La rassegnazione dei pendolari

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C’erano proprio tutti alla manifestazione di protesta organizzata, sabato 12 novembre, nei locali della stazione ferroviaria di Carpi, dal Comitato Utenti Ferrovia Modena-Mantova e Federconsumatori, con l’adesione della Cgil, per protestare contro i disservizi della linea che collega Modena a Verona. Tutti, tranne i pendolari. Una cinquantina i presenti che, armati di cartelli, hanno manifestato il proprio dissenso nei confronti della Cenerentola delle linee.Tra loro, consiglieri comunali di ogni colore politico, l’assessore comunale alla Mobilità Carmelo Alberto D’Addese, l’assessore provinciale ai Trasporti Stefano Vaccari, il vicesindaco di Carpi Alessia Ferrari, il presidente e il direttore generale di Ferrovie Emilia Romagna Gino Maioli e Claudio Ferrari. Pochissimi però gli utenti: “purtroppo qui non cambia mai niente – commenta Paola, pendolare da otto anni – molti di noi sono rassegnati, probabilmente è per questo che molti non sono venuti”. Disagi, ritardi e soppressioni sono all’ordine del giorno: “da quattro anni a questa parte – ci racconta Daniela, pendolare da 6 anni – un mese all’anno di abbonamento ci viene “regalato” a causa dei disservizi. Almeno due volte alla settimana il treno delle 7,34 è talmente colmo da non riuscire a portare tutti a Modena. E’ inaccettabile”. “Gli animali su un carro bestiame sono meno stipati – aggiunge Giulia, pendolare da 12 anni – abbiamo assistito persino a svenimenti a causa della calca. I bagni sono chiusi, siamo in trappola, non oso pensare cosa potrebbe accadere di fronte a un’emergenza. Il servizio è in completo declino”. Il Comitato Utenti, ha poi aggiunto il presidente Angelo Frascarolo, “chiede alle istituzioni – Comune, Regione e Provincia di Modena – di farsi portavoce presso le imprese ferroviarie Rfi, Trenitalia e Fer per porre rimedio già dal prossimo orario di dicembre ad alcune criticità. Ribadiamo la necessità di un cadenzamento dei treni fino a Carpi, il miglioramento dei tempi di percorrenza sull’intera linea, la possibilità di coincidenze sistematiche a Modena con la soppressione di arrivi e partenze dal binario 5, il raddoppio dei binari da Modena a Soliera, la sostituzione dei treni più obsoleti con materiale rotabile efficiente, pulito e con posti sufficienti. Non è infatti più accettabile il respingimento degli utenti muniti di regolare biglietto a causa del sottodimensionamento del numero delle carrozze”. Il Comitato chiede anche l’anticipazione dell’arrivo a Modena del treno delle 7,34 (entro le 7:40) per consentire agli studenti l’accesso alle scuole. “Se il treno delle 7,34 è in orario – aggiungono gli studenti Milena e Daniele – arriviamo a Modena per le 7,50 e, con la navetta siamo a scuola alle 8,05. Da quest’anno però, il nostro istituto (il Grazia Deledda) non ammette più ritardi e, se arriviamo alle 8,15, ci costringe a saltare la prima ora. Ritardi che incidono sulle nostre condotte, penalizzando il nostro percorso formativo”. Come se tutto ciò non bastasse, aggiunge Benjamin, “spesso le navette di Atcm non attendono le coincidenze dei treni e partono vuote, lasciando a piedi gli studenti che devono ricorrere alle linee urbane per giungere a scuola nonostante abbiano un abbonamento pagato in tasca”. Abbonamento che, lo ricordiamo, costa 500 euro l’anno (tratta ferroviaria Carpi – Modena più servizio Atcm) oppure 52 euro al mese. Una vergogna, sottolinea Emanuele, al suo secondo anno da studente universitario pendolare. “Sono stanco di essere trattato a pesci in faccia dal personale di un servizio pubblico. Stufo di viaggiare stipato come in un carro bestiame e di vedere la Polizia che invita alcuni utenti a scendere dal treno per questioni di sicurezza. Combattere non costa nulla, ecco perchè sono qui a manifestare”. “Non siamo contro le istituzioni – ha aggiunto Giuseppe Poli di Crufer – che anche oggi sono qui al nostro fianco ma chiediamo loro di fare qualcosa in più”. In realtà la Regione potrebbe fare molto di più. L’intero comparto del trasporto pubblico rischia di soccombere sotto i tagli del 75% delle risorse approvati dal Governo, ma è anche vero che il servizio di trasporto su rotaia pare non stare a cuore alla Regione quanto quello su gomma. Basti pensare che la Regione Emilia Romagna ha investito solo su Cispadana e Campogalliano – Sassuolo circa 700 milioni di euro. Denari pubblici che di certo non vanno nella direzione della tutela ambientale e del contenimento dell’inquinamento. Il presidio è comunque terminato col botto: “a breve metteremo stabilmente a disposizione della linea un treno nuovo”, ha dichiarato Ferrari (Fer). “Non è la soluzione a tutti i mali ma è la prima risposta al problema”.

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