Mega batterie a Fossoli, come funzionano i BESS e quali sono i rischi reali

Occuperanno una superficie pari a quella di tre campi da calcio e si chiameranno Fossoli Nord e Fossoli Sud. Stiamo parlando dei due mega impianti di accumulo elettrochimico, noti come BESS (Battery Energy Storage System) che sorgeranno nella campagna a nord di Carpi. Considerati cruciali per la stabilità della rete elettrica moderna, questi impianti accumulano l’energia prodotta dalle fonti rinnovabili nei momenti di picco per poi reimmetterla in rete quando la richiesta aumenta o la produzione cala. Quali sono i rischi più significativi associati a questa tipologia di impianti? Quali misure concrete devono essere adottate per ridurli? Ne abbiamo parlato con i professori del Dipartimento di Ingegneria Enzo Ferrari di Unimore, Simone Pedrazzi e Stefano Nuzzo.

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Occuperanno una superficie pari a quella di tre campi da calcio e si chiameranno Fossoli Nord e Fossoli Sud. Stiamo parlando dei due mega impianti di accumulo elettrochimico, noti come BESS (Battery Energy Storage System) che sorgeranno nella campagna a nord di Carpi. Il progetto – che fa capo alla società Fossoli Storage Srl e per il quale il Consiglio comunale ha dato il via libera alla variante urbanistica, con dichiarazione di pubblica utilità e vincolo espropriativo – parla di 100 container contenenti batterie di ultima generazione. Considerati cruciali per la stabilità della rete elettrica moderna, questi impianti accumulano l’energia prodotta dalle fonti rinnovabili nei momenti di picco per poi reimmetterla in rete quando la richiesta aumenta o la produzione cala. Fossoli Nord e Fossoli Sud però non resteranno soli, ad oggi sono infatti 9 le richieste in attesa di essere autorizzate di Bess, tutte orbitanti intorno alla cabina di trasformazione AT Carpi-Fossoli. Una concentrazione territoriale, che potenzialmente sarà accompagnata da 280 ettari (ndr – 2.800.000 metri quadri) di suolo ricoperti da impianti agri e fotovoltaici, che sta destando preoccupazione tra la cittadinanza (per approfondire leggi qua: https://temponews.it/2026/05/18/accelerare-sulle-rinnovabili-e-imprescindibile-ma-a-che-prezzo/). Quali sono i rischi più significativi associati a questa tipologia di impianti? Quali misure concrete devono essere adottate per ridurli? Ne abbiamo parlato con i professori del Dipartimento di Ingegneria Enzo Ferrari di Unimore, Simone Pedrazzi e Stefano Nuzzo.

Cosa sono e come funzionano gli impianti di accumulo elettrochimico BESS?

“I Battery Energy Storage System (BESS) – spiega il professor Pedrazzi – sono batterie di grandi dimensioni che servono ad accumulare l’energia elettrica presente nella rete quando questa non viene utilizzata dai carichi elettrici, come industrie, abitazioni e uffici. Nelle ore centrali della giornata, indicativamente dalle 9 alle 17, una grande quantità di energia viene prodotta ad esempio dagli impianti fotovoltaici. Fonti non programmabili perché, lo ricordo, la loro produzione dipende dalle condizioni meteo. Spesso questa energia non viene sfruttata e rischia di essere sprecata, provocando squilibri sulla rete elettrica nazionale. In queste ore il costo dell’energia può arrivare a valori molto bassi, talvolta persino nulli o negativi, proprio a causa dell’elevata disponibilità di produzione fotovoltaica, soprattutto tra aprile e ottobre. Questo surplus rappresenta una risorsa che, senza sistemi adeguati, rischia di non essere valorizzata. Per rispondere a tale squilibrio si possono utilizzare i BESS, grandi sistemi di accumulo che immagazzinano l’energia quando non viene utilizzata e la rilasciano nelle ore di maggiore richiesta. I picchi di consumo si registrano generalmente tra le 6 e le 8 del mattino, quando le persone si alzano e le aziende entrano in funzione, e nelle ore serali, quando la produzione fotovoltaica diminuisce mentre i consumi aumentano. Le curve di produzione e di utilizzo dell’energia non coincidono: per questo l’energia viene accumulata durante il giorno e restituita alla rete la sera e durante la notte. Si può immaginare il sistema come un grande bacino idrico che conserva una risorsa per renderla disponibile quando serve. I BESS sono economicamente sostenibili quando dispongono di grandi capacità energetiche installate: una singola batteria può essere sufficiente per un’utenza domestica e consentire l’autoconsumo nelle ore notturne, mentre sulla rete elettrica ad alta tensione i grandi sistemi di accumulo contribuiscono alla gestione e all’indirizzamento dei flussi energetici. Vorrei poi sottolineare come il vero cervello del sistema non è tanto la batteria in sé, che svolge la funzione di stoccaggio, quanto il sistema di controllo, chiamato BMS (Battery Management System). Il BMS rileva le condizioni della rete, individua eventuali surplus o deficit di energia e controlla costantemente tutti i parametri operativi, come quelli elettrici e la temperatura. Se rileva anomalie o condizioni non sicure, è in grado di isolare il sistema dalla rete, di fatto staccandolo”.

Incendi ed esplosioni causati da thermal runaway, dispersioni tossiche e infiammabili… quali sono i rischi potenziali legati agli impianti BESS e da cosa possono essere provocati?

“Una batteria – spiega il professor Nuzzo – è un oggetto che contiene energia e, come tale, presenta un rischio intrinseco. Tuttavia, ogni giorno ce ne portiamo una in tasca, quella del cellulare. Nel caso dovesse esplodere, probabilmente la nostra gamba ne risentirebbe ma il danno sarebbe circoscritto. Nei sistemi più grandi, come i BESS, le conseguenze di un eventuale guasto possono essere ben più significative, ma occorre considerare che questi impianti sono generalmente installati lontano dalle persone e dai centri abitati, proprio per ridurre ulteriormente il rischio per l’uomo. Per i costruttori la sicurezza delle persone è una priorità assoluta pertanto i sistemi di controllo sono progettati per rilevare tempestivamente situazioni anomale. Per fare un esempio, in alcuni veicoli elettrici il sistema di controllo avvisa l’autista con anticipo qualora rilevi condizioni che potrebbero portare a un fenomeno di thermal runaway, chiedendogli di lasciare il veicolo tipicamente entro due minuti. La fuga termica, si verifica quando una cella della batteria entra in una condizione di surriscaldamento incontrollato, generalmente intorno ai 150°C. A quel punto vengono liberati gas e ulteriore energia che possono innescare una reazione a catena sulle celle vicine. Da qui derivano i rischi di incendio, esplosione o deflagrazione. Esistono inoltre rischi di natura elettrica. Un container di accumulo è caratterizzato da una potenza installata tipicamente compresa tra 1 e 5-6 MW. I livelli di tensione e corrente coinvolti sono elevati, ma gestibili attraverso tecnologie e procedure consolidate. Oggi il settore si trova in una fase di forte crescita: il numero di installazioni sta aumentando rapidamente e, di conseguenza, cresce anche l’attenzione verso la sicurezza. Molti degli incidenti registrati sono riconducibili a celle danneggiate o difettose, e a problemi durante l’installazione dei BESS. Per questo motivo il controllo qualità inizia già durante la produzione, dove vengono effettuati test sempre più standardizzati per individuare ed escludere le celle che presentano anomalie. Anche durante l’installazione possono verificarsi criticità, ad esempio legate a cablaggi difettosi, saldature non corrette, surriscaldamenti localizzati o cortocircuiti. Tuttavia, i sistemi moderni prevedono numerosi livelli di ridondanza e di monitoraggio in grado di individuare le anomalie prima che si trasformino in un incidente. Parallelamente stanno evolvendo anche gli standard di certificazione: oggi vengono condotte prove molto severe per valutare il comportamento degli impianti in condizioni estreme. Un test tipico consiste nel far esplodere intenzionalmente un container collocato al centro di un gruppo di cinque containers, per osservare gli effetti sulle unità circostanti e definire le corrette distanze di sicurezza. Si studiano inoltre soluzioni come muri in cemento per confinare eventuali esplosioni e sistemi avanzati di spegnimento e raffreddamento. I dati mostrano che, mentre la capacità installata continua a crescere rapidamente, il numero di incidenti rapportato all’energia installata è in diminuzione. Questo dimostra come le tecnologie, le procedure di sicurezza e gli standard del settore stiano migliorando costantemente”.

Quanto potrebbe essere pericoloso stoccare in un unico sito 100 container contenenti batterie la cui capacità complessiva sarà di 100 MW?

“Nel 2018 si sono registrati meno di 20 incidenti legati ai sistemi di accumulo energetico, saliti a circa 25-30 nel 2025 a livello mondiale. Un dato che rimane sostanzialmente stabile nonostante, negli ultimi due anni, la potenza installata sia raddoppiata. La tecnologia ha compiuto importanti progressi e le batterie agli ioni di litio, oggi tra le più diffuse e mature sul mercato, rappresentano anche una delle soluzioni più sicure disponibili”, spiega Stefano Nuzzo.

Inoltre, il rischio di un effetto domino viene mitigato attraverso un’adeguata progettazione degli impianti: “i container sono opportunamente distanziati e compartimentati, in modo che, in caso di criticità, il modulo interessato possa essere isolato dal resto del sistema. Sebbene il rischio zero non esista, l’adozione di rigorosi sistemi di sicurezza fa sì che la presenza di queste concentrazioni di batterie non debba destare particolari preoccupazioni” gli fa eco il professor Simone Pedrazzi.

Pensando al consumo di suolo e al massiccio impiego di acqua per il raffreddamento delle batterie o per lo spegnimento in caso di incendio, il gioco (o meglio, il rischio) vale la candela?

“Il rischio zero non esiste – ribadisce il professor Pedrazzi – ma attraverso adeguate misure di confinamento, sistemi di spegnimento rapido, impianti antincendio efficienti e una corretta gestione e filtrazione delle acque di scolo — utilizzate anche per il raffreddamento — i rischi possono essere ridotti a livelli ampiamente accettabili.

Gli investimenti richiesti per la realizzazione di questi impianti sono molto elevati; proprio per questo motivo i soggetti che li realizzano hanno tutto l’interesse ad adottare le migliori misure di sicurezza, così da tutelare il proprio investimento ed evitare danni o interruzioni operative. La localizzazione prevista per i due impianti di Carpi appare strategica, in quanto prossima alla stazione elettrica di Terna. Non avrebbe infatti senso collocare sistemi di accumulo di questa tipologia lontano dai principali nodi della rete elettrica. Inoltre, l’area individuata risulta già caratterizzata dalla presenza di impianti di trattamento dei rifiuti ed è vicina a zone in cui sorgeranno impianti fotovoltaici. Proprio lo sviluppo del fotovoltaico rende necessario installare sistemi di accumulo BESS, in grado di compensare gli squilibri e l’intermittenza della produzione da fonti rinnovabili. Se si vuole realizzare una rete elettrica moderna e intelligente, i sistemi di accumulo rappresentano un’infrastruttura indispensabile. Per quanto riguarda il consumo di suolo, l’area interessata non presenta colture di pregio. Interventi di questo tipo sono necessari per accompagnare concretamente la transizione energetica”.

Insomma, “per dirla ancor più semplicemente – chiosa il professor Nuzzo – perché non dovremmo accettare il rischio quando teniamo in tasca ogni giorno il nostro cellulare?”.

A fronte dell’impatto territoriale delle opere, la Giunta ha approvato uno schema di convenzione che prevede importanti misure di compensazione a carico del privato: la Fossoli Storage Srl dovrà versare oltre 750mila euro con cui il Comune finanzierà interamente la costruzione di un nuovo parcheggio attrezzato con pensiline fotovoltaiche a servizio della nuova sede della Polizia Locale dell’Unione Terre d’Argine.

Jessica Bianchi

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