Caro bollette dei rifiuti, la rivolta parte da Novi di Modena

Il forte richiamo al ruolo della politica da parte del consigliere comunale del PD Diego Zanotti durante il Consiglio comunale di Novi di Modena del 25 giugno scorso ha innescato reazioni a catena che hanno portato, nella seduta successiva, all’approvazione all’unanimità di un Ordine del Giorno che impegna formalmente il Sindaco e la Giunta ad alzare la voce

0
462
Screenshot

Il duro intervento del consigliere comunale del PD Diego Zanotti durante il Consiglio comunale di Novi di Modena del 25 giugno scorso ha innescato reazioni a catena che hanno portato, nella seduta successiva, all’approvazione all’unanimità di un Ordine del Giorno che impegna formalmente il Sindaco e la Giunta ad alzare la voce. La richiesta formale ad Atersir e alla Regione Emilia-Romagna è chiara: una revisione urgente dei criteri di calcolo, il ripristino strutturale dei premi di operosità per i Comuni che ottengono risultati certificati sul campo e la valorizzazione del modello Novi come esempio da replicare, anziché come un bersaglio da cui sottrarre risorse.

I numeri parlano chiaro: Novi di Modena si posiziona attualmente come il quinto comune più virtuoso dell’intera regione con solo 48 kg di rifiuto indifferenziato pro capite all’anno (a fronte di un target d’eccellenza fissato sotto i 150 kg) e potendo vantare una percentuale di riciclo effettivo dopo il conferimento pari al 77%. Nonostante il comune della Bassa modenese sia un modello assoluto nella gestione dei rifiuti, nel 2026 le bollette della TARI subiranno un aumento del 10%.

Una doccia fredda che ha spinto il consigliere del Pd Zanotti a un appassionato intervento in aula dove ha riportato la domanda che tutti i cittadini rivolgono agli amministratori: “se siamo stati così bravi, perché la nostra bolletta aumenta?”

“Questo non è un sistema incentivante: è un sistema punitivo” ha attaccato Zanotti. “È un meccanismo in cui chi inquina meno paga per le inefficienze altrui, per incentivare chi è rimasto indietro”.

L’affondo di Zanotti si sposta poi sulla realtà sociale del territorio. “Fare politica secondo me – ha detto Zanotti – significa avere l’orecchio attaccato a terra. Significa uscire da quest’aula e andare a fare la spesa nei nostri supermercati. Se lo facciamo, ci accorgiamo subito di una realtà che non possiamo ignorare. Oggi ci sono persone normalissime, famiglie insospettabili che fino a pochi anni fa conducevano una vita serena, probabilmente come la conduciamo ancora noi, che bussano alle porte della Caritas. E in questo contesto economico così fragile, noi ci presentiamo con una tariffa rifiuti che nel 2026 aumenta del 10%, complice un limite di crescita delle tariffe (il parametro ERRE) che ARERA ha quasi raddoppiato, portandolo dal 3,46% del 2025 al 6,66% del 2026. I cittadini queste cose le capiscono benissimo. Capiscono che quando parliamo di servizi primari ed essenziali come l’acqua e i rifiuti, l’ente gestore, nel nostro caso Aimag, è a maggioranza pubblica. Sanno che l’aumento è stato votato in consessi pubblici dai sindaci che loro stessi hanno eletto. E capiscono anche un’altra cosa, molto dolorosa: capiscono quando in queste assemblee si parla di utili e dividendi milionari. Nel 2026, mentre le bollette crescono del 10%, le nostre multiutility (Aimag e, ancor di più, Hera) distribuiscono dividendi da capogiro. Certo, i dividendi che tornano ai Comuni vengono reinvestiti in servizi. Ma provate a spiegarlo a una famiglia che non arriva alla fine del mese: vi risponderà, giustamente, che avrebbe preferito usare quegli utili per calmierare le bollette dell’acqua e dei rifiuti a secondo della necessità e del momento. E non tollera che una parte consistente di quegli utili finisca nelle tasche di soci privati che con il benessere collettivo e la sussidiarietà territoriale hanno ben poco a che spartire”

L’intervento non ha risparmiato critiche politiche interne, manifestando una profonda delusione verso il proprio partito, il Partito Democratico, che guida la Regione: “è il partito che avrebbe dovuto difendere a spada tratta un principio cardine del centrosinistra: la giustizia sociale associata alla sostenibilità ambientale. Invece, si è piegato a logiche di bilanciamento che penalizzano i territori virtuosi”. Il monito è esteso anche ai sindaci del territorio che in sede Atersir hanno avallato il sistema: “essere amministratori significa fare politica. Significa alzare la voce, dire dei “no” quando una regola tecnica calpesta i sacrifici della nostra gente”.

Il Consiglio comunale di Novi di Modena è stato tra i primi ad affrontare la questione ma questa delibera è un esempio che può essere preso replicato in altri Consigli Comunali.

clicca e unisciti al nostro canale whatsapp
clicca e unisciti al nostro canale whatsapp
clicca e unisciti al nostro canale whatsapp