Ogni autunno la storia si ripete. Terminata la stagione irrigua, il Consorzio di bonifica Emilia Centrale procede con gli svasi dei canali e il conseguente abbassamento dei livelli idrici. Ma quando le operazioni sono troppo rapide, a farne le spese è la fauna ittica, che rischia di restare intrappolata in pozze sempre più basse, fino a morire per asfissia. La convenzione stipulata con le Fipsas di Reggio Emilia e Modena consente di recuperare ogni anno diversi quintali di pesce. Gli esemplari vengono prelevati dai punti critici, trasportati con appositi automezzi dotati di vasche ossigenate e infine liberati in zone con un habitat adatto alla loro sopravvivenza. I volontari, armati di reti e tramagli, intervengono quando la Bonifica svuota i canali. Un’attività faticosa, condizionata da tempi spesso troppo stretti: gli svasi procedono rapidamente e chi si mobilita per salvare gli animali ha talvolta pochissimo tempo per raggiungerli e recuperarli, sottraendo carassi, carpe e altre specie a una lunga agonia e al soffocamento.
Particolarmente grave la situazione verificatasi nel Cavo Gherardo, tra Carpi e Cortile, dove sono morte innumerevoli carpe adulte. I volontari si sono attivati questa mattina, ma per molti pesci non c’è stato nulla da fare. Eppure, secondo chi si occupa dei recuperi, basterebbe poco per limitare queste stragi: mantenere un metro d’acqua nel Cavo Lama e nei canali principali, come il Cavo Gherardo, così da garantire alla fauna ittica condizioni di sopravvivenza anche durante gli svasi. L’auspicio è che il Consorzio raccolga l’appello e valuti misure capaci di evitare che ogni autunno si ripeta la stessa scena. Perché gli animali meritano rispetto. Tutti, anche quelli che non miagolano e non abbaiano.
J.B.
























