Carpi invecchia, ma questa non è certo una novità. E, insieme al progressivo aumento dell’età della popolazione, cambiano i bisogni di cura. L’allungamento della vita, salvo rare e fortunate eccezioni, fa spesso rima con cronicità e non autosufficienza. Le persone anziane convivono per lungo tempo con una o più malattie e quando il quadro diventa multipatologico la necessità di assistenza cresce ulteriormente. Si parla sempre più di domiciliarità e non potrebbe che essere così a fronte della limitata disponibilità di posti nelle strutture residenziali: in Unione delle Terre d’Argine i posti pubblici nelle case residenza sono 341, a cui se ne aggiungono 82 privati a livello distrettuale, a fronte di una lista d’attesa di 350 persone. Un dato che rende evidente la sproporzione tra la domanda e l’offerta: il numero di chi attende di entrare in struttura è più numeroso dell’intera dotazione pubblica disponibile. In questo scenario, portare l’assistenza direttamente nelle abitazioni diventa dunque una necessità imprescindibile: significa sostenere le persone fragili a casa e, allo stesso tempo, alleggerire il carico di chi quotidianamente si prende cura di un anziano o di una persona con disabilità.
Sul nostro territorio sono attivi due principali servizi di assistenza domiciliare: il SAD, garantito da operatori socio-sanitari adeguatamente formati e l’ADI, che prevede invece prestazioni di carattere infermieristico erogate dall’Ausl di Modena.
Limitarsi però alle sole prestazioni sarebbe del tutto miope. A cambiare infatti dev’essere la prospettiva: dalla mera erogazione di prestazioni alla presa in carico della persona, con risposte costruite in modo individualizzato sulla base del bisogno. Risposte che non possono prescindere da una relazione costante tra competenze e professionalità differenti. E allora diventa fondamentale capire se il paradigma è cambiato e se il SAD è stato capace di cambiare pelle nel corso del tempo. Sul fronte dell’integrazione socio-sanitaria negli ultimi anni molto è stato fatto: dall’Ospedale di Comunità (Os.Co) alle dimissioni protette, dalle Case della Comunità alle Centrali operative territoriali. Sul piano della programmazione, le innovazioni non mancano. La domanda però è: cosa arriva davvero dentro alle case? E come si traduce concretamente tutto questo nella vita quotidiana di una persona fragile e della sua famiglia? È un tema di cui si parla da decenni, ma che continua a interrogare l’organizzazione dei servizi. Le diverse figure professionali – dall’operatore socio-sanitario all’infermiere – si incontrano, si confrontano, condividono un progetto? Oppure ciascuno interviene sul proprio pezzo di bisogno? Non basta una cartella condivisa: occorrono un piano di assistenza realmente condiviso, capace di tenere insieme la dimensione sanitaria e quella sociale e di essere aggiornato con l’evoluzione delle condizioni della persona. La questione diventa ancora più evidente nei passaggi tra ospedale, strutture intermedie e domicilio. Se un paziente viene dimesso e deve rientrare a casa, la continuità della cura non può dipendere dalla disponibilità immediata di un servizio o da una lista d’attesa. La presa in carico dovrebbe accompagnare il percorso e adattarsi al mutare delle necessità. Perché è proprio questo il cambiamento imposto dalla cronicità e dalla non autosufficienza: non si tratta necessariamente di bisogni statici. Le condizioni possono evolvere e l’autonomia ridursi, la famiglia può trovarsi improvvisamente a gestire situazioni nuove e più complesse. E allora anche la risposta assistenziale deve poter cambiare insieme alla persona.
A tracciare una fotografia del SAD è l’assessore alle politiche sociali del Comune di Carpi, Tamara Calzolari.
Assessore come si sostanzia l’assistenza domiciliare?
“L’assistenza domiciliare (SAD) è un servizio accreditato ed è fruibile su tutto il territorio dell’Unione delle Terre d’Argine. A Novi di Modena è svolto da ASP, mentre sugli altri territori (Carpi, Soliera e Campogalliano) dalla Cooperativa Domus. Vengono proposte diverse tipologie di intervento: alzata, bagno, igiene, messa a letto, preparazione pasti, supervisione per assunzione dei farmaci, accompagnamenti per persone a vita sola”.
E’ vero che ogni prestazione deve rispettare un minutaggio preciso?
“La durata minima prevista per l’intervento domiciliare è di 45 minuti ma può durare in modo variabile in relazione alle esigenze”.
A quanto ammonta il costo del servizio per le famiglie?
“Il costo orario è stabilito dalla regione, 10,75 euro con un solo operatore; 20,50 euro con due operatori, spesso necessari quando la persona è allettata e chiede l’intervento per il bagno. La famiglia, in accordo con l’assistente sociale, decide di quanti interventi necessita. Potrebbero essere più d’uno al giorno oppure solo uno solo. In base all’ISEE è possibile ricevere il servizio con tariffe scontate, come da regolamento delle Tariffe, esercizio 2026.
Il SAD si differenzia dall’ADI, assistenza domiciliare infermieristica, che è un servizio di assistenza sanitaria fornito dall’Ausl ed è un servizio gratuito. Permette alle persone ammalate, quando le condizioni cliniche e familiari lo consentono, di vivere il più possibile nel proprio ambiente, tra le persone care”.
Come si garantisce la continuità delle cure e l’integrazione socio sanitaria?
“L’assistenza a domicilio è collegata in rete con gli altri servizi sanitari sia ospedalieri che territoriali per garantire la continuità delle cure. L’equipe di assistenza domiciliare è composta dal medico di famiglia, l’infermiere, l’assistente sociale dell’Area Anziani del Comune o della COT. L’assistenza a domicilio prevede piani personalizzati di cura adeguati alle singole esigenze”.
Quanti lavoratori sono impegnati nel prestare tali cure?
“A Novi vi sono 3 operatori a tempo pieno; a Carpi 21 operatori a tempo pieno e 5 con un part time di 30 ore mentre sia a Soliera che a Campogalliano vi sono 1 operatore a tempo pieno e 5 con un part time di 30 ore”.
Quante le persone assistite?
“Attualmente gli utenti in carico a Carpi sono 133 anziani e 13 disabili; a Soliera vengono assistiti 40 anziani e 4 disabili, a Campogalliano 14 anziani e 2 disabili e, infine, a Novi di Modena vengono assistiti 40 anziani e 2 disabili ma il numero può variare a seconda delle richieste”.
Il servizio riesce ad rispondere a tutte le richieste o vi sono persone in lista d’attesa?
“A seconda del periodo dell’anno potrebbero esserci persone in lista d’attesa generalmente a Carpi mentre sugli altri territori la richiesta viene evasa praticamente subito”.
Come si è evoluto nel corso del tempo il servizio?
“Dalla lettura dei bisogni e dall’aumento di alcune patologie, abbiamo perfezionato il servizio offrendo un servizio specializzato non a domanda, ma su progetto dei servizi socio sanitari: per persone con patologie dementigene e malattie neurodegenerative. L’OSS adeguatamente formato, collabora con il terapista occupazionale su progetti individuali e condivisi con la famiglia, in accordo con i servizi socio-sanitari. Ci tengo a sottolineare che ogni caso viene sempre preso in carico da una Unità di Valutazione Multidisciplinare (UVM) nella quale sono coinvolti operatori sanitari e assistenziali in cui si valuta e si propone un percorso integrato che può riguardare sia un percorso residenziale che domiciliare con operatori a casa e/o l’ingresso a centri diurni. A fronte di ogni cambiamento rilevante delle condizioni si procede con la rivalutazione dell’UVM”.
Come si intende rafforzare il SAD a fronte dell’aumento della popolazione anziana?
“Nel Regolamento per il funzionamento dei servizi diurni, residenziali e a sostegno della domiciliarità per disabili, anziani e adulti fragili dell’UdTA approvato con Delibera Consigliare n.2 del 30/03/2022 si è cercato di descrivere gli interventi a sostegno della domiciliarità, ovvero: pasti a domicilio, pasti presso le mense convenzionate, telesoccorso/bracciale devices per la rilevazione di parametri, portierato sociale, assegni di cura, servizi a sostegno del caregiver.
In particolare a favore del care giver sono già attive diverse azioni: il sollievo a domicilio Boccata d’Aria, gruppi AMA di auto mutuo aiuto, sollievi nelle strutture residenziali, incontri di formazione e informazione, promozione di uno sportello dedicato e supporto nella ricerca di un’assistente familiare per l’incrocio domanda/offerta. Anche il Centro Diurno è una risposta a sostegno della domiciliarità, al quale si accede previa domanda del cittadino e inserimento in graduatoria”.
La sfida, quindi, non è solo portare più prestazioni nelle case, ma garantire che qualcuno tenga davvero insieme i pezzi. Perché la presa in carico non è una somma di interventi: è la capacità di cambiare risposta quando cambiano i bisogni.
Jessica Bianchi
























