Dopo aver dovuto rinunciare all’automobile, Maria aveva finalmente ritrovato la propria indipendenza grazie a uno scooter elettrico, il dispositivo medico a 3 o 4 ruote, alimentato a batteria, progettato per restituire autonomia a chi ha difficoltà motorie.
L’obiettivo di ieri mattina sembrava semplice: percorrere la pista ciclabile fino al centro commerciale Il Borgogioso per fare la spesa. L’entusiasmo si è però infranto all’attraversamento di via Nuova Ponente. Ad attendere Maria – e chiunque si trovi su una sedia a rotelle o su un mezzo per la mobilità ridotta – c’erano tre vistosi dissuasori metallici a forma di “U rovesciata”. Strutture pensate probabilmente per evitare l’accesso a ciclomotori, ma che nei fatti si sono rivelate una barriera architettonica insormontabile.
“Per riuscire a passare – racconta Maria – ho sbattuto con lo scooter sia davanti che dietro. Si passa a fatica in bicicletta, per chi è in carrozzina è semplicemente impossibile”.
Alla frustrazione si è aggiunto il rischio per l’incolumità: per poter fare ritorno a casa, Maria è stata costretta a bypassare il blocco immettendosi direttamente sulla carreggiata stradale, sfidando il traffico veicolare a bordo del suo scooter elettrico. Un controsenso per un’infrastruttura nata con lo scopo di proteggere gli utenti deboli.
“Avevo appena letto sul sito di Tempo un articolo sulla rigenerazione urbana che dovrebbe essere prima di tutto rigenerazione umana nel rispetto del diritto alla mobilità di tutti i cittadini” conclude
























