Succursale Pio: silenzio totale

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Non si è presentato nessuno a rispondere alle domande dei genitori, non c’era nessuno a placare le loro ansie e preoccupazioni: sabato 30 giugno alle 15.30 presso la Casa del Volontariato era stato organizzato dal Comitato genitori delle Scuole medie A. Pio un incontro “per raccontarsi come erano andate le cose in occasione della scossa delle 9 del mattino del 29 maggio e per avere informazioni sui sopralluoghi e le verifiche all’interno dell’edificio scolastico” spiega la presidente Sara Rovatti . “Sono stati invitati anche l’assessore e la preside dell’Istituto Comprensivo Carpi centro: nessuno vuole distogliere le istituzioni dal loro impegno e rubare loro tempo prezioso, ma pensiamo che le testimonianze dei genitori e dei ragazzi possano far luce sul reale svolgimento degli avvenimenti, che non sono andati esattamente come comunicato dalla preside in una lettera ai genitori. Siamo consapevoli dello stato d’emergenza e che al momento non si possono avere risposte certe, ma adesso la sensazione generale è quella di un abbandono totale, Internet, il cartaceo e l’albo della scuola rimangono le vie che le istituzioni privilegiano per qualunque informazione ai genitori ma in un momento particolare come questo è il contatto umano quello che può fare la differenza, sapere che la scuola è presente e lavora per ritornare alla normalità”. Erano almeno 70 i genitori presenti all’incontro e hanno definito l’assenza delle istituzioni una “latitanza scandalosa”. Finora hanno pazientato ma adesso pretendono delle risposte in particolare sull’edificio in cui ha sede la succursale delle Pio: il quattrocentesco Castelvecchio in piazzale Re Astolfo, uno degli edifici più antichi e rinomati di Carpi. Le sole informazioni di cui i genitori dei 220 alunni della succursale dispongono (e la Presidente Rovatti le ha avute 4 giorni prima dell’incontro dopo ripetute richieste) sono riferite ai due sopralluoghi del 5 e 9 giugno che stabiliscono, in base a indagini visive, l’agibilità di Castelvecchio, dove hanno sede anche le Scuole elementari M. Fanti, “a esclusione del primo e secondo piano”. “Anche se non ci sono danni strutturali – spiega la Rovatti – quello non è un edificio adatto a ospitare 500 alunni tra elementari e medie. Un’ala era già stata danneggiata dalla scossa del 20 maggio ed era stata chiusa per alcuni giorni escludendo una delle possibili vie di fuga che in tutto sono tre”. I racconti dei ragazzi e di alcuni professori testimoniano la drammaticità dei momenti successivi alla scossa: dal secondo piano (che per altezza potrebbe essere un terzo e basta fare le scale per capirlo al volo) ci vuole un’eternità per scendere lungo scale non autoportanti, senza un parapetto adeguato, lunghe, strette e ripide.
“A ciò si aggiunge il fatto che i ragazzi le hanno trovate intoppate da altri alunni che come loro dovevano scendere. Il piano di evacuazione è andato in tilt e gli alunni hanno rischiato di rimanere intrappolati” aggiunge un genitore presente all’incontro. Per iniziativa di un’insegnante si sono diretti verso la via di fuga alternativa la cui uscita dà nel cortile delle Fanti lungo via Carducci. “Quando sono arrivata in piazzale Re Astolfo e non ho visto mio figlio stavo per impazzire: non era nella zona di raccolta prestabilita o perlomeno in quella dove i ragazzi erano soliti raccogliersi dopo le esercitazioni, ho pensato subito che fosse rimasto dentro” racconta una mamma. “Mi sono diretta verso l’ingresso ma un Vigile del Fuoco, suppongo, mi ha impedito di entrare e mi ha detto che l’edificio era tutto vuoto. Solo allora ho saputo che mia figlia era uscita da un’altra via di fuga e mi aspettava su via Carducci”. E’ successo che alcuni siano caduti, ma alla fine sono scesi tutti, sani e salvi. “I ragazzi sono rimasti choccati. Solo dopo una settimana mia figlia è riuscita a dirmi: mamma, io ho avuto paura di morire lì dentro perché non sapevo dove scappare”. Se anche Castelvecchio venisse dichiarato agibile, i genitori non vogliono rimandare i loro figli lassù a scuola perché è un edificio, per le sue caratteristiche, troppo pericoloso. Si appelleranno al prefetto e chiederanno una perizia privata pur di non rientrare in quelle aule che vedono come una trappola. Volevano incontrare l’assessore e il dirigente per “lavorare insieme a tutela del bene dei nostri ragazzi. Volevamo essere motivo di spunto e miglioramento ma la questione è stata presa sul personale e non c’è dialogo. Le uniche informazioni le abbiamo avute dopo ripetute richieste, nessuno si è esposto personalmente. Non si mette in dubbio che gli organi preposti stiano lavorando, ma il silenzio ci butta nello sconforto, ci dà l’impressione che, nonostante gli sforzi, non si riuscirà a tornare alla normalità. Solo il dirigente Francesco Scaringella ha ascoltato le nostre paure e con grande umanità ha cercato di darci delle risposte; per il resto abbiamo ricevuto risposte secche e a volte anche poco gentili”. “A Soliera, Novi e Rovereto – aggiunge un genitore – le istituzioni hanno incontrato i cittadini. Perché a Carpi non mostrano la stessa sensibilità? Perché mal sopportano ogni organismo di democrazia diretta?”. “Non mi interessa la burocrazia” dice una mamma. “Io avrei voluto che qualcuno mi chiedesse: come state? Nessun gesto umano, nessun calore a riscaldare una fine d’anno scolastico così difficile per tutti”.
S.G.

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