“I cani sono esseri viventi, non oggetti da restituire quando non servono più”

L’estate è appena iniziata, ma al Canile di Carpi l’emergenza rinunce è già una realtà. A lanciare l’allarme è la direttrice Raffaella Benedusi, che racconta un giugno particolarmente difficile: sette cani adulti sono già stati affidati alla struttura di via Bertuzza e altre richieste di rinuncia sono in arrivo. “Siamo nel 2026 e ancora oggi, per molte persone, quando il cane diventa impegnativo o crea qualche problema, la soluzione più semplice è disfarsene”. Ed è inaccettabile.

0
206
Ares

L’estate è appena iniziata, ma al Canile di Carpi l’emergenza rinunce è già una realtà. A lanciare l’allarme è la direttrice Raffaella Benedusi, che racconta un giugno particolarmente difficile: sette cani adulti sono già stati affidati alla struttura di via Bertuzza e altre richieste di rinuncia sono in arrivo. “Quello che purtroppo temevamo si è avverato. Nel periodo estivo – spiega – le persone sembrano essere più portate a separarsi dal proprio cane. Le motivazioni addotte sono spesso legate a problemi reali, criticità che, con un po’ di impegno e volontà, potrebbero però essere affrontate con successo”. Secondo la direttrice, alla base del fenomeno vi è soprattutto una scelta fatta con eccessiva superficialità: “molte persone adottano un cane senza capire davvero cosa stanno portando in casa. Spesso si fanno impietosire da un cucciolo, senza considerare le caratteristiche della razza o del meticcio che stanno scegliendo. Se non si è in grado di dedicare tempo e attenzioni a un animale, soprattutto dopo una lunga giornata di lavoro, non si dovrebbero prendere certi cani”. Benedusi punta il dito in particolare contro le adozioni impulsive, dettate dall’emozione del momento più che da una scelta ponderata: “ci arrivano cani adolescenti, spesso meticci di razze impegnative come pitbull o maremmani, che vengono ceduti proprio quando iniziano a manifestare tutta la loro vivacità. Sono cuccioloni che rompono le cose, ti saltano addosso, hanno bisogno di essere educati e seguiti. Ma è normale: stanno attraversando una fase della crescita. Bastano poche informazioni per saperlo. E necessario chiedersi se tutti in famiglia desiderano davvero un cane, se si dispone degli spazi adeguati, se gli orari di lavoro consentono di seguirlo e se il proprietario dell’abitazione è d’accordo. Invece molti prendono un animale quasi come fosse un giocattolo e solo dopo si rendono conto dell’impegno richiesto. Ed è proprio per evitare tale rischio che prima di dare un cane in adozione chiediamo alla nuova famiglia di vivere con lui più esperienze in Canile, di conoscerlo, di confrontarsi con gli istruttori… solo così una volta portato a casa non ci saranno sorprese e la gestione sarà più semplice”.

Inaccettabili poi, secondo la direttrice del Canile, che la responsabilità venga  attribuita esclusivamente all’animale. “È sempre colpa del cane, mai delle persone. Ci sentiamo dire che fa i bisogni in casa o che non sa andare al guinzaglio. Ma viene spontaneo chiedersi: è mai stato portato fuori con regolarità? È stato educato? Se un cane di sei o sette mesi non ha mai imparato a camminare al guinzaglio, il problema non è il cane”. Quando le difficoltà emergono, racconta Benedusi, la soluzione scelta da molti proprietari è semplicemente quella di rinunciare all’animale: “le giustificazioni che sentiamo sono spesso inaccettabili. Sono problemi che nella maggior parte dei casi si potrebbero perfettamente affrontare, ma manca la volontà di impegnarsi”. Non mancano nemmeno i casi di abbandono. Negli ultimi tempi sono stati recuperati alcuni cani di grossa taglia trovati vaganti e privi di microchip. “Abbiamo trovato un bellissimo molossoide nelle campagne e nessuno è venuto a cercarlo. Lasciare libero un cane di queste dimensioni senza identificazione è gravissimo. Se i proprietari si presenteranno, saranno certamente richiamati alle proprie responsabilità”. La situazione rischia di peggiorare nelle prossime settimane. “Il mese scorso eravamo felici perché eravamo riusciti a far adottare cinque cani adulti. Oggi però ne abbiamo già accolti sette e il numero continua a crescere. Ho già altre tre o quattro richieste da valutare e, guarda caso, riguardano tutti cani di grossa taglia”. Da qui l’appello ai proprietari. “Chiedo alle persone di essere più responsabili. A volte significa rinunciare a qualche giorno di ferie o di organizzare una vacanza che permetta di portare con sé il proprio cane. Faccio fatica a capire come si possa decidere di separarsi da quello che dovrebbe essere un compagno di vita, un membro della famiglia, dopo cinque, sei o sette anni insieme, o anche dopo pochi mesi. Siamo nel 2026 e ancora oggi, per molte persone, quando il cane diventa impegnativo o crea qualche problema, la soluzione più semplice è disfarsene. Eppure parliamo di esseri viventi, non di oggetti da restituire quando non servono più”.

Jessica Bianchi

clicca e unisciti al nostro canale whatsapp
clicca e unisciti al nostro canale whatsapp
clicca e unisciti al nostro canale whatsapp