Tasse più salate per le famiglie carpigiane

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E’ la stangata sull’Imu, imposta municipale sugli immobili, il piatto forte della Manovra Monti e saranno in molti a rimpiangere l’esenzione di imposta di cui hanno goduto dal 2008 al 2011. Ma come è stata rimaneggiata la tassa meno amata dagli italiani? Quanto pagheranno in più i carpigiani? Lo abbiamo chiesto all’assessore al Bilancio del Comune di Carpi, Cinzia Caruso che delinea immediatamente le differenze tra le due imposte. “L’Imu viene spesso vista come una sorta di nuova Ici ma, in realtà, presenta alcune caratteristiche che la differenziano notevolmente dalla vecchia imposta sugli immobili.

Accanto al raddoppio della detrazione a tutti i proprietari di prime case, che da 103 euro passa a 200, viene riconosciuta una ulteriore detrazione ai possessori dell’abitazione principale pari a 50 euro per ogni figlio Under 26 che viva ancora in famiglia. Il tetto massimo di tale detrazione sarà di 400 euro da aggiungere ai 200 riconosciuti a tutti i contribuenti che hanno i requisiti previsti. Viene inoltre introdotta la categoria degli immobili a disposizione che non annovera soltanto i locali sfitti ma, comprende tutti i locali privi di residenza compresi quelli posseduti da imprese di costruzione. La normativa nazionale prevede poi che sugli immobili appartenenti a tale categoria (che non saranno più soggetti alla tassazione Irpef) si possa applicare l’aliquota massima, ovvero il 10,6 per mille”.

E, ancora, mentre ai fini Ici i fabbricati rurali non scontavano imposta con l’introduzione dell’Imu le cose cambiano. “I fabbricati rurali strumentali all’attività agricola, come stalle fienili e ricoveri attrezzi, saranno tassati con un’aliquota che invece del 2 per mille è stata ridotta dal Comune di Carpi all’1 per mille”.

*b*I Comuni, fermo restando l’obbligo di concedere la franchigia di 200 euro, possono aumentare o diminuire l’aliquota di due millesimi di punto sull’abitazione principale e di tre su tutti gli altri immobili. Quali scelte ha fatto il Comune di Carpi?+b+
“La scelta fatta è stata quella di tutelare le fasce più deboli della cittadinanza e, di conseguenza, la prima casa. Abbiamo quindi deciso di prevedere un’aliquota pari al 5 per mille della rendita catastale per le prime case e del 9 per mille sugli altri immobili. Inoltre, per far decollare il progetto LaCasanellaRete e cercare quindi di rispondere il più possibile al disagio abitativo esistente nel nostro territorio, l’aliquota si ridurrà al 5 per mille per coloro che mettono a disposizione degli alloggi da affittare. Abbiamo anche previsto agevolazioni sugli immobili locati con contratto concordato che pagheranno l’8.6 per mille così come gli immobili produttivi di proprietà”.

*b*A quanto ammontava il gettito Ici per le casse comunali nel 2007, ovvero prima dell’abolizione dell’Ici prima casa a opera del Governo Berlusconi?+b+
“Nel 2007 sono stati versati al Comune 19 milioni e 905mila euro”.

*b*E negli anni successivi?+b+
“Nel 2008, senza l’Ici prima casa, il gettito è sceso a 16 milioni e 608mila euro mentre nel 2010 ci siamo attestati sui 16 milioni e 200mila euro”.

*b*Con l’introduzione anticipata dell’Imu voluta dal Governo Monti, quanto prevedete di incassare?+b+
“Innanzitutto ricordiamo che i proventi dell’Imu non resteranno interamente sul territorio: a differenza della vecchia Ici infatti, che era incassata totalmente e direttamente dal Comune, l’Imu contribuirà a sanare il bilancio dello Stato. Il 3.8% del gettito, a esclusione di quello sulla prima casa, dovrà quindi essere versato allo Stato. L’Imu dunque passa da imposta municipale a municipale/erariale. Detto questo, prudenzialmente, stimiamo 32 milioni di euro totali, di cui 12 se ne andranno a Roma”.

In soldoni, il Comune di Carpi incasserà gli stessi 20 milioni che si era messo in tasca nel 2007 con l’Ici. Peccato che, a differenza di allora, a causa delle manovre finanziarie del Governo, ben 5 in 18 mesi, i trasferimenti dello Stato all’Ente Locale siano stati a dir poco decapitati: “6 milioni di euro in meno nei tre anni, di cui 4 solo per l’anno in corso. Tagli che ci hanno costretto, tra le altre cose, anche ad aumentare le aliquote con un conseguente appesantimento per le tasche dei carpigiani che, in circostanze normali, mai avremmo fatto”.

*b*Ma quanto si pagherà in più? +b+
Per un’abitazione principale di 100 metri quadri, accatastata come appartamento civile, con un valore imponibile di 110.920 euro, una famiglia senza figli under 26 in casa, dovrà pagare 357 euro contro i 215 della vecchia Ici (che prevedeva un’aliquota al 4,6 per mille, con una detrazione di 103,29 euro). Per un appartamento economico di 80 metri quadri, con un valore imponibile di 82.866 euro, una famiglia senza figli, dovrà pagare 214 euro contro i 134 della vecchia Ici. Per una villetta a schiera, con un valore imponibile di 154.788 euro, una famiglia senza figli, dovrà pagare 573 euro contro i 341 della vecchia Ici.

L’inasprimento di quella che è, a tutti gli effetti, una tassa patrimoniale sugli immobili è dovuto anche allall’aumento diversificato dei moliplicatori. Per calcolare il valore di un immobile infatti occorre applicare alcuni moltiplicatori che oggi sono aumentati vertiginosamente: se prima la rendita catastale (che è rimasta invariata)era moltiplicata per 100 adesso occorre moltiplicarla, ad esempio, per 160 sulla prima casa . E mentre i carpigiani piangono lacrime e sangue alla notizia di dover sborsare altro denaro, l’assessore Caruso avverte: “il maggior gettito che deriverà dall’applicazione dell’Imu si tradurrà anche in un taglio di pari importo sui trasferimenti futuri del Fondo sperimentale di riequilibrio (unica voce di entrata dei trasferimenti statali) che ad oggi non sappiamo quantificare”. Della serie ci aspettano chiari di luna tutt’altro che ridenti.

E alla sollevazione delle associazioni imprenditoriali che denunciano, a fronte dell’aumento della pressione fiscale, l’eventuale chiusura di numerose imprese del commercio e dei servizi, Caruso risponde lapidaria: “la situazione è difficilissima per tutti. Carpi sta facendo la sua parte per risanare il bilancio del Paese e con la nostra manovra siamo stati costretti a chiedere a tutti i cittadini di fare notevoli sacrifici. Per gli immobili produttivi di proprietà abbiamo previsto un’aliquota agevolata dell’8,6 per mille (anziché del 9), ci pare, considerato il momento gravissimo, un segnale importante. Il bilancio va chiuso in pareggio non in disavanzo”.

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