“Sparatutto”. Così le opposizioni hanno ribattezzato la riforma della legge sulla caccia, approvata in prima lettura dal Senato con 80 voti favorevoli, 56 contrari e due astenuti. Il disegno di legge 1552, firmato dal capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato Lucio Malan, passa ora all’esame della Camera.
A 34 anni dalla legge 157 del 1992, il testo riscrive le norme sulla tutela della fauna selvatica e sull’attività venatoria, nonostante i dubbi espressi dalla Commissione europea, secondo cui alcune disposizioni potrebbero violare le direttive Habitat e Uccelli, esponendo l’Italia a una procedura d’infrazione. Tra le principali novità, la caccia viene definita un’attività utile alla conservazione della biodiversità, il parere dell’Ispra non sarà più vincolante ma solo consultivo: le Regioni potranno discostarsene e prolungare i periodi di caccia, anche durante alcune fasi della migrazione e della nidificazione, consentendo inoltre l’attività oltre il tramonto. Si ampliano inoltre le aree in cui è consentito cacciare: la pratica viene consentita anche su aree demaniali (comprese le spiagge), nei parchi e nelle aree protette anche se l’ultima parola in materia spetta alle Regioni. Per la caccia di selezione al cinghiale sarà consentito l’uso di strumenti ottici e visori notturni. Aumentano le specie cacciabili, come l’oca selvatica e il piccione di città, mentre sul lupo, il Ddl recepisce il declassamento da “rigorosamente protetto” a “protetto” già avanzato a livello europeo, aprendo a piani di contenimento regionali nei casi ritenuti necessari. Nettissima la bocciatura delle associazioni animaliste e ambientaliste, che parlano di un grave arretramento nella tutela della fauna selvatica e chiedono il rispetto dei principi costituzionali, delle norme europee e delle evidenze scientifiche sulla biodiversità.
Sul DDL è durissimo Piero Milani, responsabile del Centro Fauna il Pettirosso di Modena: “molti cittadini probabilmente non sono consapevoli delle conseguenze che questo provvedimento potrebbe avere, non solo per la tutela della fauna selvatica, ma anche per i diritti e la sicurezza delle persone. Tra le disposizioni più controverse vi è la possibilità di consentire l’attività venatoria anche in proprietà private, in orari molto estesi e con l’utilizzo di silenziatori. Questo significa che chi vive o frequenta le campagne potrebbe trovarsi a convivere con spari anche nelle ore serali o notturne, con evidenti preoccupazioni per la sicurezza di chi passeggia, pratica attività all’aperto o semplicemente vive in quelle aree. Il DDL introduce inoltre limitazioni alle forme di protesta e contestazione dell’attività venatoria, restringendo ulteriormente gli spazi di dissenso da parte dei cittadini e delle associazioni. Dal nostro osservatorio al Centro Fauna Il Pettirosso assistiamo ogni giorno alla progressiva rarefazione di numerose specie eppure alcune di esse vengono inserite tra quelle cacciabili. Lo sciacallo dorato, ad esempio, è una specie che nella nostra esperienza non abbiamo mai avuto occasione di osservare sul territorio, eppure compare tra quelle interessate dal provvedimento. Lo stesso vale per la tortora selvatica, della quale non registriamo presenze da anni”. Il principio che emerge è estremamente preoccupante: “sarà sempre più semplice autorizzare l’abbattimento della fauna selvatica – continua Milani – qualora venga ritenuta responsabile di danni alle attività agricole, anche quando tali danni sono limitati. Ci conforta vedere che moltissimi cittadini stanno esprimendo il proprio dissenso. Riceviamo quotidianamente messaggi di persone che prendono le distanze da questo disegno di legge. Tra loro vi sono anche elettori dell’attuale maggioranza di governo e numerosi cacciatori hanno manifestato forte contrarietà. Molti giudicano questo testo un insieme disorganico di norme che riporta indietro di decenni la gestione della fauna, arrivando a prevedere nuovamente la cattura di uccelli migratori da utilizzare come richiami vivi (fino a 40 esche vive a cacciatore fanno 20 milioni di uccelli che finiscono in gabbiette di 20 cm dopo essere nati liberi e messi al buio per tutto l’anno per far sì che quando verranno esposti a ottobre durante la caccia, pensando sia primavera, canteranno) e ampliando le possibilità di caccia in periodi estremamente delicati, come quelli della nidificazione e della presenza dei piccoli.
Nel nuovo testo viene inoltre eliminato il sistema dei limiti numerici regionali per i cacciatori provenienti dall’estero, sia comunitari sia extraeuropei, consentendo un accesso più ampio all’attività venatoria sul territorio nazionale. E di certo a perspne che non vivono qua poco importa di danneggiare il nostro ecosistema. Si tratta di un impianto normativo che, a nostro giudizio, rappresenta un grave passo indietro sul piano etico, ambientale e scientifico”. Le conseguenze ricadranno anche sull’intera collettività: “l’Italia – prosegue Piero Milani – sostiene già costi elevatissimi derivanti dalle procedure d’infrazione europee legate alle politiche ambientali e venatorie, cifre di gran lunga superiori ai danni economici causati dalla fauna selvatica all’agricoltura. Continuare su questa strada rischia di aggravare ulteriormente la situazione e di aumentare il peso economico che ricadrà sui cittadini. Riteniamo inoltre che questo Disegno di legge presenti profili di contrasto con la normativa europea e che violi l’articolo 9 della Costituzione, che tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, e con la disciplina vigente in materia di armi, prevedendo la possibilità di utilizzare strumenti finora non consentiti nell’attività venatoria, come i silenziatori. Misure di questo tipo a mio parere rischiano inoltre di favorire fenomeni di bracconaggio, rendendo più difficile il controllo delle attività illecite. Per queste ragioni auspichiamo che tutte le istituzioni competenti esercitino il proprio ruolo di garanzia nel rispetto della Costituzione e delle norme europee. Noi del Pettirosso continueremo a batterci con ogni mezzo per informare i cittadini, difendere la fauna selvatica e contrastare un provvedimento che riteniamo gravemente dannoso per il patrimonio naturale del nostro Paese”.
Jessica Bianchi


























