Champion, 50 posti di lavoro a rischio

Orbico, società che gestisce Champion, apre la procedura di licenziamento collettivo e il sindacato SNALV-CONFSAL chiede chiarezza.

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La procedura di licenziamento collettivo avviata da Orbico Sportstyle, la società che gestisce i marchi Champion e Dockers, apre un fronte di contestazione anche sul piano sindacale. Dopo l’annuncio della riduzione dell’organico, che nello stabilimento di Carpi potrebbe mettere a rischio una cinquantina di posti di lavoro, SNALV-CONFSAL chiede all’azienda di chiarire le ragioni della decisione e, soprattutto, di dimostrare che siano state esplorate tutte le alternative ai licenziamenti. La procedura, secondo quanto riferito dal sindacato, coinvolge complessivamente 232 dipendenti, prevalentemente impiegati negli uffici aziendali. Una vertenza che assume particolare rilevanza anche per la composizione della forza lavoro: il 66,95% delle persone interessate è costituito da donne. “La società Orbico Sportstyle., secondo le informazioni in nostro possesso, risulta interamente controllata dal 31 gennaio 2025 dalla società di diritto croato Orbico d.o.o. za trgovinu, con sede a Zagabria, e opera nella gestione e nello sviluppo commerciale dei marchi Champion e Dockers, nell’ambito dei relativi accordi commerciali e di licenza” spiega il sindacato. Tra le motivazioni addotte dall’azienda per giustificare “la procedura di licenziamento collettivo figurerebbero la contrazione del fatturato, il calo delle vendite e le difficoltà economiche del settore”. Spiegazioni che SNALV-CONFSAL non ritiene sufficienti senza un confronto approfondito “sui dati economici e sulle prospettive industriali. Una crisi di mercato, per quanto significativa, non può tradursi automaticamente nella perdita di posti di lavoro senza un esame concreto delle possibili soluzioni alternative”, sostiene il sindacato, che solleva una serie di interrogativi. Perché, si chiede, non valutare il ricorso agli ammortizzatori sociali, alla riduzione volontaria e temporanea dell’orario di lavoro o ad accordi di solidarietà? E ancora: quali cambiamenti organizzativi e commerciali avrebbero determinato un’eccedenza occupazionale di queste dimensioni? Quale futuro è previsto per la sede carpigiana e per le attività attualmente svolte sul territorio? La sigla sindacale chiede inoltre di conoscere l’eventuale esistenza di processi di riorganizzazione, accentramento o trasferimento di funzioni verso altre società del gruppo. Il sospetto, precisa, non è un’accusa, ma la necessità di capire se i licenziamenti siano soltanto l’effetto della contrazione delle vendite o si inseriscano in una strategia aziendale più ampia. Alla vertenza occupazionale si aggiunge poi un’altra contestazione. SNALV-CONFSAL lamenta infatti la propria esclusione dall’assemblea sindacale unitaria del 28 ottobre e dalle successive attività di confronto. Il sindacato riferisce di aver partecipato alla riunione del 19 ottobre, presso lo studio Labour Consulting di Reggio Emilia, nell’ambito della procedura, e contesta quindi le modalità con cui sarebbe stata successivamente esclusa dal confronto. Una questione che, secondo la sigla, non dovrebbe trasformare la difesa dei posti di lavoro “in una competizione tra organizzazioni sindacali: l’obiettivo comune dovrebbe essere quello di individuare ogni soluzione concretamente possibile per evitare o ridurre i licenziamenti”. Da qui l’appello alla “Prefettura di Modena, alla Regione Emilia-Romagna e al Comune di Carpi affinché favoriscano un confronto trasparente e costruttivo. Duecentotrentadue lavoratrici e lavoratori non sono semplicemente numeri all’interno di un bilancio aziendale. Sono persone, famiglie, professionalità ed esperienze che rappresentano un patrimonio per il territorio”. La richiesta conclusiva di SNALV-CONFSAL è chiara: prima di considerare inevitabili i licenziamenti, occorre dimostrare che siano state percorse tutte le strade possibili per evitarli.

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