Gli Alpini sono la mia famiglia

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Ogni settimana incontriamo giovani carpigiani che hanno una storia speciale da raccontare. Vite, le loro, spesso spese tra libri, esami universitari ed esperienze di lavoro in giro per il mondo. Tra loro ve ne è uno che ha fatto una scelta diversa. Radicale. Andrea Tirelli, 21 anni, ha scelto le montagne. E la vita militare. Il Caporale Andrea Tirelli infatti, da oltre un anno, è un Alpino dell’Esercito Italiano, di servizio a Trento, nel 2^ Reggimento Genio Guastatori Alpini, la cui funzione principale è quella di disinnescare mine e ordigni esplosivi. Ma cosa spinge un ragazzo a lasciare una dimensione protetta, per dedicarsi alla vita militare? Quali sono le difficoltà di cui è disseminato tale cammino? Quanto è grande il suo attaccamento per il più antico corpo di fanteria da montagna attivo nel mondo?

*b*Andrea come è nato in te il desiderio di diventare un alpino? +b+
“Sin dalla terza Liceo ho coltivato il desiderio di arruolarmi poi, nel dicembre del 2010, arrivò il momento giusto per farlo. Inizialmente ho frequentato per tre mesi la Scuola militare di Capua, in provincia di Caserta, dopodiché sotto mia esplicita richiesta, ho deciso di entrare nel “mio corpo”, ovvero quello degli Alpini. Alpini perchè ritengo sia l’unico corpo che, dall’Unitá d’Italia ad oggi, è sempre stato apolitico – anche durante il Fascismo – e, soprattutto, si è sempre schierato dalla parte del popolo, dedicandosi a interventi di aiuto in caso di emergenze nazionali e non solo. Inoltre, il cappello alpino per me – per noi – è tutto: è sacro! Dopo la scuola militare, la mia prima destinazione é stata Bolzano, successivamente Belluno per tre mesi di corso fuciliere e, fino a qualche settimana fa, Corvara in Badia (provincia di Bolzano) a 1.600 metri, in una base addestrativa del soccorso piste. Da qualche settimana sono invece stato trasferito a Trento, al 2^ Genio Guastatori Alpini”.

*b*Quali sono le vostre attività?+b+
“Le attività del reparto sono numerose: corsi minex a Trento e a Roma per il riconoscimento di ordigni, esplosivi, mine e Ied, gli ordigni artigianali improvvisati che si trovano spesso in territorio afgano! Inoltre vengono fatti vari corsi patenti per mezzi come ruspe, muletti e macchine che vengono impiegate in caso di calamità, dai terremoti (il reparto è stato nella città dell’Aquila) alla neve (a febbraio – marzo siamo stati a Cesena) e, ovviamente, svolgiamo attività legate all’incarico di artificiere”.

*b*Come si svolge una tua giornata tipo?+b+
“Sveglia alle 7, colazione e, alle 8, alzabandiera accompagnata dall’inno nazionale: un momento importantissimo per ciascuno di noi. Dopodiché si compie attività fisica, si pranza alle 12.30 e alle 13.30 si fa l’adunata per programmare le attività pomeridiane (corsi, lezioni teoriche sulla figura dell’artificiere e simili…)”.

*b*Quanto ti ha cambiato la vita militare?+b+
“La vita militare mi ha cambiato. In meglio. Ho appreso l’educazione e il rispetto per i più anziani. Ho imparato ad apprezzare le piccole cose della vita come una stretta di mano, un sorriso e una doccia calda”.

*b*Quali sono gli aspetti più duri da affrontare?+b+
“Mi sono arruolato a 19 anni e i primi giorni sono stati psicologicamente durissimi. Ero a pezzi, così come i miei colleghi. Intorno a me non c’erano le cose a cui ero abituato: la televisione, il proprio bagno, il mio letto, i manicaretti culinari di mia nonna. Sveglia alle 05:40, ritmi incalzanti e intorno nessun amico. E’ dura essere soli a 800 chilometri lontano da casa! Successivamente, entrando negli Alpini, che ritengo una vera e propria famiglia, sono stato sempre meglio: ho costruito nuove e solide amicizie e ho vissuto tante avventure in montagna (anche se le nevicate e il freddo non li dimenticherò tanto facilmente”.

*b*Tra i tuoi desideri vi è quello di partire per l’Afghanistan: perchè?+b+
“Se riusciamo a fare il corso minex entro la fine dell’anno dovremmo partire a marzo 2013, con la brigata Julia. Ho dato la mia disponibilità per vari motivi: innanzitutto non mi rifiuterei mai di andare in missione sapendo che tanti colleghi, sposati con figli, lo fanno nonostante abbiano una famiglia a casa che li aspetta. In secondo luogo credo sia un’irripetibile esperienza di vita e l’occasione per dimostrare di essere un militare: un alpino che, dopo la Russia, l’Albania e la Grecia in cui si recarono i nostri nonni, ora compie il suo dovere in Afghanistan”.

*b*Cosa rappresenta per te l’esercito? +b+
“L’Esercito, come recita anche il giuramento a cui ho prestato fedeltà, è il simbolo della salvaguardia della nostra democrazia, delle libere istituzioni. Uno strumento per difendere non tanto i nostri governanti – sempre più deludenti – bensì gli italiani, la patria e il tricolore. Valori per cui tanti nostri avi persero la vita nelle guerre d’Indipendenza, così come nelle due guerre mondiali, sacrificandosi per un ideale forte: l’Italia”.

*b*Cos’è per te la pace? Credi che l’esercito sia l’organo preposto per mantenerla?+b+
“La pace dovrebbe esserci sempre, dall’Africa al Medioriente… l’esercito di oggi é lo strumento per mantenerla o instaurarla”.

*b*Ci sono altri carpigiani arruolati negli Alpini?+b+
“Due: Marco Bitassi, con me a Trento, e Roberto Petrone anche lui Alpino a Bolzano. Entrambi 22enni”.

*b*Consiglieresti la vostra esperienza anche ad altri ragazzi?+b+
“Personalmente consiglio a tutti i diciottenni di arruolarsi negli Alpini: vi forma mentalmente e fisicamente! E poi tale scelta consentirà loro di distinguersi dalla massa di carpigiani che resta a casa o va all’Università a spese dei genitori. Saranno davvero fieri di loro stessi”.

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