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Il mio mondo sulla tela
Carpi | 01 Febbraio 2019

L’arte non è innata. La si può imparare, ma la passione no, quella devi avercela dentro. E Patrick Pioppi, classe 1984, l’ha tirata fuori tutta d’un colpo un giorno del 2015 quando ha deciso di raffigurare chi gli stava più a cuore. Le sue passioni fissate con amore, attraverso una tela e dei colori a olio.
“Le prime opere - racconta Patrick Pioppi - sono dei ritratti in bianco e nero delle persone e dei luoghi a me più cari. Con mia stessa sorpresa mi sono accorto sin da subito di non incontrare difficoltà a dipingere e, allora, ho deciso di continuare a farlo nel mio tempo libero”.
Patrick, che di professione fa il disegnatore tecnico, ha così proseguito da autodidatta nel mondo della figurazione, specializzandosi, di prova in prova, nella pittura a olio.
La sua attuale tecnica è molto particolare dal momento che usa l’olio a secco, donando ai suoi dipinti un effetto leggermente graffiato e opaco, che spicca soprattutto nelle realizzazioni monocromatiche, rendendole particolarmente intense.  Dal 2016 ha iniziato anche il suo percorso espositivo, riscontrando sin da subito un positivo interesse sia da parte del pubblico che della critica, con apprezzamenti ricevuti anche dall’esperto di arte nonché ex sottosegretario ai Beni Culturali, Vittorio Sgarbi.
C’è un’opera che ha segnato un punto di svolta nella tua carriera artistica?
“La mia prima opera importante è stata Sfida a Manhattan - I due giocatori di scacchi,  che mi ha permesso di vincere molti concorsi e importanti riconoscimenti: il Premio Sandro Botticelli Talenti emergenti, il Premio Marchionni - Museo Magma, il Michelangelo Buonarroti - Associazione Arte per Amore dove mi sono classificato terzo, e il Premio Iva Montepoli - Nonantolart in cui mi sono aggiudicato il primo posto. L’opera raffigura due persone di strada sedute l’una di fronte all’altra, con davanti a loro una scacchiera che li induce a pensare alla prossima mossa da giocare.
Il quadro è stato dipinto in una scala di grigi per suscitare un senso di nostalgia che rimanda al ricordo di un’azione sospesa nel tempo che lascia alla sola immaginazione l’esito di quella partita. Grazie alla pubblicità ottenuta dalla vincita di tali riconoscimenti mi si sono aperte numerose porte, tra cui la collaborazione in permanenza con la Maison d’art Gallery di Padova e la Onart Gallery di Firenze. Inoltre, collaboro con altri importanti enti organizzatori di eventi in tutto il mondo. Questo piccolo ma importante traguardo, e la partecipazione alle fiere d’arte ed esposizioni di ogni genere, hanno fatto nascere in me la voglia d’apportare al mio operato artistico un’evoluzione verso qualcosa di più complesso. Ed è così che nascono le mie prime opere astratto/figurative come L’albero umano ad esempio”.
Qual è l’opera alla quale sei maggiormente legato e perché?
“Sguardo enigmatico raffigura il volto di mia figlia all’età di circa un anno, quando, per esprimersi, usava soprattutto lo sguardo. E quando lo sguardo si poneva fisso e distratto come in fase di un sogno a occhi aperti, tanto da divenire per me enigmatico e misterioso, ho deciso di fissare quest’emozione. Lo sfondo poi si presenta in modo astratto e irregolare per alimentare l’enigma”.
Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
“Sono in una perpetua fase di ricerca e sperimentazione: allargando i miei orizzonti, prendono vita opere di maggiori dimensioni (come l’ultima prodotta che farà parte di una nuova serie) che indagano aspetti più legati alla dimensione ultra terrena. Inoltre continuo la produzione di dipinti su commissione che hanno per protagonisti persone, ma anche animali e, in particolare, cani. E’ un filone della mia pittura a cui sono molto affezionato. Mi piace ritrarli in pose pensate, capaci di cogliere l’essenza e lo stato d’animo che l’animale manifesta in quel determinato frangente. Più in là mi piacerebbe molto potermi dedicare solo a questo e farne un lavoro a tempo pieno”.
Chiara Sorrentino

 


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