Lambrusco, l’auspicio del Consorzio: “Servono aggregazione e nuovi mercati”

“Sicuramente le strutture cooperative nel settore vitivinicolo hanno rappresentato in questi anni una grossa opportunità per la produzione. Credo che oggi sia quanto mai indispensabile darsi l’obiettivo di concentrare l’offerta per poter investire maggiormente in nuovi mercati emergenti. E’ inoltre necessario investire nei mercati e nei marchi - sottolinea Claudio Biondi, presidente del Consorzio tutela Lambrusco - e resta indispensabile anche puntare sull’aggregazione, arrivando a definire strategie condivise tra i vari attori della filiera. È insomma fondamentale superare campanilismi e divisioni territoriali. Negli Stati Uniti, per menzionare il primo mercato estero, ciò che conta davvero è la forza complessiva del brand Lambrusco al di là dei singoli marchi aziendali”.

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Claudio Biondi, presidente del Consorzio Tutela Lambrusco

La Cantina di Carpi e Sorbara, punto di riferimento del settore vitivinicolo del territorio, si trova oggi ad affrontare la crisi più difficile dei suoi cento anni di storia. Davanti a un passivo di oltre 12 milioni di euro tremano i soci, che attendono ancora il saldo della vendemmia 2024 e temono ripercussioni dirette sulla sopravvivenza delle proprie aziende agricole. Ma la Cantina di Carpi non è la sola a soffrire.

Il comparto del lambrusco sta attraversando un momento estremamente delicato e l’intera filiera è in difficoltà: i produttori si trovano ad affrontare costi di produzione in aumento, i mercati esteri, in particolare quello americano e quello russo, risentono dei conflitti in atto e dell’instabilità economica che ne deriva. Criticità a cui si aggiunge un altro elemento da non sottovalutare, ovvero il generale calo nel consumo di vino.

A tracciare una fotografia del “sistema lambruschi” è Claudio Biondi, presidente del Consorzio Tutela Lambrusco: “Proveniamo da una vendemmia 2025 che per quanto riguarda l’areale di Modena e Reggio Emilia ha registrato un calo del 17% nella produzione di uve, -12% se si parla solo di uve Lambrusco. Ricordo – sottolinea – che oltre il 60% della produzione di Lambrusco, tra DOC e IGT, viene esportata e il mercato americano, uno dei più importanti, tra dazi e svalutazione del dollaro, ha subito un netto rallentamento. Inoltre, a causa del conflitto in corso in Ucraina, soffre notevolmente anche il mercato russo, dove il Lambrusco stava crescendo in percentuale a doppia cifra di anno in anno ed era passato da prodotto di nicchia a vino apprezzato da una fascia medio-alta di consumatori. Inoltre, e il tema non è da sottovalutare, i consumi di vino, lambrusco compreso, sono in calo.

La situazione in cui versa la filiera è molto delicata. Tra Modena e Reggio Emilia ci sono circa 10mila ettari coltivati a Lambrusco. Il Lambrusco rappresenta un caso quasi unico tra le denominazioni italiane perché oltre il 90% del prodotto viene ritirato dalle cantine cooperative tra Modena e Reggio Emilia. In alcuni casi però le liquidazioni non sono state sufficientemente remunerative per i produttori agricoli coinvolti. Oggi la filiera nel suo complesso è impegnata nella sfida di generare redditività. In questa fase storica il Lambrusco può avere un vantaggio competitivo: è un vino fresco, brillante, piacevole e a bassa gradazione, caratteristiche sempre più apprezzate rispetto ad altri rossi più strutturati che stanno vivendo maggiori difficoltà di mercato. Come Consorzio stiamo lavorando molto sulla promozione e sull’apertura verso cucine e mercati stranieri. Investiamo in attività promozionali, degustazioni, incoming con giornalisti e operatori esteri, anche grazie ai contributi erogati dall’Unione Europea nei mercati domestici e extra UE. Bruxelles ha approvato recentemente il nuovo Pacchetto vino, introducendo maggiore flessibilità nella gestione dei vigneti estirpati. Le aziende potranno mantenere il diritto di reimpianto fino a 13 anni, avendo così più tempo per valutare l’andamento del mercato e decidere quale varietà impiantare. Resta però fondamentale fermare l’aumento delle superfici vitate. In Italia ci sono oltre 670mila ettari di vigneto e ogni anno vengono concesse gratuitamente nuovi diritti di impianto, incrementando ulteriormente la produzione in una fase in cui i consumi continuano a diminuire. Il 2024 ha registrato uno dei livelli di consumo più bassi mai toccati anche nel nostro Paese, parallelamente ad un inasprimento delle norme stradali. Nonostante tutto, resto convinto che il Lambrusco abbia ancora grandi potenzialità grazie alla sua identità distintiva. Il ruolo del Consorzio è proprio quello di tutelare, promuovere e difendere il Lambrusco autentico dalle imitazioni che circolano nel mondo. Insomma, una luce in fondo al tunnel c’è”.

Presidente Biondi, occorrono circa 30 euro per produrre un quintale di uva ma, denunciano numerosi viticoltori, in cantina lo pagano mediamente 28. Cifre talmente basse che non consentono di coprire nemmeno i costi. Strozzati dalle spese alcuni agricoltori, per cercare di mantenere la propria attività, auspicano il superamento del sistema cooperativistico e la creazione di un soggetto più grande e capace di avere un maggior peso sul mercato. Cosa ne pensa?

“Sicuramente le strutture cooperative nel settore vitivinicolo hanno rappresentato in questi anni una grossa opportunità per la produzione. Credo che oggi sia quanto mai indispensabile darsi l’obiettivo di concentrare l’offerta per poter investire maggiormente in nuovi mercati emergenti, penso in particolare all’area Mercosur e all’India. E’ inoltre necessario investire nei mercati e nei marchi, anche sfruttando le opportunità derivanti da progetti (PSR) e misure come quella OCM  promozione Paesi Terzi. Resta indispensabile anche puntare sull’aggregazione, arrivando a definire strategie condivise tra i vari attori della filiera. È insomma fondamentale superare campanilismi e divisioni territoriali. Negli Stati Uniti, per menzionare il primo mercato estero, ciò che conta davvero è la forza complessiva del brand Lambrusco al di là dei singoli marchi aziendali”.

La Cantina sociale di Carpi e Sorbara, una delle colonne portanti della cooperazione vitivinicola del nostro territorio, ha richiesto l’attivazione delle misure protettive e cautelari ottenendo il via libera dal Tribunale di Modena. Il provvedimento concesso dal giudice, nel corso dell’udienza dello scorso 18 marzo, si inserisce nell’ambito del percorso intrapreso dall’organo amministrativo per la gestione della situazione aziendale e per la tutela della continuità dell’impresa, consentendo di operare in un quadro temporaneamente protetto fino al 16 giugno. Nella lettera inviata ai soci, ancora in attesa del saldo della vendemmia 2024, l’invito della Cantina è stato quello di continuare a conferire, “presupposto essenziale della prosecuzione dell’attività”.  Nel caso in cui una realtà come questa non superasse la crisi, quali contraccolpi ci sarebbero per le altre cantine?

“Alla Cantina di Carpi e Sorbara sono stati conferiti nella scorsa vendemmia circa 230mila quintali di prodotto; mi auguro davvero che la Cantina di Carpi e Sorbara sia in grado di superare questa crisi, in caso contrario  per il mondo del lambrusco sarebbe un gravissimo problema, sia per i soci che per l’economia del territorio”.

Jessica Bianchi

 

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