Si è tenuta a Carpi la conferenza pubblica organizzata dal Comitato Aimag per il Territorio dal titolo “Raccolta differenziata e riciclo: cosa succede davvero ai nostri rifiuti e quali sfide ci aspettano?”. A confrontarsi sui temi caldi della sostenibilità sono stati il dott. Gianluca Valentini, Direttore generale del Gruppo Aimag, il prof. Giovanni Goldoni, Docente di Scienze Merceologiche all’Università di Verona (in differita perché impossibilitato a presenziare fisicamente) e il dott. Emilio Galavotti, rappresentante provinciale dell’Associazione Plastic Free. L’andamento della serata ha visto un vivace botta e risposta tra le domande di Francesco Manicardi chiamato a condurre la serata e le curiosità del pubblico presente in sala.
Il sistema del riciclo della plastica in Italia vive oggi un evidente paradosso: da un lato i cittadini compiono un lavoro eccezionale nella raccolta differenziata, dall’altro le imprese del settore faticano enormemente a vendere il materiale recuperato. A tracciare la radiografia di questa criticità è stato il prof. Giovanni Goldoni, analizzando costi e dinamiche di mercato.
A gestire il sistema in Italia è il Consorzio Corepla (Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Plastica). Il consorzio finanzia la raccolta differenziata pagando i costi ai comuni in base agli accordi con l’Anci. La sua principale fonte di sostentamento è il contributo ambientale versato dai produttori e dagli utilizzatori di imballaggi plastici, secondo il principio della responsabilità estesa del produttore. L’equazione di bilancio di Corepla si regge sui costi pagati ai comuni e quelli di separazione, bilanciati dai ricavi dei contributi ambientali e dalle vendite all’asta dei materiali. Molto spesso, le aste organizzate per vendere i materiali plastici riciclati registrano il tutto esaurito… di vuoto (aste deserte). Secondo il Prof. Goldoni, le motivazioni principali sono tre: i bassi prezzi della plastica vergine, che rendono meno appetibile il riciclato; gli alti costi del materiale riciclato in Italia, stimati a tre volte quelli della plastica cinese e cinque volte quelli vietnamiti a causa dei costi di raccolta; la concorrenza sleale dei bassi costi del riciclato proveniente da paesi extra Unione Europea.
La risposta istituzionale non può limitarsi a una presa d’atto e a rimandare tutto al futuro Circular Economy Act. Servirebbero invece provvedimenti europei mirati a limitare le importazioni a basso costo e a imporre quote obbligatorie di materiale riciclato in tutti i settori possibili.
Per mantenere l’equilibrio economico della filiera, i costi non dovrebbero gravare sui consumatori — i quali già prestano gratuitamente la propria opera nella raccolta differenziata — bensì sui produttori, sugli utilizzatori di plastica e sul sistema pubblico.
Per quanto riguarda le piccole e medie imprese che scelgono materiali riciclati nonostante i maggiori costi, la chiave risiede nella valorizzazione della scelta ambientale per rafforzare la reputazione aziendale, permettendo così di sostenere prezzi di vendita più alti. Un ulteriore aiuto potrebbe arrivare da sgravi fiscali, come la proposta italiana di abbassare l’IVA sui prodotti ad alto contenuto di riciclato.
Il dott. Valentini ha ribadito che la riduzione di utilizzo della plastica superflua è la priorità assoluta e ha insistito sulla necessità di sviluppare sistemi di supporto economico — inclusi potenziali contributi statali o incentivi volti a favorire il consumo di materiali riciclati e di prodotti alternativi al materiale vergine — per sostenere l’intera filiera.
Se l’industria cerca faticosamente una soluzione, sul territorio la risposta civica non manca. Ne è testimonianza l’attività di Emilio Galavotti e dei volontari di Plastic Free ODV a Modena e dintorni. Armati di guanti, sacchi e magliette blu, i volontari scendono regolarmente in parchi e aree verdi per ripulire l’ambiente dai rifiuti abbandonati.
Galavotti ha ribadito il mantra della sostenibilità: Riduci, Riusa, Ricicla. Ridurre alla fonte, riutilizzare per prolungare il ciclo di vita dei prodotti e riciclare correttamente ciò che resta rappresentano le uniche strade percorribili. Una sfida culturale e industriale che, come ricordato nel corso dell’incontro, riguarda da vicino la generazione presente e le generazioni future.
S.G.
























