Dove sono i Servizi Sociali?

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Il Campo Basilicata coi suoi 500 ospiti è una bomba a orologeria. Il caldo asfissiante e la convivenza forzata tra italiani e stranieri costituiscono un binomio a dir poco esplosivo che, la settimana scorsa, si è già tradotto in rissa e minacce. “Là dentro – spiega Barbara Papotti, responsabile dell’Ufficio di piano dell’Unione delle Terre d’argine che coordina le iniziative tra comuni, Ausl e Unione nel campo dei Servizi Sociali – si stanno acuendo tutte le criticità che già esistevano prima del sisma ma che erano latenti. Un conto è parlare di immigrazione, di usi e costumi differenti, un conto è viverci a pochi centimetri, in una situazione di emergenza e di difficoltà oggettiva”. Al campo tende allestito nel Piazzale delle Piscine, la situazione è particolarmente complicata a causa della massiccia presenza di stranieri (circa l’80%) perlopiù pachistani. “Sino ad oggi, i controlli all’ingresso del campo non sono stati incisivi; alcuni si scambiavano il pass per far entrare anche persone non ospiti e questo ha creato difficoltà ma sono in arrivo i braccialetti e la situazione dovrebbe iniziare a migliorare”. Intensa l’attività dei mediatori culturali, presenti “giornalmente all’interno del campo, impegnati in questi giorni in uno screening puntuale delle famiglie presenti per verificare la possibilità di mettere in atto delle soluzioni alternative alle tende, in modo particolare la sistemazione autonoma con contributo, anche se – ammette Papotti – non c’è ancora molta chiarezza relativamente all’elargizione di tale contributo”. Il campo è un concentrato di regole che, spesso, non vengono rispettate: “il problema più grave è proprio quello relativo al rispetto delle regole – continua Barbara Papotti – persino i mediatori si sorprendono dinanzi a certi comportamenti”. 

I pochi italiani presenti lamentano di non essere ascoltati e che la gestione del campo ruota intorno agli immigrati. Conferma? 
“Dipende solo dal fatto che costituiscono la maggioranza degli ospiti, ma sono convinta che la verità del campo non sia una verità assoluta. All’inizio dell’emergenza ad esempio, i volontari e, più in generale, la macchina che si è messa in moto per portare soccorso, non erano preparati a gestire le comunità straniere. Non sa quante volte mi sono sentita ripetere che i musulmani rifiutavano il cibo, seppur regalato. Il tema è sempre lo stesso: un conto è sapere che i musulmani non mangiano maiale e consumano carne macellata halal, un conto è rispettare tali assunti in condizioni contingenti. Tutti questi disguidi hanno creato molta tensione”.
Circa un centinaio i minori presenti: avete pensato a qualche intervento per tutelarli?
“I piccoli al di sotto dei due anni di età sono stati dirottati insieme alle madri verso gli alberghi, seppure con grandi difficoltà. Ora, in collaborazione con la Pubblica istruzione, stiamo cercando di inserire i minori all’interno di centri estivi e campi gioco”.

La Protezione Civile lucana lamenta l’assenza degli operatori sociali del Comune all’interno del Campo. Come commenta?
“Ogni mattina si tiene un incontro con tutti gli enti coinvolti nella gestione dell’emergenza e tutte le esigenze che vengono segnalate sono prontamente verificate e affrontate, comprese quelle sociali; i mediatori sono presenti ogni giorno e riferiscono continuamente delle condizioni del campo. E comunque Carpi fuori dal campo c’è ancora. Non credo che la nostra città debba essere riprodotta all’interno di una soluzione temporanea e problematica come quella. Scegliere di mantenere altrove alcuni servizi  significa anche favorire l’uscita degli ospiti, aiutandoli a mantenere un legame forte con la città”.

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