La forma è sostanza, soprattutto quando si parla di trasparenza istituzionale.
Il 19 ottobre scorso alle 18.28 un cittadino invia una Pec al Comune di Carpi, indirizzandola al presidente del Consiglio comunale e a tutti i consiglieri per chiedere attenzione sulle criticità dell’impianto agrivoltaico previsto tra stradello Donella, via Griduzza, il Cavo Lama e il Canale Cavata. La lettera viene protocollata, ma ai consiglieri non arriva. La ricevono soltanto il 21 ottobre, alle 18.22, dopo che, a seguito di un’indiscrezione di stampa, ne è stato sollecitato l’invio.
E non arriva da sola: nella stessa mail c’è già la risposta ufficiale del dirigente del Settore 3 Ambiente e Transizione ecologica dove viene chiarito che il progetto ha già superato la fase di screening ambientale regionale, che il procedimento autorizzativo è in corso presso Arpae e che la conferenza dei servizi, avviata il 16 settembre, è ancora nella fase istruttoria. È inoltre “in corso la predisposizione degli atti per l’espressione del Consiglio comunale, alla luce delle previsioni del Pug per quell’area”.
Una coincidenza?
La sequenza lascia una domanda legittima: perché i consiglieri non sono stati messi subito a conoscenza della richiesta del cittadino e hanno ricevuto gli atti soltanto quando era già pronta la risposta dell’Amministrazione? Proprio mentre il residente chiedeva che il Consiglio si attivasse con una mozione per tutelare il paesaggio rurale, la qualità della vita e la biodiversità, la risposta tecnica era già confezionata.
Anche il modo in cui le informazioni circolano racconta qualcosa. E torna alla mente il vecchio adagio: a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.
Jessica Bianchi
























