Come se non bastasse l’aumento più alto di sempre nel periodo peggiore di sempre, la Tari rischia di aumentare ulteriormente per la clamorosa battuta d’arresto della raccolta della plastica in Italia: il materiale riciclato costa ormai in tutta Europa più di quello nuovo importato dall’Asia. A lanciare l’allarme in un’intervista a Repubblica è stato il presidente dell’Anci Gaetano Manfredi a nome di tutti i Comuni italiani. In gioco c’è la tenuta stessa dell’economia circolare e un patrimonio di senso civico costruito nel tempo. Non solo. In Italia la legge impone che il ciclo dei rifiuti si debba autosostenere finanziariamente ma se verranno a mancare i ricavi delle vendite a copertura dei costi della differenziata, i Comuni potrebbero essere costretti ad aumentare la tassa sui rifiuti a carico dei cittadini per garantire la copertura finanziaria del servizio. Una nuova criticità che arriva dopo i malumori estivi per il rincaro del 10% sulla spazzatura che per le famiglie si tradurrà in un impatto annuo di circa 10,78 euro per i single fino a 29,18 euro per i nuclei con quattro o più persone, passando per i 20,16 euro delle coppie e i 25,55 euro dei nuclei da tre componenti.
Ad oggi devono essersi rassegnati cittadini e imprese che avevano fatto sentire la loro voce tre mesi fa, tant’è che il Sindaco di Carpi Righi non ha nemmeno dovuto attivare il tavolo provinciale di confronto annunciato insieme al Sindaco di Modena Mezzetti il 15 luglio nel pieno delle polemiche.
L’unica occasione per fare chiarezza e approfondire la questione finora è stata la seduta del Consiglio Comunale del 23 luglio in cui si è consumato lo scontro tra i difensori dei valori assoluti e i critici degli aumenti relativi. Per la maggioranza, Carpi rimane una delle realtà più virtuose a livello regionale: il costo medio della Tari per residente è pari a 194 euro, inferiore rispetto alla media regionale di 208 euro. Per l’opposizione, l’aumento del 10% è esageratamente punitivo per un territorio che ha contribuito in modo significativo alla sostenibilità tant’è che la produzione di rifiuti indifferenziato pro-capite si attesta ad appena 63,6 chilogrammi all’anno per abitante a fronte di una media regionale di ben 140 chili.
A fronte di una riduzione dei rifiuti prodotti, ci si aspetterebbe un analogo andamento dei costi della tariffazione puntuale ma così non è anche per un paradosso contabile che è stato spiegato in aula dall’assessore Serena Pedrazzoli. Nel rapporto costo per tonnellata, la quantità complessiva di rifiuti funge da denominatore: grazie all’efficacia della tariffazione puntuale, la quantità totale di spazzatura prodotta ed inviata a smaltimento cala in modo significativo. Riducendo il valore del denominatore a fronte di costi fissi di gestione e raccolta che non diminuiscono in modo strettamente proporzionale, il valore finale del coefficiente (ossia il costo unitario per tonnellata) tende matematicamente a salire. Un dato che solleva perplessità, visto che il modello della tariffazione puntuale nasce proprio con l’obiettivo di premiare la riduzione dei rifiuti e contenere le spese complessive a carico dei cittadini.
L’altro elemento di perplessità è legato al fatto che i Comuni hanno il dovere di controllare i costi del servizio evitando di trovare la soluzione nelle bollette dei cittadini ma a una sola e precisa domanda di chiarimento dai banchi dell’opposizione su una voce del Piano economico finanziario non è stata data risposta. Si tratta della ‘componente a conguaglio relativa a costi variabili’ che l’anno scorso era di 295mila euro e quest’anno impatta per oltre 4 milioni, ‘di cui 3,3 milioni di quote pregresse recuperate nell’anno’. E’ fondamentale conoscere i costi reali e capire quali interventi possano essere attivati per evitare i rincari prima che ulteriori oneri si trasferiscano sulle bollette.
L’Amministrazione comunale ha ricordato le tutele attualmente in vigore: da un lato c’è il Bonus Sociale introdotto da ARERA (finanziato con una quota di 6 euro su ogni utenza) e che riconosce uno sconto del 25% sulla tariffa alle famiglie in fascia ISEE agevolata: a Carpi sono 2.766 i nuclei che ne usufruiscono, pari a circa l’8,5% delle utenze totali. Dall’altro lato, il Comune ha deciso di stanziare risorse proprie dal bilancio municipale per distribuire agevolazioni specifiche a favore delle scuole e degli istituti di formazione professionale non statali del territorio.
Da più parti è stato chiesto di fare di più: c’è chi (Morelli di Azione e Fedrigotti di Carpi Comune) propone di istituire un fondo comunale alimentato dai dividendi del gestore per alleggerire il peso della tassa su famiglie e imprese mentre Fratelli d’Italia ha chiesto di vincolare i proventi della lotta all’evasione alla riduzione delle bollette.
A questo proposito, ad arricchire il dibattito, è intervenuta la vicesindaco Mariella Lugli che ha posto l’accento sul lavoro svolto negli ultimi anni sul fronte del contrasto all’elusione e all’evasione della Tari: nel periodo tra il 2021 e oggi l’attività di recupero si è attestata a circa 960.000 euro. “I 40mila euro inseriti nell’ultimo piano — di cui circa 30.000 di pertinenza specifica del Comune di Carpi — rappresentano infatti la cifra più contenuta di un ciclo pluriennale che ha consentito di riportare nell’alveo della legalità quasi 1.500 utenze prima sconosciute al fisco locale: nello specifico, 564 utenze domestiche e ben 929 utenze non domestiche”.
Non serve richiamare i cittadini, che per la stragrande maggioranza già fanno il loro dovere, “a non pensare al risparmio ma al minor impatto sull’ambiente perché il mondo è una cosa che noi prendiamo in prestito”. Non serve invitarli a ridurre drasticamente la produzione dei rifiuti alla fonte eliminando il monouso, promuovendo il plastic-free e riducendo il packaging. Ai cittadini il Sindaco di Carpi Riccardo Righi deve spiegare come si sta affrontando la crisi della plastica e che cosa si sta facendo per evitare nuovi rincari della Tari.
























