Da Carpi a Siracusa: “grazie al teatro abbiamo trovato la nostra voce”

C'è chi ha preso un aereo per la prima volta. Chi ha debuttato davanti a centinaia di persone. Chi ha scoperto di saper gestire l'ansia e chi, grazie al teatro, ha imparato finalmente a farsi ascoltare. Per i ragazzi del laboratorio Theater for everyone della scuola di teatro Encanto teatro, ospitato all'Arci Cabassi di via don Davide Albertario, il Festival del Teatro Greco di Siracusa è stato molto più di una trasferta: è stata un'esperienza destinata a lasciare un segno indelebile. Guidati da Marco Santachiara, i giovani attori (Fabrizio Aguzzoli, Lia Andreucci, Aurora Balistreri, Emanuel Balistreri, Mattia Baroncini, Matilde D’Alfonso, Sophie Giullari, Anna Leporati, Emma Martinelli, Mia Teodorescu, Maria Chiara Zanoni e Viola Zucchi) hanno portato in scena Donne al parlamento di Aristofane nella suggestiva cornice del Teatro di Palazzolo Acreide, all'interno di uno dei più prestigiosi appuntamenti nazionali dedicati al teatro classico.

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C’è chi ha preso un aereo per la prima volta. Chi ha debuttato davanti a centinaia di persone. Chi ha scoperto di saper gestire l’ansia e chi, grazie al teatro, ha imparato finalmente a farsi ascoltare. Per i ragazzi del laboratorio Theater for everyone della scuola di teatro Encanto teatro, ospitato all’Arci Cabassi di via don Davide Albertario, il Festival del Teatro Greco di Siracusa è stato molto più di una trasferta: è stata un’esperienza destinata a lasciare un segno indelebile. Guidati da Marco Santachiara, i giovani attori (Fabrizio AguzzoliLia AndreucciAurora BalistreriEmanuel BalistreriMattia BaronciniMatilde D’AlfonsoSophie GiullariAnna LeporatiEmma MartinelliMia TeodorescuMaria Chiara Zanoni Viola Zucchi) hanno portato in scena Donne al parlamento di Aristofane nella suggestiva cornice del Teatro di Palazzolo Acreide, all’interno di uno dei più prestigiosi appuntamenti nazionali dedicati al teatro classico. Un’avventura costruita prova dopo prova, all’interno di quello che per molti di loro è diventato una seconda casa. La scelta di portare in scena Aristofane è nata dal confronto coi ragazzi. “Inizialmente avrei voluto proporre una tragedia greca, Medea o Antigone – spiega Santachiara – ma i monologhi erano molto impegnativi e semplificarli sarebbe stato complicato. Così abbiamo optato per una commedia”. Una scelta che si è rivelata vincente.

“Nonostante sia un testo classico, tratta temi di grande attualità”, racconta la sedicenne Sophie, che ha interpretato Prassagora, la protagonista. “Dai personaggi di Aristofane si capisce molto chiaramente come, da sempre, le persone amino parlare bene senza poi darvi seguito con le proprie azioni”. Dello stesso avviso anche Maria Chiara: “Tratta temi seri ma con leggerezza”.

“La storia si ripete”, aggiunge Emanuel. “Lo diceva anche Machiavelli e aveva ragione”.

Per Anna, invece, la sorpresa è stata un’altra: “Io non conoscevo il testo. Credevo fosse difficile, ma invece i greci facevano davvero delle battutacce tremende…”.

“Dopo La Locandiera dello scorso anno, Aristofane è stato una boccata d’ossigeno. Un testo leggero, divertente – racconta Fabrizio – nel quale è stato facile anche lasciarsi andare a un po’ di improvvisazione”.

Ma il ricordo più intenso resta quello del debutto siciliano.

“Sono entrata in scena camminando con una lanterna in mano. Tremavo e, per di più, pioveva e c’era vento”, ricorda Sophie. “Poi ho iniziato a recitare e mi sono calmata. Quando senti il pubblico ridere alle tue battute è davvero un’emozione bellissima”.

Per Aurora è stata un’esperienza straordinaria: “Non è stata una semplice gita ma molto di più. Ho volato per la prima volta e ho avuto il privilegio di recitare in un contesto meraviglioso. La Sicilia mi è rimasta nel cuore: il calore delle persone, la loro gentilezza, il cibo. Prima dello spettacolo ero un po’ ansiosa ma poi mi sono ricordata che ci si può sbagliare, che non occorre essere perfetti: basta sapersela cavare e me la sono goduta”.

Anche Anna era al suo debutto assoluto. “Siracusa è stato il mio battesimo. Frequento il laboratorio da un solo anno e avevo una paura indescrivibile. Poi, quando ho visto il teatro e il pubblico, ho iniziato a rilassarmi. Nell’aria non c’era tensione, solo divertimento. Dopo la prima battuta tutta l’ansia è svanita”.

Mattia condivide la stessa sensazione: “Anch’io ero impaurito, ma il gruppo ti sostiene e questo ti aiuta a vincere ogni incertezza”.

“Credo che un po’ di ansia aiuti a tirare fuori il meglio – osserva la quindicenne Maria Chiara – la cosa più difficile per me è stata restare seria quando il pubblico rideva dopo una mia battuta”.

Per Viola, invece, 16 anni, l’emozione più forte è stata un’altra: “Vedere il pubblico di fronte a te. Io prima danzavo e durante i saggi la platea era buia, non c’era interazione. Quando reciti è tutta un’altra cosa”.

Dietro lo spettacolo c’è però qualcosa di ancora più importante. Per questi ragazzi il teatro è diventato un prezioso strumento di crescita.

“L’adrenalina che sale prima di calcare il palcoscenico è quello che mi tiene legata al teatro”, racconta Sophie. “E poi amo entrare nei panni dei personaggi, studiarli, capirli. Cinque anni fa ho iniziato il laboratorio e non l’ho più lasciato: è decisamente la mia dimensione”.

Parole toccanti arrivano anche dal 17enne Emanuel: “Da quando ho 12 anni il teatro mi permette, almeno una volta alla settimana, di non essere me stesso. Di uccidermi e rinascere. Di liberarmi del 99% di me e lasciare libero ciò che resta, quello che nessuno vede mai in altri contesti. Interpretare un ruolo mi dà l’opportunità di non essere me, di avere relazioni sociali”.

“Prima faticavo a esprimere la mia opinione, soprattutto davanti agli estranei”, gli fa eco Aurora, 16 anni. “Ora ho trovato la mia voce e non ho timore a tirarla fuori. Dico ciò che penso senza provare alcuna vergogna. E poi è affascinante studiare i personaggi, spesso ti ci affezioni persino e da loro si impara sempre qualcosa”.

“Il teatro mi ha aiutato a lasciarmi andare e a parlare liberamente in pubblico”, aggiunge il sedicenne Fabrizio. “La paura che provi prima di salire sul palco, ti rafforza, ti stimola… poi, col tempo, capisci che sei in grado di vincerla e che sparirà e questa è una bellissima sensazione”.

Emozionano anche le parole di Mattia, il più giovane del gruppo coi suoi 13 anni: “Un anno fa sentivo che la mia vita era quasi grigia e che dovevo darle dei colori. Sentivo il bisogno di cambiare aria, conoscere persone nuove. Il teatro mi ha offerto tutto questo”.

“Incorrere in qualche errore è normale, così come dimenticare una battuta – aggiunge Anna – ma sai che devi proseguire, andare avanti… le difficoltà ti insegnano a improvvisare e questa credo sia la lezione più importante che mi sta dando il teatro da un anno a questa parte. Non è importante essere perfetti, si deve essere capaci di arrangiarsi, trovando nuove soluzioni e velocemente”. E mentre Viola racconta di aver trovato il coraggio di superare la propria “proverbiale timidezza” e Maria Chiara ricorda di essersi avvicinata al palcoscenico quasi per caso, “dopo uno spettacolo scolastico” tutti concordano su un punto. “Marco è un bravo insegnante”, sentenzia Sophie. E gli altri, senza esitazione, le danno ragione.

Il viaggio a Siracusa non si è limitato alla loro esibizione. I ragazzi hanno assistito anche a due spettacoli professionali, Alcesti e Antigone oltre a due matinée scolastiche. Un’immersione totale nel teatro, capace di trasformarsi in esperienza educativa.

“L’obiettivo – conclude Santachiara – è creare discepoli culturali che a loro volta possano ritrasmettere ciò che hanno ricevuto”.

E il prossimo anno? “Si alza l’asticella. I ragazzi ora sono pronti ad affrontare una tragedia. Si cimenteranno con qualcosa di sfidante e capace di lasciare un segno. Li metterò alla prova”, sorride.

Dopo Aristofane, dunque, li attende una nuova sfida. Ma se Siracusa ha insegnato qualcosa, è che questi ragazzi hanno già imparato la lezione più importante: sul palco, come nella vita, non serve essere perfetti. Serve trovare la propria voce.

Jessica Bianchi

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