Cibeno Pila o Cibeno Pile? La storica Lucia Armentano fa chiarezza sul fraintendimento

A volte basta una lettera per cambiare la storia di un luogo. È il caso di Cibeno Pila, toponimo che nel tempo è diventato “Cibeno Pile”, in contrasto con i documenti storici che ne attestano l’origine e il significato.

0
495
Ciò che resta del mulino

A volte basta una lettera per cambiare la storia di un luogo. È il caso di Cibeno Pila, toponimo che nel tempo è diventato “Cibeno Pile”, in contrasto con i documenti storici che ne attestano l’origine e il significato. A far luce su tale fraintendimento, ormai diventato di uso comune, è la storica e archivista carpigiana Lucia Armentano.

In antico era la Villa di Zibeno, poi Cibeno e, a partire almeno dall’Unità d’Italia, si trova documentata la distinzione tra Cibeno Pila e Cibeno Vecchio, nominati come quartieri della stessa Villa o frazione. Nella seconda metà del secolo XVIII, se ne parlava già dal 1770 se non prima, la Comunità di Carpi era determinata ad acquistare dalla Camera Ducale il Mulino di Cibeno. Al 21 marzo 1772 risale il mandato a comprare il sito del mulino di Cibeno, minuta a carattere Tarquinio Superbi, (riferimento a Ufficio di Protocollo, posizione Pila). Il 25 agosto 1772 a rogito del notaio Carlo Ferraresi veniva acquistato il fabbricato del demolito molino di Cibeno e terra annessa (riferimento ufficio di protocollo, posizione Pila) Al 2 settembre 1772 data la lettera di trasmissione “dell’instrumento relativo all’acquisto del mulino di Cibeno”. Il 9 giugno 1777, il matematico ducale Giovanni Battista Vandelli era incaricato dal supremo consiglio di economia di Modena di sovrintendere alla costruzione della nuova Pila e, in particolare, a fissare il regolamento delle acque per il suo funzionamento. Un documento del 17 giugno 1777 testimonia la concessione a livello a Giuseppe Vellani della struttura idraulica “pila di riso in Cibeno”. Tutti i documenti, prosegue Lucia Armentano “sono conservati presso l’Archivio storico comunale di Carpi, fondo archivistico Congregazione Acque e Strade, con inventario compilato dalla bravissima e indimenticabile collega Doranna Barelli”.

Ritaglio di un articolo apparso su un numero de La Radio Rurale dove viene presentata l’attività radiofonica della piccola scuoletta di Cibeno Pila di Carpi. Archivio storico dell’ A.N.S.A.S. – ex I.N.D.I.R.E. – Firenze

Ma che cos’era, esattamente, una pila da riso? La Pila da riso (plurale pile) è l’antico mulino idraulico adoperato per la pilatura, cioè la fase di decorticazione del riso grezzo, per separare il chicco commestibile dalla sua buccia esterna. Una ruota idraulica verticale, mossa dall’acqua, metteva in funzione un albero di legno orizzontale dotato di camme, dette palatroni, che servivano a trasformare il moto rotatorio continuo in un movimento verticale alternato. Questo movimento dell’albero sollevava e faceva cadere ritmicamente pesanti pestelli verticali di legno con punta rinforzata in ferro. I pestelli battevano su conche ellittiche scavate nella pietra o nel marmo, chiamate buse o mortai, che contenevano il risone.

Ed è proprio qui che si trova la chiave del fraintendimento. “Il toponimo Cibeno Pile non è pertanto corretto perché in luogo c’era una sola struttura per la pilatura del riso, Molino della Pila, e la pila non sono i pestelli. Troviamo poi la ben chiara distinzione tra Cibeno Pila e Cibeno Vecchio nei progetti delle scuole elementari realizzate nel 1931 dall’ingegnere Domenico Malaguti, e ancora nel resoconto dei danni di guerra subiti dagli stessi edifici nel periodo 1943/1944, poi nel IX censimento generale della popolazione del 4 novembre 1951.

Il Politecnico – 1865

Dopo quella data, in un momento che non è possibile precisare, la “Pila” si trasformò in “Pile”, senza che apparentemente nessuno si ponesse il problema dell’origine del nome. Ecco dunque ripristinato il toponimo esatto e la verità storica” conclude Armentano.

La storia di Cibeno Pila mostra quanto sia fragile, e allo stesso tempo preziosa, la toponomastica. Una parola trascritta diversamente, un’interpretazione data per scontata e mai più verificata possono trasformare nel tempo un nome corretto in un altro, fino a farlo apparire naturale e incontestabile. In questo caso, però, le carte raccontano qualcosa di diverso: non Cibeno Pile, ma Cibeno Pila, in riferimento a quella singola pila da riso che faceva parte del Molino della Pila. Non è dunque soltanto una questione grammaticale o una correzione formale. È il tentativo di restituire a un luogo il suo nome e, con quel nome, un frammento della sua storia.

clicca e unisciti al nostro canale whatsapp
clicca e unisciti al nostro canale whatsapp
clicca e unisciti al nostro canale whatsapp