Fino a 1.800 euro all’anno per i medici di famiglia che prescrivono meno visite

Parola chiave, appropriatezza prescritta. E’ questo il leit motiv portato avanti dall’Azienda Usl di Modena per tagliare le liste d’attesa e contenere i costi. E ora, dalle parole l’Ausl è passata ai fatti. Nell’Addendum dell’accordo tra l’Azienda e le rappresentanze sindacali dei medici di Medicina Generale per il governo dell’assistenza specialistica (datato 28 ottobre) e sottoscritto solo dalla Fimmg, contrari Snami e Smi, è previsto un riconoscimento economico annuo di 1,2 euro ad assistito a quei medici di base che prescriveranno un numero di esami specialistici che non superi la soglia del 25% in più o in meno rispetto a quelli prenotati nel 2024 per tutte le priorità di accesso. L'accordo, valido fino al 30 settembre 2026, riguarda dodici tipologie di prestazioni: visite di chirurgia vascolare, di dermatologia, di fisiatria, di gastroenterologia, di oculistica, di otorinolaringoriatria, di pneumologia e di urologia. E, ancora, colonscopie, gastroscopie, Tac e risonanze magnetiche.

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Parola chiave, appropriatezza prescritta. E’ questo il leit motiv portato avanti dall’Azienda Usl di Modena per tagliare le liste d’attesa e contenere i costi. Il direttore generale Mattia Altini ha più volte sottolineato come “accanto al tema dell’adeguatezza dei tempi di risposta occorra fare un ragionamento sull’appropriatezza prescrittiva derivante da una eccessiva medicalizzazione della vita e tornare a utilizzare l’ospedale solo quando serve”. E ora, dalle parole l’Ausl è passata ai fatti. Nell’Addendum dell’accordo tra l’Azienda e le rappresentanze sindacali dei medici di Medicina Generale per il governo dell’assistenza specialistica (datato 28 ottobre) e sottoscritto solo dalla Fimmg, contrari Snami e Smi, è previsto un riconoscimento economico annuo di 1,2 euro ad assistito a quei medici di base che prescriveranno un numero di esami specialistici che non superi la soglia del 25% in più o in meno rispetto a quelli prenotati nel 2024 per tutte le priorità di accesso. L’accordo, valido fino al 30 settembre 2026, riguarda dodici tipologie di prestazioni: visite di chirurgia vascolare, di dermatologia, di fisiatria, di gastroenterologia, di oculistica, di otorinolaringoriatria, di pneumologia e di urologia. E, ancora, colonscopie, gastroscopie, Tac e risonanze magnetiche.

“Se l’obiettivo è raggiunto – si legge nel documento – è prevista una quota di reinvestimento di € 1,20/assistito/anno, cui si somma la quota di € 0,3/assistito/anno per l’aderenza alle indicazioni cliniche contenute nel Catalogo delle Urgenze in coerenza con le indicazioni di appropriatezza prescrittiva regionali. In caso di mancato raggiungimento dell’obiettivo di cui alla lettera precedente, si valuta per singolo medico il raggiungimento di un ulteriore obiettivo dato dall’Indice di Prenotazione per 1000 assistiti riferito alla mediana provinciale corretta del 25%, delle prestazioni prenotate nel 2024, per tutte le priorità di accesso valutando 10 su 12 prestazioni critiche, comprensive obbligatoriamente delle prescrizioni di RM e TC. Per questo obiettivo se raggiunto, è prevista una quota di reinvestimento € 0,7/assistito/anno, cui si somma la quota di € 0,3/assistito/anno per l’aderenza alle indicazioni cliniche contenute nel Catalogo delle Urgenze, in coerenza con le indicazioni di appropriatezza prescrittiva regionali. I compensi sono al netto degli oneri previdenziali a carico dell’Azienda”.

La decisione dell’Ausl di pagare i medici di base “virtuosi” secondo gli standard stabiliti però non va giù allo Snami Emilia Romagna che ribadisce come “l’appropriatezza sia un dovere deontologico quotidiano, non una prestazione a cottimo. Far passare l’idea che la prescrizione o la sua negazione possano essere condizionate o negoziate da un incentivo aziendale pubblico significa indebolire il ruolo del medico come figura di garanzia del cittadino e trasformarlo in una sorta di esecutore delle politiche di contenimento della spesa”. Una filosofia quella sta guidando l’Ausl di Modena, conclude la sigla sindacale in una nota, che non appartiene e non può appartenere alla professione medica anche per il semplice motivo che finisce per legittimare un sospetto pericoloso agli occhi dei cittadini pazienti: ovvero che il medico possa essere, dietro mercede, più appropriato perché incentivato ad esserlo o ancor peggio che finisca per assecondare indirizzi prescrittivi aziendalistici secondo prefissati obiettivi numerici che poco hanno a che vedere con il reale bisogno del paziente e la relazione di cura”.

Ogni medico di famiglia segue mediamente circa 1.500 pazienti ergo, qualora raggiungesse l’obiettivo, riceverebbe circa 1.800 euro all’anno dall’Ausl come riconoscimento. Bruscolini certo, ma con questa operazione i soldi risparmiati dall’azienda in termini di contenimento dei costi legati alle prestazioni specialistiche sarebbero al contrario considerevoli. Che di soldi non ce ne siano più  è sotto agli occhi di tutti. Tagliare è ormai un imperativo ma far passare l’idea che il principale motivo della lenta agonia del Servizio Sanitario Nazionale sia imputabile solo a una eccessiva richiesta di prestazioni da parte dei cittadini è quantomeno fuorviante.

Jessica Bianchi

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