“Anche a Carpi è allarme per i pozzi di Cognento”

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Devono preoccuparsi i carpigiani per i rischi che la costruzione di un nuovo comparto urbanistico sull’area di protezione dei pozzi di Modena, in via Aristotele, può provocare alla falda acquifera di Cognento? Secondo il Comitato Referendario Acqua e Beni Comuni di Carpi sì. I pozzi che verrebbero circondati dalle costruzioni sono infatti fondamentali per l’approvvigionamento di acqua potabile per 9 comuni della bassa modenese serviti da Aimag e qualsiasi loro eventuale disservizio avrebbe gravissime ripercussioni sull’intero bacino d’utenza della stessa Aimag. Ma è davvero così? “L’area di via Aristotele che a prima vista è un prato, è in realtà la fabbrica dell’acqua per 180mila abitanti. In tale area si svolgono le attività industriali che presiedono al governo e al mantenimento dell’efficienza del sistema di captazione. Il previsto cantiere, e soprattutto la modifica permanente dell’assetto funzionale e infrastrutturale dell’area, interferiscono pesantemente con l’espletamento del servizio, con la sua salvaguardia e con le prospettive del suo sviluppo futuro”. Non fa giri di parole l’ingegner Gian Carlo Spaggiari, docente di Valutazione Economica dei Progetti presso la Facoltà d’Ingegneria dell’Università di Modena, nonché esperto di gestioni acquedottistiche, ex-presidente di Agac Reggio Emilia, collaboratore del Piano Acque Regionale, consulente del Ministero delle Opere Pubbliche in materia di risorse idriche, nell’esprimere il sui giudizio negativo circa la volontà di edificare sull’area di via Aristotele.

Durante l’assemblea organizzata lo scorso 14 febbraio, presso la Sala Congressi, dal Comitato Referendario, l’ingegnere non fa sconti: “l’argilla non è perfettamente impermeabile. E’ solo una questione di tempo. A parità di condizioni, un liquido che in un minuto si infiltra in un mezzo ghiaioso/sabbioso alla profondità di un metro, impiega 116 giorni per infiltrarsi alla medesima profondità in un terreno argilloso”. Della serie, c’è poco da star tranquilli: qualsiasi inquinante cada a terra infatti, prima o poi arriverà alla falda. E’ matematica. Spaggiari ha anche aggiunto che “non essendo ancora chiare le altezze degli edifici ciò comporta la realizzazione di fondazioni senza pali (come indicato sia dalle norme che dai pareri di Arpa e Azienda Usl) che necessitano di uno scavo che va ad assottigliare ulteriormente lo strato di argilla e comporta l’avvicinarsi al tetto delle ghiaie”. Come se tutto ciò non bastasse, secondo i dati forniti dalle stratigrafie eseguite dall’Agip, emerge il fatto che gli strati argillosi presentano discontinuità negli spessori.

“Sconfessato quindi uno degli assunti dell’ordine del giorno votato da Partito Democratico e Italia dei Valori di Carpi, che hanno scritto in un atto pubblico votato dalla Maggioranza, che il campo acquifero di via Aristotele sarebbe protetto da 70 metri di argilla impenetrabile”, ha aggiunto Lorenzo Paluan, Gruppo Consiliare Lista Civica Carpi a 5 Stelle e PRC. L’architetto Marco Stancari, dirigente Settore Pianificazione Territoriale, Mobilità e Trasporti del Comune di Modena a partire dal 1996, ha infatti ricordato come lo strato argilloso vari da 20 a 16 metri. Misura che si riduce a 13 metri nei rilievi di Aimag, quindi il pericolo di infiltrazioni dall’alto è tutt’altro che nullo, come ha sottolineato anche l’ingegner Alfonso Dal Pan, ex direttore di Aimag: “la probabilità che gli strati superficiali dell’acquifero siano in comunicazione con quelli sottostanti è alta e ciò comporta la necessità di tutelare il campo acquifero sin dalla superficie”.

Stancari ha comunque difeso la variante, sostenendo che questa gode dei “pareri positivi” di Arpa e Usl, ovvero gli organi destinati a vigilare sulla nostra salute. Curioso considerato che nel parere di Arpa sull’intervento di via Aristotele si legge: “lo scrivente Distretto Arpa ritiene di sollevare perplessità circa lo sviluppo urbanistico in questione considerata la consistenza dell’intervento (più di 400 alloggi) in un’area che ricade quasi completamente all’interno di perimetri di protezione delle captazioni acquedottistiche e di possibile espansione delle stesse, oltre che in un contesto acusticamente critico per le infrastrutture viarie che lo delimitano” (per leggere il documento interamente vi rimandiamo al sito http://www.modenaattiva.it). E se il parere da perplesso si è miracolosamente trasformato in positivo, aggiunge Paluan “si dimostra una volta di più come la difesa della nostra acqua richieda prese di posizione politiche forti nei confronti del Comune di Modena, non il nascondersi dietro un dito operato da Campedelli e la sua maggioranza. Sindaco, Partito Democratico e Italia dei Valori hanno detto e scritto che a loro non interessa “partecipare a crociate”, che “monitoreranno la situazione”. La salubrità delle nostre acque è in mano loro e la cosa appare poco tranquillizzante”.

Il Tribunale Regionale delle Acque Pubbliche è l’organo a cui fare riferimento per controversie per danni dipendenti da qualunque opera eseguita dalla pubblica amministrazione in materia di diritti al prelievo idropotabile. La speranza è che la politica inizi a fare il proprio dovere, ovvero tutelare la cosa pubblica, e l’acqua è il bene pubblico per antonomasia, e non si debba ricorrere alle vie legali.

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