Rider senza freni

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Vi sarà capitato di vederle in giro, in qualche giungla urbana. A Boston, Tokyo ma ora anche qui alla Corte dei Pio impazza la moda della bici a scatto fisso. Naked, nuda. Leggera ed essenziale. Si tratta di una bici da corsa su pista, con un unico rapporto. Senza cambio e senza freni, ma soprattutto con un pignone fisso, ovvero la corona della ruota posteriore, che non permette di smettere di pedalare “ma che dà piena padronanza dell’andatura, con una pedalata più armoniosa, rotonda”, ci racconta il 24enne carpigiano Francesco Martucci.

Biker appassionato, Francesco si è dedicato al ciclismo per 8 anni e ha allenato la squadra dei più piccini della Ciclistica 2000 di Rubiera per altri 4, prima di lasciarsi “sedurre” dalla bici a scatto fisso. “Una bicicletta scattante. Reattiva. Cattiva sulla strada” e ideale per le gare brevi. Un fenomeno questo, nato a New York che, da due anni, è giunto in Italia, a Milano in modo particolare. Le scatto fisso rievocano l’energia e la spregiudicatezza che anima i bike-messenger di Manhattan: veri e propri cow boy urbani che consegnano la corrispondenza a bordo del loro cavallo di ferro: una fixed gear. Francesco che, da alcuni anni lavora a Sportissimo, racconta di avervi conosciuto Matteo Zazzera, modenese con la passione delle scatto fisso che ha aperto un negozio sotto la Ghirlandina interamente dedicato a questa nuova frontiera della due ruote. “Mi sono incuriosito, le ho provate e non le ho più lasciate”, sorride Francesco.

Dalla Grande Mela, terra da dove le tendenze nascono e si moltiplicano, la bici fissa sta conquistando anche le nostre città, divenendo un vero e proprio fenomeno di subcultura urbana al pari degli amanti dello skate, del surf e dello snowboard. Ma sono pericolose fuori dalla pista, in mezzo all’ostile traffico cittadino? Persino Jovanotti, dal suo blog aveva messo in guardia sull’uso della bicicletta a scatto fisso, lui che con la due ruote ha attraversato Iran e Patagonia. “Tutti possono provare – continua Francesco – ma occorre avere un buon controllo del mezzo, altrimenti si rischia di diventare delle mine vaganti. Non potendo mai smettere di pedalare, nemmeno in curva, occorre imparare a prendere le giuste misure anche se, la prima regola delle fixed è: schivare il pericolo”.

Ma dalla passione alla competizione il passo è breve e, infatti, Francesco ha già ottenuto importanti riconoscimenti. “Sei anni fa, David Trimble, architetto innamorato delle bici e della fotografia, ha organizzato per la prima volta il Red Hook Criterium, a Brooklyn, una gara notturna cittadina riservata alle bici da pista con rapporto fisso. Nata clandestinamente, la gara si svolgeva in mezzo al traffico del quartiere di Red Hook, per poi trasformarsi negli anni in un evento eccezionale e legale. Due anni fa, la gara è sbarcata anche alle spalle dell’ex gasogeno di Bovisa, a Milano e, probabilmente, nel 2013 approderà a Berlino. Nell’ottobre del 2011 – continua Francesco – ho partecipato alla seconda edizione milanese, limitata a soli 100 partenti, provenienti da ogni parte del mondo e sono arrivato quarto”. E ora l’appuntamento è proprio nella Grande Mela, il prossimo 24 marzo, per partecipare insieme ad altri sei amici al mitico Red Hook Criterium. “Un percorso cittadino di circa 20 miglia, pieno di curve, per testare la nostra abilità”.
Fortunatamente le strade saranno chiuse al traffico…

Il nostro prode rider – che si allena circa tre ore al giorno, cinque giorni alla settimana – e che ama la musica, grande alleata anche in bici, (ndr Benny Benassi) e il surf, per lanciarsi in questa straordinaria avventura ha però bisogno dell’aiuto di tutti. “Siamo a caccia di sponsor – spiega Francesco – al momento ci sostengono già Benny Benassi, Dsb, Iride Modena Fixed Gear, Sportissimo, Performance One, Le Coq Sportif e Paul’s Boutique… speriamo che altri montino in sella con noi”. E nel frattempo Francesco e i suoi sei compagni continuano gli allenamenti per prepararsi al meglio all’appuntamento newyorkese e per rodare la pedalata.

“Ovviamente non mancano le gare a cui partecipare, le cosiddette alleycat che sono giri dentro e fuori la città semiclandestini — spiega — in cui gli organizzatori, senza segnalare il percorso, danno una lista di tappe ai partecipanti solo al momento della partenza poi ognuno decide in che ordine toccarle per arrivare primo, un po’ come per il bike messenger, che quando deve consegnare dei pacchi decide il giro migliore seduta stante. A ogni tappa, o checkpoint, una persona attesta il passaggio del velocipede”. In sella alla sua scatto fisso verde (con i suoi 6 chili e mezzo di peso) Francesco è pronto a conquistare la Grande Mela! In bocca al lupo.

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