Strage di Modena, parla l’avvocato di Salim: “al momento non chiederò una perizia psichiatrica”

Udienza di convalida del fermo questa mattina, martedì 19 maggio, per Salim El Koudri, l’uomo che con l'auto sabato scorso a Modena ha falciato cittadini inermi ferendone gravemente otto. “La Procura ha giustamente chiesto la convalida dell'arresto e la custodia in carcere - spiega l’avvocato Fausto Gianelli - che in questo momento è certamente quel che ci aspettavamo. Siamo consapevoli di ciò che è successo, l'abbiamo visto, quindi in questa fase non abbiamo intenzione né di sminuire né di minimizzare”. La decisione del giudice dovrebbe arrivare nel pomeriggio. “Cos’è successo lo sappiamo, lo abbiamo visto. Ora dobbiamo capire quali sono le ragioni di questo orribile gesto”, conclude l’avvocato.

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L’avvocato Fausto Gianelli - Foto di Alessandro Fiocchi

Udienza di convalida del fermo questa mattina, martedì 19 maggio, per Salim El Koudri, l’uomo che con l’auto sabato scorso a Modena ha falciato cittadini inermi ferendone gravemente otto. Il 31enne, accusato di strage e lesioni aggravate, continua a dire frasi confuse, come spiega il suo avvocato Fausto Gianelli davanti al carcere: “al momento quel che dice e ripete, purtroppo, temo serva poco per chiarire ciò che è successo. Racconta confusamente pezzi di ricordi ma sono soprattutto quelli che io gli dico che dopo gli tornano alla mente: gli episodi di sabato sembra che li apprenda da me”.

El Koudri avrebbe detto che quel giorno pensava di morire, come ha spiegato questa frase? 

“Gliel’ho chiesto, perché farebbe pensare a un tentato suicidio ma lui ha detto di no, che non voleva uccidersi ma che sapeva sarebbe morto. Non spiega perché ha compiuto un gesto che ovviamente mirava invece a fare danni e moltissime vittime. Non contiamo dei morti per fortuna ma comunque ci sono persone che lottano tra la vita e la morte e che avranno una vita distrutta. Questo episodio è evidentemente un investimento intenzionale, abbiamo visto i video, io li ho visti più volte in versione integrale: lui si scaglia contro la folla, cercando il dramma, la strage… però non ne sa fornire spiegazioni, non dice neanche perché, dice solo andavo più forte che potevo”.

Spuntano delle mail di cinque anni fa. Frasi rabbiose e ingiuriose verso l’ateneo di Modena dove si è laureato che non gli dava un impiego in cui insulta la religione cristiana…

“Email che farebbero pensare a una radicalizzazione, a un islamico che si contrappone ai cristiani, perché all’epoca frequentava ancora la moschea, poi l’abbandona, così come la fede. La stessa famiglia si lamenta del fatto che lui non è più credente e che ha smesso di andare in moschea. L’uomo fa anche altre conversazioni deliranti: sappiamo che contatta delle basi Nato per chiedere com’è il menù e per sapere come ci si può arruolare… condotte che io credo si spieghino non tanto con un’appartenenza islamica o con reali propositi, ma con la follia di una mente dentro la quale noi non siamo riusciti a entrare, speriamo ci riescano gli psichiatri”.

Chiederà una perizia psichiatrica?

“Aspettiamo un attimo, io chiederò una visita perché lui deve essere visto da uno psichiatra e deve riprendere una terapia che lo stabilizzi. Farmaci che gli consentano di capire, di rispondere agli interrogatori, di dare un contributo. Dopodiché io – ma credo anche la Procura – vorrò capire le ragioni di questo gesto. Follia o altro?”.

Chiederà che sia trasferito in una struttura meno dura rispetto a un carcere comune? 

“Adesso non chiediamo nulla, la convalida sarà qui, poi capiremo se il posto migliore dove stare è un carcere o una struttura psichiatrica giudiziaria. Il posto più utile per lui e per aiutarci a poterlo interrogare e a capire davvero non solo cosa sia successo ma perché è successo e per provare non solo a dare una spiegazione ma ad evitare che questi episodi si ripetano. Io temo che siamo di fronte al disastro di una condizione psichiatrica grave non adeguatamente curata, non all’islamismo”.

L’udienza come è andata?

“Com’era prevedibile, la Procura ha giustamente chiesto la convalida dell’arresto e la custodia in carcere, che in questo momento è certamente quello che ci aspettavamo. Siamo consapevoli di ciò che è successo, l’abbiamo visto, quindi in questa fase non abbiamo intenzione né di sminuire né di minimizzare. La decisione del giudice arriverà probabilmente nel pomeriggio. Noi ovviamente vogliamo collaborare con l’accertamento per stabilire cosa è successo e perchè. Sono stati sequestrati tutti i supporti informatici, cellulari, computer, tablet, pc… anche quelli vecchi e ormai inutilizzati perché lui conservava tutto con cura, e quindi si potranno ricostruire anni di comunicazioni, mail, navigazioni, cronologia, tutto quello che ricostruisce la storia di una persona. Uno dei cellulari era un iPhone con un sistema di blocco particolare ci è stato chiesto se volevamo fornire spontaneamente il codice di sblocco e Salim senza esitazioni, consultandosi con me, l’ha dato. Questo semplificherà i tempi, consentirà di indagare meglio e con maggiore velocità tutto quello che quel cellulare custodiva, sperando possa emergere qualcosa di interessante”.

Salim si è avvalso della facoltà di non rispondere?

“Non ha risposto a una parte dell’interrogatorio, ha collaborato invece nella ricerca dei codici e quello che era utile alle indagini”.

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