Quattro milioni e 320mila euro per rafforzare il contenimento dei cinghiali e contrastare la diffusione della Peste suina africana. È il bando regionale che nei giorni scorsi ha sollevato più di un interrogativo nel mondo venatorio (per approfondire leggi qui: https://temponews.it/2026/09/01/cinghiali-e-peste-suina-la-regione-mette-sul-piatto-43-milioni-e-nella-gara-spariscono-sulla-carta-i-cacciatori/): perché affidare a un operatore economico un servizio che oggi è già garantito sul territorio anche grazie all’attività volontaria dei cacciatori e degli Ambiti territoriali di caccia? E perché gli Atc, che conoscono il territorio e organizzano da anni le squadre impegnate nei piani di controllo, non possono partecipare direttamente alla procedura? A rispondere è Stefano Poma, responsabile del settore Attività faunistico-venatorie, pesca e acquacoltura della Regione Emilia-Romagna, che chiarisce la ratio della gara e respinge l’idea di una sostituzione del mondo venatorio. Il nuovo servizio, spiega, rappresenta uno strumento integrativo, pensato per rafforzare il sistema già esistente e intervenire nelle situazioni in cui l’attività ordinaria e volontaria non sia sufficiente a garantire la capacità operativa necessaria.
Dottor Poma qual è la ratio del bando regionale per i servizi di controllo della fauna selvatica, in particolare del cinghiale, nell’ambito del contrasto alla Peste suina africana?
“La gara va letta all’interno di una strategia molto più ampia che la Regione porta avanti da tempo per il contenimento della popolazione di cinghiali e per la tutela del comparto suinicolo. Già prima dell’arrivo della Peste suina africana sul territorio nazionale avevamo ampliato gli strumenti di intervento e prevenzione ed esteso i periodi di caccia. In particolare, la selezione al cinghiale è stata estesa all’intero arco dell’anno e sono state ampliate anche le fasce orarie nelle quali è possibile intervenire.
Queste misure hanno contribuito, grazie anche al prezioso apporto del mondo venatorio, a ridurre la presenza dei cinghiali e i danni alle produzioni agricole. La Regione ha inoltre stanziato risorse proprie per intensificare le azioni di depopolamento e controllo, trasferendole alle Province che, attraverso le Polizie provinciali, sono i soggetti attuatori dei piani di controllo. Nel 2026, consapevoli della necessità di aumentare ulteriormente gli sforzi, i fondi sono stati raddoppiati, arrivando a 1,8 milioni di euro, risorse che permetteranno il rinnovo delle convenzioni già in essere con gli Atc per queste attività.
La gara regionale rappresenta quindi uno strumento integrativo rispetto a quanto si sta già facendo. Nasce dalla consapevolezza, maturata anche nel confronto con i territori, che vi sono interventi che, per caratteristiche e complessità, richiedono una capacità operativa aggiuntiva rispetto a quella garantita dall’attività volontaria.
Non si tratta quindi di una sostituzione, bensì di un’opportunità in più che la Regione ha deciso di mettere in campo. Saranno poi i soggetti competenti a livello provinciale (Got) a individuare le azioni più appropriate per raggiungere gli obiettivi fissati dalla Regione e dalla struttura commissariale nazionale, e decidere se attivare i servizi della ditta aggiudicataria esclusivamente nel momento in cui si manifesteranno necessità specifiche in particolari territori, mantenendo un confronto attivo con gli Atc, il cui apporto resta fondamentale e prioritario”.
Quali sono le azioni previste all’interno della gara?
“L’appalto prevede non soltanto attività di depopolamento, ma anche la ricerca attiva delle carcasse potenzialmente infette attraverso il coinvolgimento di soggetti privati e dei cani molecolari della struttura commissariale. L’obiettivo è rafforzare gli interventi soprattutto nelle aree in cui le operazioni risultano più complesse da realizzare attraverso l’azione volontaria. Anche in questo caso non si tratta di sostituire ciò che già viene fatto, ma di aggiungere capacità operativa laddove ce n’è maggiormente bisogno, nell’ambito di una strategia complessiva di contrasto alla Peste suina africana”.
È possibile che siano comunque i cacciatori a costituire la manodopera necessaria all’impresa aggiudicataria?
“La procedura regionale riguarda l’affidamento di un servizio e la partecipazione è regolata dai requisiti previsti dalla procedura prevista per gli appalti pubblici. Gli Atc, quindi, continuano a svolgere il proprio ruolo nell’ambito delle attività di gestione e controllo sul territorio, mentre il servizio oggetto dell’appalto, nel caso venga attivato, seguirà le modalità specificamente previste dalla procedura. Questo non significa naturalmente mettere da parte le competenze presenti sul territorio. Al contrario, l’esperienza, la conoscenza delle aree e la capacità operativa dei cacciatori locali rappresentano un patrimonio importante che può contribuire all’efficacia complessiva delle attività di contenimento del virus”.
Perché utilizzare risorse pubbliche per un’attività che oggi viene già assicurata volontariamente dai cacciatori attraverso i piani di abbattimento e durante la stagione venatoria?
“Le risorse pubbliche sono già da tempo destinate dalla Regione alle attività di depopolamento e controllo e, come detto in precedenza, permettono di finanziare le azioni svolte negli Atc anche riconoscendo contributi in capo ai singoli coadiutori degli stessi. Non c’è quindi una contrapposizione tra l’azione volontaria svolta dai cacciatori e il nuovo servizio, né una duplicazione degli interventi. Si tratta di strumenti diversi e complementari che concorrono allo stesso obiettivo: rendere più efficace il contenimento della popolazione di cinghiali e contrastare la diffusione della Peste suina africana, tutelando un comparto, quello suinicolo, che rappresenta un punto di riferimento non soltanto per la nostra Regione, ma per tutto il Paese. La gara serve pertanto proprio a intervenire laddove l’attività ordinaria o volontaria, per ragioni oggettive, non è sufficiente a garantire la capacità operativa necessaria. È quindi un rafforzamento del sistema già esistente”.
Insomma, per la Regione i cacciatori restano fondamentali e la gara servirà solo a rafforzare il sistema dove l’attività volontaria non basta. Ma se esperienza, conoscenza del territorio e capacità operativa dei cacciatori sono così preziose, perché non coinvolgerli direttamente sin dall’inizio?
Jessica Bianchi
























