Sono 65. Hanno tra i 12 e i 19 anni e sono 51 maschi e 14 femmine, un dato quest’ultimo in forte crescita. Italiani e stranieri in egual misura, 34 a 31, questi giovani hanno un tratto che li accumuna: vivono in famiglie fragili, incapaci di accompagnarli nel loro percorso di crescita. Molti di loro hanno già messo in atto comportamenti antisociali e violenti, hanno abbandonato la scuola, abusato di sostanze… condotte illecite che rischiano di “segnarli” a vita, marginalizzandoli in modo irrimediabile.
L’obiettivo di Kombolela (parola malgascia che significa tana nel gioco del nascondino) è proprio quello di “stanarli. Vederli, acchiapparli e, possibilmente non farseli più scappare affinché possano diventare attori positivi all’interno della collettività. Il progetto ha ormai qualche anno sulle spalle e ha visto aumentare il numero dei giovani segnalati (ndr – basti pensare che dal 2022 al 2025 i casi seguiti sono stati complessivamente 150) anche grazie a un maggior coinvolgimento delle scuole”, spiega l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Carpi, Tamara Calzolari. Il progetto socio-educativo nato nell’ottobre del 2021 è frutto di una co-progettazione tra l’Unione delle Terre d’Argine e numerosi soggetti del Terzo Settore con Eortè quale ente capofila. I minori – e non solo – coinvolti in Kombolela, “segnalati dalle scuole per la maggior parte, dall’autorità giudiziaria minorile, dalle associazioni sportive, dai Servizi Sociali o dalle stesse famiglie, vengono affiancati da un educatore e inseriti in percorsi cuciti ad hoc che vanno dal recupero scolastico all’inserimento in laboratori socio-occupazionali. Percorsi, 38 quelli attivati per 49 ragazzi, tesi a valorizzare il loro protagonismo e le loro potenzialità. Fondamentale anche il tema della prevenzione – sottolinea Riccardo Salami di Eortè – per cercare di intercettare i giovanissimi sin dalle medie onde evitare che determinati comportamenti devianti abbiano in qualche modo già messo radice”. Una “stagione complicata quella della gioventù, oggi acuita da forti cambiamenti sociali, da una generale accelerazione e dall’imperversare di nuovi mezzi di comunicazione. Le criticità dentro alle scuole e non ci preoccupano e come amministratori abbiamo il dovere e la responsabilità di fare di più. Kombolela va proprio in questa direzione” ha sottolineato il sindaco Riccardo Righi. La metà dei ragazzi seguiti ha manifestato comportamenti violenti e le ragazze, la cui presenza ha registrato un’impennata aldilà del numero assoluto, non fanno eccezione: “gli atteggiamenti messi in campo da maschi e femmine – conclude l’assessore Calzolari – non presentano differenze sostanziali. Le giovani coinvolte nel progetto si sono rese responsabili di risse e aggressioni fisiche e, in qualche caso, anche di episodi di spaccio”.
Con questo progetto, conclude Righi, scegliamo di esserci davvero, costruendo relazioni, presenza educativa e una rete solida tra scuola, famiglie e territorio. Qui nessun ragazzo è etichettato o lasciato solo, ma ascoltato e accompagnato in un percorso di crescita. Per riuscire a dare un futuro migliore a tutti, contribuendo al benessere collettivo”.
Jessica Bianchi
























