Anziani: come faremo?

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Una rivoluzione epocale. Ecco cosa è stato in grado di scatenare in città questo maledetto sisma. Uno scossone violento alle nostre certezze, al nostro abitare, ai nostri rapporti sociali… E ora, cosa accadrà? Quali sono gli interrogativi cui occorrerà dare una risposta nel medio e lungo periodo? Tra le emergenze emerse vi è sicuramente la cura dei cosiddetti fragili, ovvero la fascia più debole della cittadinanza: gli anziani non autosufficienti, i disabili, i malati terminali… persone che, giorno dopo giorno, vivono grazie alle cure di chi sta loro accanto. Il nostro Comune da anni persegue una politica di sostegno alla domiciliarità. Una risorsa preziosa questa, che numerose famiglie scelgono per salvaguardare il più possibile i propri cari, usufruendo della collaborazione di assistenti famigliari e, spesso, dell’assistenza a domicilio da parte di infermieri e operatori socio-sanitari. Gli eventi sismici che hanno duramente colpito il nostro territorio hanno però fortemente rimesso in discussione tale opzione, a causa dei danni riportati dalle abitazioni. Una grandissima risorsa – sul piano sociale ed economico – oggi versa quindi in grave difficoltà. Quali risposte sono state messe in campo per quei fragili che oggi hanno abitazioni inagibili o fortemente lesionate? “Durante la prima fase dell’emergenza – ci spiega l’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Carpi, Alberto Bellelli – abbiamo creato cinque strutture intermedie – ad oggi ne restano soltanto due: l’asilo Peter Pan e la scuola d’infanzia Albertario – per dare una prima risposta concreta e garantire assistenza ai fragili, tra cui anche neo mamme e neonati”. Inizialmente infatti abbiamo assistito a fenomeni di abbandono di anziani da parte di alcune badanti – a volte persino parenti – in preda al panico o, al contrario, di assistenti famigliari che si sono fatte carico dei loro “vecchietti” allontanandoli di peso da casa. “Oggi, laddove vi erano i presupposti per rientrare in casa in sicurezza, garantendo pienamente la gestione della fragilità, molte persone hanno fatto ritorno alle proprie abitazioni ma sono ancora molti gli anziani che hanno trovato ospitalità presso strutture protette dell’Emilia Romagna e delle regioni limitrofe (252) e presso gli alberghi della riviera e dell’Appennino (70)”.
Nei prossimi mesi quindi diventerà prioritario discutere della collocazione di queste persone, oltre 300, pianificandone il rientro. Il nodo cruciale però resta: dove saranno sistemati coloro che, al momento, non hanno più una casa a disposizione? Le strutture residenziali cittadine infatti sono già al collasso, anche perché, ricordiamolo, la casa protetta di Novi di Modena è stata evacuata in quanto inagibile. E quindi? “Il sisma ha completamente ridisegnato il panorama. I danni agli edifici che, di fatto, interdicono il rientro delle famiglie nelle proprie case, equivalgono a 2/3 case protette virtuali saltate”, continua l’assessore. E ora, cosa accadrà? Impensabile per le famiglie lasciare “parcheggiati” i propri cari al di fuori dei confini regionali, troppo oneroso recarvisi in termini economici e di tempo. E, ancora, chi sarà disposto a ripristinare in tempi rapidi le case e a rimettervi dentro un anziano o un allettato alla luce di quanto accaduto? Chi se ne assumerà nuovamente il rischio? Un pezzo di domiciliarità è saltato e le strutture residenziali del territorio non hanno la capacità di riassorbirne i numeri. La risposta della nostra città alla gestione della fragilità non è più adeguata alla domanda. Il terremoto ha cambiato le carte in tavola e ora occorre correre ai ripari. Il prima possibile. “Mutando il fabbisogno della domanda e dell’offerta – conclude Bellelli – dovremo ripensare la programmazione sociosanitaria del territorio. E sarà una sfida difficile”.

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