Sono 283 i bambini in attesa per un posto al nido nei comuni dell’Unione

La denatalità è un problema con cui il nostro territorio - e non solo - si sta confrontando da anni. Aprire nuovi nidi comunali dunque, ad oggi, si rivelerebbe una scelta scarsamente sostenibile. Le richieste da parte dei genitori però sono in forte aumento rispetto al passato (quando i bambini erano molti di più ma in pochi frequentavano il nido) complici i Bonus Inps e il progetto di sostegno alle famiglie Al nido con la regione, che consentono di abbattere fortemente e persino azzerare i costi delle rette.

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Sono attualmente 283 i bambini in attesa per un posto al nido comunale e convenzionato con il pubblico per l’anno scolastico 2023/2024 nei quattro comuni dell’Unione delle Terre d’Argine di cui 189 a Carpi, 21 a Campogalliano, 26 a Novi e 47 a Soliera (dati al 14 giugno). In questa lista sono compresi anche i piccoli non residenti nei comuni in cui hanno fatto richiesta e che quindi risultano in fondo alle graduatorie (61 in complesso). A rassicurare i genitori rimasti al momento a bocca asciutta, ci pensa il dirigente del Settore Servizi educativi e scolastici dell’Unione delle Terre d’Argine, Francesco Scaringella: “la situazione è estremamente fluida. Molte famiglie che inizialmente accettano cambiano idea e da qui a settembre, a fronte delle loro rinunce, si liberano posti che vengono prontamente rimessi a disposizione di chi è in lista d’attesa. Al momento stiamo facendo le chiamate per la prima accettazione formale (per 345 posti disponibili nei nidi comunali e convenzionati) e quindi non abbiamo ancora i dati complessivi delle rinunce (ad oggi già più di 20), ma i dati rimarranno in forte evoluzione nelle prossime settimane”.

Il servizio rivolto alla fascia 0 – 3 anni, prosegue, “non ha una risposta del 100% nonostante il nostro tentativo di ampliare il più possibile l’offerta ma lo scorso anno abbiamo raggiunto l’80%, quindi solo 2 bimbi su 10 sono rimati esclusi. Nel corso dell’anno infatti, a fronte di rinunce e nuove iscrizioni, le liste d’attesa vengono aggiornate (in ottobre e in gennaio di ciascun anno) e si dà luogo a nuovi ingressi (fino al mese di marzo di ciascun anno), e allo scorrimento delle graduatorie. Grazie a questi interventi, il tasso di risposta alle domande d’iscrizione al nido d’infanzia per l’Unione aumenta in modo significativo”.

Nel 2022 sono stati 874 i bimbi frequentanti i nidi d’infanzia e servizi alla prima infanzia: +52 rispetto all’anno precedente, mentre si evidenzia un incremento di posti +110 negli ultimi due anni, anche a fronte di una ripresa delle nascite nel 2022 rispetto al 2021, soprattutto a Carpi e Soliera.

Il 44,4% dei bambini residenti in età 0-3 anni nel territorio dell’Unione frequenta il nido (a fronte del 35% dell’Emilia Romagna e del 27% dell’Italia): “secondo quanto espressamente stabilito dal Piano nazionale italiano di ripresa e resilienza, l’obiettivo è quello di portare il nostro Paese al di sopra della soglia del 33%, un obiettivo che il nostro territorio ha ampiamente superato a dimostrazione dell’alta qualità del servizio offerto”, specifica Scaringella.

Le richieste da parte delle famiglie sono in forte aumento rispetto al passato (quando i bambini erano molti di più ma in pochi frequentavano il nido) complici i Bonus Inps e il progetto di sostegno alle famiglie Al nido con la regione, che consentono di abbattere fortemente e persino azzerare i costi delle rette: “basti pensare –  aggiunge il dirigente – che fino a 26mila euro di Isee il nido (comunale o convenzionato) è gratuito mentre per i redditi maggiori la retta da sostenere viaggia tra i 100 e i 120 euro a bambino. I consistenti bonus Inps rendono anche le rette degli asili privati molto più sostenibili. Insomma oggi frequentare il Nido costa meno della Scuola d’Infanzia e questo lo rende particolarmente appetibile”.

Sul nostro territorio nel prossimo anno scolastico funzioneranno 10 nidi d’infanzia comunali e 2 servizi sperimentali; 4 nidi d’infanzia privati con posti in appalto con l’Unione, e altri 5 servizi privati con convenzioni attive presso l’Unione.

La denatalità è un problema con cui il nostro territorio – e non solo – si sta confrontando da anni, pur con qualche segnale di miglioramento. Aprire nuovi nidi comunali dunque, ad oggi, si rivelerebbe una scelta scarsamente sostenibile (ndr – un posto di nido quasi mille euro) ecco perchè l’Unione sta puntando “ad allargare l’offerta attraverso un maggior ricorso al convenzionamento” spiega Francesco Scaringella. Importante anche l’apporto dei privati con i loro 97 posti disponibili in tutta l’Unione. 

“Ci sono scuole private paritarie che da alcuni anni stanno riconvertendo parte dei propri spazi per ospitare anche sezioni Primavera e servizi educativi 0-3 anni. Una scelta saggia, all’insegna della continuità del servizio e che noi appoggiamo pienamente e sosteniamo economicamente poiché risponde alle esigenze delle famiglie. Pensiamo che sia possibile per il prossimo anno scolastico avere almeno 30 posti in più degli attuali”, conclude il dirigente.

Insomma alle famiglie rimaste col cerino in mano non resta che confidare in questi interventi e nelle rinunce di altri genitori dal momento che, ci raccontano alcune mamme, “i nidi privati sono già pieni” e i nonni, anche quando presenti, non sempre sono disponibili a farsi carico di nipoti tanto piccini.

Jessica Bianchi