Rifiuti, a Carpi le bollette crescono del 9,9%. Il ‘corto circuito’ che pesa sui cittadini

L'Assessore Pedrazzoli spiega il nuovo piano Atersir e le cause dei rincari. Se il lavoro quotidiano di cittadini, imprese e famiglie nel differenziare correttamente i rifiuti ha evitato oggi costi ancor più elevati, non è accettabile che i costi crescenti si scarichino sui loro bilanci quando i gestori continuano a registrare utili significativi e a redistribuire ricchi dividendi ai propri azionisti, fra cui gli stessi Comuni proprietari delle aziende che gestiscono il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti. Un corto circuito che rivela una crescente difficoltà dei primi cittadini a governare i processi decisionali che si sono allontanati dal livello locale. Chi ci difenderà?

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L’assemblea di zona di Atersir ha approvato il Piano economico finanziario 2026-2029 per la gestione dei rifiuti ed è una doccia fredda per i contribuenti perché prevede un robusto aumento dei costi delle bollette. Il documento ha registrato, nel bacino del gestore Hera, una dura rivolta da parte di alcuni sindaci contro l’incremento, stimato dell’8%, dei costi di gestione e smaltimento dei rifiuti ma è passato nonostante 12 voti contrari e 3 astenuti. Chi ha votato a favore della delibera ha spiegato di averlo fatto per evitare di bloccare il servizio e per senso di responsabilità. Chi ha votato contro contesta il fatto che non sia stato dato il tempo per i dovuti approfondimenti e che così non si premiano i comportamenti corretti e virtuosi.

Le polemiche hanno riguardato l’approvazione delle tariffe dei Comuni del bacino di Hera, “i Comuni dell’Unione Terre d’Argine, soci di Aimag sono partiti con largo anticipo condividendo già in primavera il Piano economico finanziario approvato poi nel Consiglio locale Atersir del 12 maggio scorso, da tutti i comuni e di diverso orientamento politico. Sarà sottoposto all’approvazione del Consiglio comunale di Carpi durante la seduta del 23 luglio” chiarisce l’Assessore all’Ambiente del Comune di Carpi Serena Pedrazzoli.

Come nasce la tariffa dei rifiuti (Tari)?

Dal 2017 è l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (Arera) a definire le regole del gioco per la tassa sui rifiuti a livello nazionale: con il Metodo Tariffario Rifiuti (Mtr) si basa sui costi reali sostenuti dal gestore per cui ogni centesimo richiesto in bolletta è collegato a un servizio effettivamente erogato. Calare queste rigide normative nazionali nella realtà locale è compito di Atersir (l’Agenzia territoriale dell’Emilia-Romagna per i servizi idrici e i rifiuti) che lavora fianco a fianco con i Comuni per passare al setaccio i bilanci dei gestori. Il nuovo piano quadriennale 2026-2029 nasce con l’obiettivo di permettere al gestore di programmare investimenti a lungo termine per migliorare la raccolta e la sostenibilità ambientale. In sostanza, la tariffa copre i costi del servizio garantendone la stabilità

A Carpi di quanto aumenterà la Tari?

Le situazioni sono molto diverse in regione e da comune a comune. Ogni Comune ripartisce i costi tra famiglie e attività in modo autonomo. In Emilia Romagna, nel bacino di Iren è previsto un rincaro medio del 4,6%; nel bacino di Hera è del 7,93 rispetto al 2025. “Nel Comune di Carpi che appartiene al bacino di Aimag i costi del servizio aumenteranno del 9,9%” spiega l’Assessore Pedrazzoli, ricordando che in città viene applicata una delle tariffe più basse in Regione, se non in Italia.

Quali fattori hanno determinato il rincaro della Tari?

A incidere maggiormente sull’incremento, oltre all’inflazione e al rinnovo dei contratti degli operatori impegnati nei servizi, è il forte aumento dei costi di trasporto e del carburante che impattano direttamente sulla raccolta e movimentazione dei rifiuti. “Nel calcolo della Tari per il comune di Carpi – aggiunge l’Assessore Pedrazzoli – la gestione degli abiti usati rappresenta una criticità perché comporta un incremento dei costi di gestione all’interno della filiera della raccolta differenziata. Se a livello locale il problema si traduce in un immediato aumento dei costi di gestione per i Comuni, su scala europea le cause e le criticità sono più profonde e strutturali: la diffusione della moda ultra-veloce ed economica ha inondato il mercato di una quantità enorme di indumenti di bassissima qualità. Si deteriorano molto rapidamente e non sono più idonei al mercato del second-hand (riutilizzo) e solo l’1% degli abiti usati a livello globale viene riciclato in nuovi capi di abbigliamento”.

Il sistema del porta a porta e della tariffa puntuale nel bacino di Aimag continua a rappresentare una delle esperienze più avanzate del Paese. Non esiste un sistema premiante per i cittadini virtuosi?

“Il premio incentivante ai comuni virtuosi esiste già e viene alimento dal fondo regionale di 10 milioni di euro. Quando i comuni erano pochi, i premi erano molto consistenti. Oggi la quota dei dieci milioni è rimasta invariata ma viene distribuita fra un numero sempre maggiore di comuni che migliorano la qualità della raccolta dei rifiuti” conclude Pedrazzoli.

Se il lavoro quotidiano di cittadini, imprese e famiglie nel differenziare correttamente i rifiuti ha evitato oggi costi ancor più elevati, non è accettabile che i costi crescenti si scarichino sui loro bilanci quando i gestori continuano a registrare utili significativi e a redistribuire ricchi dividendi ai propri azionisti, fra cui gli stessi Comuni proprietari delle aziende che gestiscono il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti. Un corto circuito che rivela una crescente difficoltà dei primi cittadini a governare i processi decisionali che si sono allontanati dal livello locale. Chi ci difenderà?

Sara Gelli

 

 

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