Omicidio Saman, definitive le condanne per i familiari

Diventano definitive le condanne all'ergastolo per i genitori di Saman Abbas, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, e per i cugini Ijaz Ikram e Noman Ul Haq, definitiva anche la pena di 22 anni di reclusione inflitta allo zio Danish Hasnain. La decisione è arrivata dopo che la Cassazione ha rigettato i ricorsi degli imputati per l'omicidio della 18enne pachistana uccisa a Novellara, nel Reggiano, nella primavera del 2021.

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Saman Abbas

Diventano definitive le condanne all’ergastolo per i genitori di Saman Abbas, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, e per i cugini Ijaz Ikram e Noman Ul Haq, definitiva anche la pena di 22 anni di reclusione inflitta allo zio Danish Hasnain. La decisione è arrivata dopo che la Cassazione ha rigettato i ricorsi degli imputati per l’omicidio della 18enne pachistana uccisa a Novellara, nel Reggiano, nella primavera del 2021. Secondo l’accusa, la giovane fu assassinata per essersi opposta a un matrimonio combinato e per aver intrapreso uno stile di vita ritenuto incompatibile con le tradizioni familiari.

Sentiamo la voce dell’avvocato penalista, di parte civile, Barbara Iannuccelli dell’associazione Penelope Italia

Soddisfazione da parte del Sindaco del Comune di Novellara, Simone Zarantonello: “Accogliamo con favore la notizia che la Cassazione ha confermato le condanne emesse nel precedente grado di giudizio in Corte d’Assise d’appello a Bologna. È un segnale importante che sottolinea un punto fondamentale, anche dal punto di vista sociale e culturale, ovvero che questi reati non solo non sono accettabili in un contesto democratico e civile, ma che la legge li punisce ancora più duramente quando subentrano aggravanti causate da motivazioni culturali. Il fatto che il Comune di Novellara si sia sempre costituito parte civile non è un particolare secondario, ma la testimonianza di un territorio che non può accettare tali comportamenti. Archiviata la sentenza, resta inalterato l’impegno dell’Amministrazione Comunale di portare avanti un importante e capillare lavoro sull’integrazione, sull’educazione, sulla costruzione di una rete a sostegno di chi si trovi a vivere in situazioni di prevaricazione e sofferenza famigliare”.

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