Salviamo il nostro ospedale

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Nato dalla fusione tra il vecchio Ospedale Civile e la casa di cura Villa Fiorita, il Nuovo Ospedale di Sassuolo (che è una società mista pubblico-privata della quale fanno parte l’Azienda Usl di Modena con il 51% delle azioni ed una società privata, la To Life SpA, con il 49%) sta per essere “investito” da un forte vento rinnovatore. E’ stato infatti presentato la scorsa settimana un progetto dal sapore decisamente innovativo, che guarda negli occhi il futuro e sta per trasformarsi in realtà concreta: la Fondazione Ospedale di Sassuolo.

L’idea di creare una Fondazione, che vede il sostegno entusiasta del cantante Nek, a supporto dell’attività dell’ospedale sassolese nasce prima di tutto dal desiderio di creare un organismo capace di essere un punto di riferimento, affidabile e trasparente, per la gestione delle risorse private frutto di donazioni destinate al sostegno dell’Ospedale e, più in generale, al mantenimento di una struttura d’eccellenza, al servizio dell’intera comunità.  Sarà una Onlus,  non avrà quindi fini di lucro e sarà incentrata sulla valorizzazione dell’interesse collettivo e di solidarietà, con un occhio di riguardo verso il mondo del volontariato.

Considerate le scelte politiche fatte sinora dalla direzione aziendale modenese, volte tendenzialmente a potenziare il “vorace” mostro Baggiovara (che, lo ricordiamo ha 20 milioni di debito sul groppone) e a impoverire progressivamente gli altri, la scelta fatta da Sassuolo potrebbe, potenzialmente, assumere contorni del tutto salvifici per la sanità locale, “massimizzando i vantaggi per la comunità”, ha sottolineato il direttore generale dell’Ospedale di Sassuolo, Bruno Zanaroli e mantenendo un “centro di cura altamente qualificato in città” ha aggiunto il direttore sanitario dell’Ospedale di Sassuolo, Anselmo Campagna. Il prossimo passo è quello di individuare una ventina di soci fondatori, nell’ambito del tessuto sociale cittadino che, presumibilmente dovranno versare una quota 5mila euro ciascuno, per dotare così il nuovo soggetto giuridico di un patrimonio iniziale di almeno 100mila euro. E a Carpi, cosa sta succedendo? Da anni l’Ospedale Ramazzini lamenta carenze non più sostenibili.

Dal ridimensionamento del Centro Diabetologico al depotenziamento dell’Oculistica, alla riduzione del servizio di vigilanza dell’ospedale, da 24 a 8 ore. A ciò si aggiungono l’inadeguatezza, in termini di spazio, del Pronto Soccorso cittadino che conta, oltre 45mila accessi l’anno, le tre sale operatorie ancora chiuse, la carenza di personale e i conseguenti allungamenti dei tempi d’attesa di Otorinolaringoiatria, Chirurgia, Ortopedia e Urologia, senza contare i disagi per l’Endoscopia costretta a operare in spazi a dir poco risicati. Una situazione inaccettabile di cui la politica pare non volersi fare carico. Stanchi di pagare scelte aziendali che lasciano cadere a pezzi il nostro ospedale, perchè non prendere Sassuolo ad esempio, creando una Fondazione pro Ramazzini? Da anni l’ospedale sopravvive grazie alla generosità di alcuni imprenditori locali, prima fra tutti, sull’esempio del padre, Anna Molinari che, a febbraio, alla presentazione del nuovo ecogastroscopio, attrezzatura del valore di oltre 100mila euro da lei donata al Ramazzini e che sarà utilizzata dal Servizio di Endoscopia Digestiva e Gastroenterologia aveva detto a gran voce: “guai a chi tocca il nostro ospedale.

Non vorrei mai che il Ramazzini, da centro di eccellenza sanitaria della Provincia, fosse ridotto a una sorta di ambulatorio, depauperato dei propri medici e impoverito nei servizi resi alla cittadinanza.Pur nell’ottica di una riorganizzazione della rete sanitaria – aveva concesso la stilista – deve essere preservato il livello di qualità e di prestazioni dell’ospedale di Carpi. Ciascuno di noi, imprenditori compresi, cercherà di fare la propria parte, per donare all’ospedale le attrezzature che ancora mancano”. Accanto a lei non possiamo non ricordare anche i fratelli Marco e Vannis Marchi di Liu Jo che, sempre a febbraio hanno donato un fibrobroncoscopio di ultima generazione, all’Unità Operativa di Rianimazione e Terapia Intensiva del nostro nosocomio. Al loro impegno si somma poi l’infaticabile lavoro di centinaia di volontari che, giorno dopo giorno, si impegnano nel raccogliere fondi, realizzando piccoli miracoli, basti pensare alla nascita del nuovo Polo Radioterapico (costato 5,5 milioni di euro, di cui 800mila euro raccolti da Amo, grazie alla partecipazione di tutto il tessuto cittadino locale).

In un territorio generoso come il nostro, sarebbe auspicabile che tutti questi soggetti si unissero sotto l’egida di un unico ente, super partes, per garantire un’equa distribuzione delle risorse verso tutti i reparti dell’ospedale e mantenere così in perfetta salute il Ramazzini. Ma è una strada percorribile? Lo abbiamo chiesto al direttore del distretto sanitario di Carpi, Claudio Vagnini. “Sono assolutamente favorevole alla nascita di una Fondazione che supporti l’attività ospedaliera e territoriale sanitaria. Benvenga – commenta Vagnini – tutto ciò che può essere di aiuto al buon funzionamento dei servizi. Lavorare per creare un ente che coinvolga il tessuto imprenditoriale locale, il prezioso mondo del volontariato e le associazioni di categoria potrebbe essere un’ottima idea che certamente sosterrei e sono convinto che questa idea potrebbe raccogliere una certa dose di interesse”. Il sasso noi lo abbiamo lanciato, la speranza è che qualcuno lo acchiappi e inizi a lavorare fattivamente, con delle idee da una parte e del denaro dall’altra, per riuscire finalmente ad avere quel “peso” politico che ci consentirebbe di giocare una partita vera nelle sedi istituzionali – che oggi si snobbano – e strappare qualche vittoria.

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