Auguri cavaliere!

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“Laurea honoris causa a Vasco e Valentino Rossi? E allora mio padre, che da oltre 50 anni si sveglia ogni mattina per sudarsi il pane con fatica?”. E’ sicuramente un pensiero di questo tipo quello che deve aver fatto scoccare nella mente di Federico Marchi Baraldi l’idea che, dopo alcune lungaggini burocratiche, ha fatto ottenere al padre Getulio l’onorificenza di Cavaliere. Un bel regalo, se si pensa che il riconoscimento è arrivato nel giorno stesso in cui il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha effettuato la sua visita nell’Emilia terremotata. Ma a raccontare l’intricata vicenda è il figlio, che, dal 2001, è subentrato al padre nella conduzione dello storico elettrauto a gestione familiare situato su via Giovanni XXIII. “Anni fa avevo domandato alla nostra associazione di categoria se, oltre a quello relativo ai 30 anni di lavoro, vi fosse qualche altro tipo di riconoscimento, qualcosa di particolare per i 50 anni di mio padre nell’attività di famiglia, ma, purtroppo, non sono previsti attestati di tal genere”.

A questo punto l’idea vincente l’ha avuta, come spesso accade, mamma Franca che, per molto tempo, ha affiancato il marito Getulio in officina. “Ha suggerito di provare a inviare una lettera al Capo dello Stato. Su Internet ho trovato l’indirizzo e, cinque mesi dopo aver spedito la missiva, intorno a fine 2009, raccontando la storia di mio padre ormai quasi ottantenne e spiegando che continuava a darmi una mano nonostante, dopo un incidente, ci vedesse ormai soltanto da un occhio, è arrivata la risposta, una lettera nella quale mi si comunicava come la domanda fosse stata presa in considerazione e come dunque mio padre potesse ambire al titolo”. Una grande soddisfazione per Federico e sua sorella Elisabetta, molto legati al padre e desiderosi di fargli questo ‘regalo’. Purtroppo però, dopo questa prima risposta, un mese si succede al successivo senza che nulla accada. Dopo quattro mesi Federico, scoraggiato e amareggiato, decide di inviare un’altra raccomandata.

“Dal momento che in Italia si ha il brutto vizio di concedere le onorificenze ai trapassati, ho provocatoriamente chiesto se per caso intendessero aspettare che mio padre passasse a miglior vita prima di nominarlo Cavaliere”. Vuoi per il brusco appello di un figlio abituato a essere diretto e concreto, a venire subito al sodo senza troppi giri di parole, vuoi per gli imperscrutabili diktat di qualche burocrate che, finalmente, ha deciso di sbloccare la pratica, a gennaio è arrivato un doppio telegramma – a Federico e al padre – poi una e-mail dove si annuncia che il documento è in corso di stampa. “Ma a maggio, dell’onorificenza, ancora nessuna traccia – continua Federico – poi il 20 arriva il terremoto, e a quel punto chi ci ha pensato più? Ma essendo sempre in officina, praticamente giorno e notte, mi capita di rileggere quella famosa mail, allora ha deciso di riscrivere – per la terza volta – chiedendo se per caso avessero finito l’inchiostro”. Ebbene, lo stesso giorno della visita ufficiale di Napolitano, giovedì 7 giugno, arriva il postino a consegnare l’onorificenza in busta chiusa. A questo punto, avrà pensato Federico con la sua consueta, caustica ironia, avrebbe potuto venire a consegnarcela direttamente il presidente…

Ma tant’è: Getulio – figlio a sua volta di Giannetto, noto costruttore di carrozze da cavallo, sulki e calessi negli Anni Trenta e Quaranta del Novecento, ha ricevuto un attestato di stima ‘ufficiale’ per la sua avventura lavorativa iniziata nel lontano 1959, e che continua ancor oggi e, chi lo sa, sarà forse portata avanti anche dai nipoti. Una fatica, quella dell’iter per l’ottenimento, che porta il segno di tutto l’affetto che Getulio ha saputo trasmettere ai figli. “Abbiamo pensato di raccontare questa storia sul giornale nella settimana del suo 82° compleanno – giovedì 6 settembre – per fargli un’ulteriore sorpresa. Ha lavorato tutta una vita e se lo merita davvero”. A chi scrive non resta che associarci negli auguri al Cavalier Getulio, con il sospetto che il titolo che continuerà a preferire sarà però quello di nonno.

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