“Esportiamo il modello dell’Ospedale di Sassuolo a Carpi”

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“L’Ospedale misto pubblico/privatodi Sassuolo – ha affermato Luca Ghelfi consigliere provinciale del Pdl – riesce a trovare un bilanciamento economico sufficientemente equilibrato da fornire un servizio di alto livello, punto di riferimento per l’Area Sud, e anche per la montagna. Il capitale privato dunque non è un dramma, anzi un’opportunità, che forse dovrebbe far riflettere le Unioni di comuni dell’Area Nord e la Provincia stessa che ancora tergiversano sulla vicenda del nuovo ospedale della Bassa”. Della stessa opinione è Giuseppina Baggio, consigliere comunale a Carpi per il Pdl: “Leggo che il piano di rientro del nostro ospedale procede – afferma la consigliera – e questa è una buona notizia per i nostri cittadini. Questo però non deve far dimenticare che il nostro ospedale è ormai troppo piccolo e troppo chiuso dalla città per poter trovare lo sviluppo necessario per dare risposte di alto livello. L’ospedale di Mirandola ha avuto grossi problemi dal terremoto, mentre Finale Emilia è destinato a diventare casa della salute. Qui in gioco non ci sono dei posti letto, bensì un servizio d’ eccellenza, che a Sassuolo è garantito da capitale misto. Perché non sfruttare la stessa opportunità nella Bassa?” Il momento di crisi ovviamente potrebbe essere un problema “ma – interviene Ghelfi – temo che in questi anni nessuno ci abbia mai neppure provato a percorrere strade che non fossero semplicemente quelle del capitale pubblico. Se però l’interesse è quello del cittadino che deve avere un servizio di alto livello, nell’area in cui vive, allora le scelte devono essere pragmatiche e non ideologiche. E imprenditori disposti a investire nella sanità potrebbero essercene, se solo si avesse la volontà di aprire un dialogo. Senza dimenticare che il valore commerciale dell’area dove oggi c’è il Ramazzini è elevato, e che anche questo potrebbe essere fonte di finanziamento. Insomma le vie ci sono, quella che manca è la voglia di discuterne”. Il tema lo avevamo lanciato anche noi, sulle colonne di Tempo, in tempi non sospetti, ben prima del sisma. Allora gli imprenditori ci risposero picche, chissà se il terremoto ha rimescolato le carte in tavola!

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