La mia vita a New York

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Quartieri che si susseguono, case basse ammassate e grattacieli su strade enormi, cisterne leggere appoggiate sui tetti che incontrano il cielo, mentre sulle strade, milioni di individui si mischiano alla rincorsa continua del loro destino, in una città che sembra abbracciarli tutti. Questo è il resoconto della mia prima settimana a New York.
La grande mela è, a detta di tutti, la terra promessa per realizzare i propri sogni e se probabilmente con il tempo questa affermazione si rivela vera, all’inizio la città è li per ricordarti che nulla è facile: è esattamente come una giostra che gira continuamente, tu devi essere brava a salirci al volo. Dall’altra parte il newyorkese medio che, a detta di tutti, è schivo e concentrato esclusivamente sul proprio lavoro, si rivela del tutto friendly con i turisti: il risultato è che ho conosciuto più persone per strada in una settimana a NY che in sette anni a Milano. Qui ogni persona ha voglia di dedicarti 10 minuti della sua vita per scambiare idee e racconti di vita con te, facendoti sentire improvvisamente parte di un mondo; per non parlare dell’attenzione che hanno per il modo di vestirsi.
Non tutti ovviamente sono maestri di stile, tutt’altro ma strabiliante è come sia automatico attirare la loro attenzione se indossi accessori o indumenti particolari: è come se apprezzassero chi sa distinguersi, forse perché attirati da qualcosa di diverso da loro, in fondo da sempre abituati all’omologazione dei grandi brand. Ma si sa NY è un caso a parte in tutto; anche nel fatto che, per la prima volta, ha messo a dura prova il mio infallibile senso dell’orientamento, che nel giro di poco tempo, si e’ ristabilito imparando a prendere come punto di riferimento i diversi landmark della città. Il Flatiron, l’Empire State Building, il Chrysler Building, la New York Public Library, ( si quella dove Carrie e Big tentano di sposarsi), diventano il tuo aiuto quotidiano, ma solo in fatto di orientamento, perché la mia attenzione è stata completamente rapita dai nuovi elementi che contraddistinguono la big apple del 2012. E’ interessante vedere come NY si modifichi e si aggiorni con il passare del tempo, soprattutto nell’era della sostenibilità e del riutilizzo, lei che da sempre, ha dovuto fare i conti con il problema della mancanza di spazio per una popolazione in continua ascesa, inventandosi nuove soluzioni. Completamente anacronistica la Time Square illuminata a giorno quasi 24 ore su 24, è invece, del tutto coinvolgente l’opposta dimensione di quartieri nella
vicina Brooklyn. I newyorkesi, specialmente quelli trapiantati da altre parti del mondo, potendo scegliere, cercano di accaparrarsi una sistemazione vicino a qualche elemento naturale della città: l’acqua e il verde concorrono a migliorare notevolmente la vita in una città come NY. Questo è il caso per esempio, di Dumbo, (Down Under the Manhattan Bridge Overpass), nuovo polo per designer, architetti e artisti, nato nel quartiere un tempo caratterizzato da fabbriche manufatturiere e mercantili per il porto vicino. La bellissima passeggiata lungo il corso del fiume e all’interno del parco viene presa di mira da molte coppie che scelgono di sposarsi lì: non solo, anche alcune star
hollivudiane come Ann Hathway hanno deciso di prendere casa li. Protagonista dello scorso weekend e’ stato proprio il Dumbo Art Festival, appuntamento che da alcuni anni caratterizza quest’area richiamando piu’ di 200.000 visitatori e ben 500 diverswi artisti, tra gallerie e studi già presenti in situ e ospiti esterni.
Quest’anno il tema principale e’ stata la fotografia, alternata da installazioni e sculture.Tante le famiglie e i bambini che hanno deciso di prendervi parte. Per il resto Brooklyn con i suoi parchi, mercatini vintage, musei, case browstone e “feste delle vie”, (dove ognuno cucina per tutti), sembra una perfetta e decisamente meno caotica location dove vivere.
Martina Guandalini

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