La traversata dello Stretto di Messina è un’impresa che vive di una duplice anima: è profondamente individuale, ma al tempo stesso indissolubilmente collettiva. Ne sa qualcosa il carpigiano Raffaello Porro ha preso parte a questa straordinaria avventura marittima. È una sfida individuale perché sono le proprie bracciate, il proprio ritmo e la propria determinazione a fendere il mare per coprire i 3,5 chilometri che separano Torre Faro, a Messina, dalla costa calabrese. È allo stesso tempo un’esperienza collettiva perché nelle acque dello Stretto non si è mai davvero soli: si nuota infatti in piccoli gruppi coordinati da due a quattro persone, costantemente scortati e assistiti da imbarcazioni a motore con a bordo un comandante timoniere e un assistente bagnanti pronti a garantire la massima sicurezza. L’evento, organizzato dalla struttura di Swimming Travel sotto la guida del manager Luciano Vietri, ha visto la partecipazione di circa trenta nuotatori giunti da ogni parte del mondo, con presenze da Italia, Russia, Francia e Australia. A supporto dei partecipanti è stata schierata un’imponente flotta di oltre dieci imbarcazioni d’appoggio. La preparazione è stata curata nei minimi dettagli attraverso due rigorosi briefing organizzativi, il primo svolto nel pomeriggio della vigilia e il secondo subito prima del tuffo, fondamentali per analizzare traiettorie e correnti marittime.
La partenza è scattata puntualmente intorno alle ore 10:30. Grazie a condizioni meteo favorevoli, caratterizzate da un piacevole vento di Maestrale e correnti a favore, i partecipanti hanno potuto spingere al meglio lungo il braccio di mare. Fondamentale si è rivelato il supporto di Giovanni Arena, che ha saputo leggere le dinamiche dello Stretto instradando il gruppo nel “fiume” d’acqua perfetto. Alle 11:20 le prime bracciate toccavano già la sponda calabrese. Per Raffaello Porro il cronometro si è fermato sull’ottimo tempo di 51 minuti e 38 secondi, un risultato certificato ufficialmente dai cronometristi della Federazione Italiana Cronometristi (FICr).
Qual è il segreto per affrontare sfide di questo livello superata la soglia dei sessant’anni?
“Si tratta soprattutto di pianificare e prepararsi con metodo, allenarsi costantemente e aver cura di sé per arrivare all’appuntamento nelle migliori condizioni possibili” ha spiegato Porro, visibilmente soddisfatto della prestazione. “È sempre bello poter dire ‘io l’ho fatto’ e averlo fatto bene è ancora più bello. Questo è solo l’inizio e negli anni a venire cercherò nuove sfide per onorare al meglio lo spirito dei Sessanta Ruggenti”. In questa occasione l’esperienza in acqua è stata condivisa con due amici carpigiani, rendendo il traguardo ancora più speciale.
La traversata dello Stretto di Messina rappresenta la terza impresa che Porro si è prefissato nel 2026 per festeggiare il traguardo dei suoi 60 anni. La prima grande sfida dell’anno è stata una navigazione a vela d’altura di 1.800 miglia da Porto, in Portogallo, fino a La Grande Motte, in Francia, a bordo del Neel 52 “Sessanta Ruggenti”, un trimarano di 15 metri condotto per otto giorni e otto notti con un solo scalo a Gibilterra insieme a un equipaggio di sei persone. La seconda impresa si è svolta sul Lago di Garda con la traversata Desenzano-Riva compiuta in solitaria su deriva Laser Standard, senza scalo e senza alcuna assistenza in acqua. Dopo la sfida dello Stretto di Messina, il prossimo e quarto obiettivo sarà la traversata da Loano a Monte Carlo, sempre in Laser, che verrà affrontata non appena si aprirà la finestra meteorologica adatta con vento forte e costante da nord, est o sud-est.
Chiara Sorrentino
























