‘Tutti puniti, ma nessuno sa chi è stato’: il caso e il parere dell’esperta

Per un parere sull’efficacia della punizione collettiva nelle scuole superiori, abbiamo interpellato la psicologa Francesca Cavallini, presidente del Centro Tice di Correggio

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da Unsplash

Gent. Redazione di Tempo, vi scrivo per condividere con voi alcune riflessioni. Sono la mamma di una ragazza che frequenta la seconda classe di un istituto superiore. Si è verificato nei mesi scorsi un episodio: un compagno di classe si è ritrovato senza la merenda, i soldi e la sigaretta elettronica che aveva nello zaino. Gli insegnanti hanno interrogato la classe cercando di individuare l’autore del furto ma senza riuscirci. Hanno deciso di infliggere a tutti la stessa punizione e da due mesi i ragazzi trascorrono l’intervallo seduti ognuno al proprio posto. Ancora non è stato individuato l’autore del furto, nessuno sa con certezza chi sia stato ma la punizione prosegue e potrebbe saltare la gita scolastica. Mia figlia è insofferente, non ha fatto nulla di male e non sa chi possa essere stato. Dice che non è giusto subire la punizione e io sono d’accordo, penso che sia illegittimo costringerli ancora al banco per l’intervallo.

Per un parere sull’efficacia della punizione collettiva nelle scuole superiori, abbiamo interpellato la psicologa Francesca Cavallini, presidente del Centro Tice di Correggio, docente a contratto del Corso di Laurea in Psicologia presso l’Università degli Studi di Parma e fino al 2005 coordinatrice del gruppo di lavoro in Psicologia Scolastica dell’Ordine degli Psicologi dell’Emilia Romagna.

“Punire il comportamento scorretto di un alunno ha un valore educativo ma non è l’unica azione da mettere in campo. Spesso emerge esclusivamente l’urgenza di punire un gesto irresponsabile. Negli studi di B.F. Skinner  sul comportamentismo, la punizione è definita come una conseguenza che riduce la frequenza di un comportamento se emessa immediatamente, individualmente e al massimo della sua potenza. Sebbene la punizione funzioni nel breve periodo per ridurre un’azione, Skinner sosteneva che la modifica duratura del comportamento si ottiene principalmente attraverso il rinforzo dei comportamenti. La punizione collettiva genera malcontento e sottogruppi inappropriati: punire tutti per qualcosa che ha fatto uno solo è considerata pedagogicamente inefficace. La partecipazione attiva dei giovani alle politiche scolastiche è un ottimo antidoto: se decidono cosa fare dei cellulari e definiscono le regole c’è una probabilità molto più alta che siano implementate come pattern comportamentale interiorizzato rispetto a una regola autoritaria, che si basa spesso solo sulla coercizione. A volte le generazioni degli adulti si lasciano prendere da moti ‘reazionari’ (adesso vedi che ti succede…) mentre la partecipazione attiva dei giovani alle politiche scolastiche è molto più efficace. Prendere le distanze continuamente dall’adolescente evocando la nostra epoca (loro fanno… noi facevamo…) crea un divario, una distanza quando ci dovrebbe essere la volontà di comprendere, avvicinandosi con delicatezza e rispetto, desiderosi di rilevare le cose belle che l’adolescenza oggi porta con sé.

Sara Gelli

 

 

 

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