Partiamo da Cortogno, frazione di Casina, non prima di aver verificato gli orari dello spaccio del Caseificio San Giorgio (poi ci serviranno!) e provato l’erbazzone montanaro al bar nel centro del borgo (questo ci serve subito!). Il nostro suggerimento è quello di “saltare” la colazione a casa per farla o ripeterla qui. Per quanto riguarda il Caseificio allo spaccio potremo trovare un Parmigiano Reggiano stagionato 70 mesi, da gustare come delizia a fine pasto accompagnato con miele oppure con l’altra meraviglia gastronomica della zona: il “savurett” di Carpineti. Per quanto riguarda l’erbazzone montanaro, attenzione che rischiate di mandare all’aria l’escursione, restando al bar a ingozzarsi di tale prelibatezza.
Se riusciamo a sganciarci al secondo o terzo pezzo, allora usciti dal bar andiamo a destra e superiamo la chiesa. Prendiamo il sentiero 650 in direzione di Faieto e Vercallo. Alla prima casa, dalla classica forma super quadrata e simmetrica è obbligatorio girarsi di 180° per vedere lo spettacolo del profilo del Cusna e più lontano il Cimone. Proseguiamo in leggera salita fino alla strada (punto di riferimento 3) che attraverseremo per andare diritti, sempre in direzione di Faieto. Costeggiamo il piccolo borgo (rif. 5) e proseguiamo fino ad incrociare nuovamente la strada che porta verso Canossa. Anche in questo caso la attraversiamo per proseguire diritti. Arriviamo a un incrocio (rif. 6) dove teniamo la destra in leggera discesa verso Vercallo (rif. 7).

Qui conviene fare una piccola sosta per ammirare il borgo sapientemente restaurato con un metato per l’essiccazione delle castagne fiancheggiato da una meravigliosa rovere. Dall’inizio del borgo sulla destra prendiamo il sentiero, parallelo alla strada, in direzione Cerredolo dè Coppi. Quando incrociamo la strada asfaltata dobbiamo fare una decina di metri avanti per trovare su lato opposto la carrareccia che ci porta a Bergogno passando dal Bosco della Pentoma. I cartelli presenti non solo ci ammoniscono di mettere l’accento sulla e (del resto tutti i borghi qui hanno delle pronunce non semplicissime o comunque un po’ diverse da quello che ci aspetteremmo) ma ci dice anche che troveremo delle piccole meraviglie: una cascata di acqua molto calcarea che sta dando origine a formazioni rocciose particolari, una sorgente di acqua solforosa, una colonia di felci molto particolari e una zona dove gli alberi sono piegati in modo decisamente anomalo, come se avessero subito la violenza di uno tsunami. Vi lasciamo gustare tutte queste curiosità nel tratto in discesa … sapendo che poi per la legge che in montagna vale come in fisica per la conservazione della massa, ci sarà una salita. Lo sforzo è ampiamente ripagato dalla visita del bordo di Bergogno, zona super Matildica, con vista verso Rossenella e Canossa in direzione sud.
La proloco locale, animata da una trentina di abitanti giustamente innamorati del loro incantevole borgo, tiene aperto su richiesta un bar. C’è anche il ristorante che aprono in alcune occasioni particolari oppure con una richiesta di una trentina di persone almeno. Fateci un pensiero per festeggiare una vostra ricorrenza: non abbiamo potuto provare la loro cucina ma l’elenco che ci hanno fatto di piatti preparati da loro con ingredienti locali è molto attraente. Per le iniziative del Borgo e le aperture del ristorante ci aiuta la loro pagina Facebook “Bergogno Medioevale”. È tempo di tornare verso Cortogno facendo prima un pezzo diritto di strada asfaltata (rif. 10) e poi deviando a destra in corrispondenza di un enorme pero di antica varietà (rif. 11). Non sembra nemmeno un pero da tanto è grande, quindi occhio alle segnaletiche. La strada in salita ci porta ad un primo incrocio dove teniamo la destra, poi invece che proseguire lungo il Sentiero Via Matildica del Volto Santo (rif. 12), scendiamo dalla carrareccia che, a tornanti in mezzo a un prato, ci porta verso il Bosco di Cortogno. Salendo un po’ superiamo una grande azienda agricola fino ad arrivare alla strada che abbiamo fatto all’inizio del percorso.
Scendiamo quindi a Cortogno in tempo per fare provvista del super Parmigiano del caseificio. Se abbiamo ancora un po’ di energie merita di prendere l’auto e scendere a visitare il mulino di Pietra lungo il torrente Tassobbio, ruscello con una storia geologica talmente particolare che si meriterebbe un Sentiero Minimo dedicato.
Il percorso complessivo è di circa 11 km con un dislivello attorno ai 500 metri e si può effettuare in 4 ore di tempo, oltre alle soste.
I dislivelli sono limitati eccetto per la discesa e risalita nel bosco della Pentoma ma le particolarità di questa zona non ci faranno notare lo strappetto.
Come sempre consigliamo di dotarsi prima della partenza di una mappa della zona (le numerose App sui cellulari vanno benissimo, fino a quando si scarica il telefono o si entra in zona in cui “non prende”). Portate sempre una buona scorta d’acqua anche in questa stagione. Tenete inoltre conto della brevità delle giornate nel periodo autunnale e invernale, per cui è opportuno pianificare l’uscita puntando sulla partenza ad un’ora adeguata. Nello zaino ricordatevi in ogni caso di tenere una torcia frontale. Nel caso è sempre una buona idea utilizzare una guida ambientale escursionistica per essere accompagnati in sicurezza.
Lungo il sentiero proposto abbiamo percorso vari tratti del Sentiero Matildico che va da Mantova a Lucca. Fateci un pensierino se volete fare un trekking che non sia la solita VDD. Qui siete nel tempo e nelle terre di Matilde, la Grancontessa, figura di spicco dell’Italia di allora e, verrebbe da dire, non solo di allora.
























