo si svolge all’interno della Brooklyn Academy of Music e lo spettacolo in scena – ultima opera dell’artista – non delude le aspettative. Ad assistere allo show anche Mikhail Baryshnikov, con il quale riesco a scambiare una foto e due battute all’uscita artisti. La mia giornata termina proprio con quest’ultimo incontro. Torno a casa soddisfatta e con un pensiero in testa: se, in una sola giornata, la Big Apple ha saputo offrirmi così tante diverse esperienze, incontri e colori… allora, chissà quante occasioni mi sarò persa. Situazioni ed esperienze magiche che, con tutta probabilità, NY avrà riservato ad altri viandanti erranti, esattamente come me!
Martina Guandalini

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