Slitta ancora l’apertura di San Nicolò: “Ridateci la nostra chiesa”, è l’appello dei parrocchiani

Non solo i lavori al tempio sono ben lungi dall’essersi conclusi ma la Parrocchia di San Nicolò, che sulla carta conta circa 4.500 famiglie, si sta lentamente spopolando. I parrocchiani le hanno provate tutte per tentare di riportare in auge gli spazi dell’ex convento ma continuano a incontrare resistenze. Vorrebbero organizzare sagre, eventi, cene di beneficenza, pomeriggi rivolti alle persone anziane o ai più giovani… ma il Comune, proprietario dei muri, sinora ha sempre respinto ogni tentativo. Tra poco poi se ne andrà anche don Gabriele, che era stato capace di riportare una ventata di speranza dopo la partenza dei frati. Insomma uno stillicidio continuo. Diocesi e Comune battano un colpo per spiegare quale sia la loro volontà. Se l’obiettivo è “sopprimere” la Parrocchia abbiano il coraggio di dirlo, in caso contrario lascino ai fedeli la possibilità di veder rifiorire la “loro” casa.

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Scatto aereo di Fabrizio Bizzarri

Avrebbe dovuto riaprire nella primavera del 2023 ma qualcosa è evidentemente andato storto. I lavori di miglioramento sismico della Chiesa di San Nicolò, il tempio monumentale di proprietà del Comune di Carpi slittano ancora dopo l’adozione di una differente soluzione per riparare la struttura lignea di copertura e la muratura sommitale annunciata alla fine dello scorso anno e non ancora decollata. I parrocchiani, costretti a radunarsi sotto a un tendone allestito nel cortile per partecipare alle funzioni religiose, sono ormai logorati da una situazione di completa incertezza che si protrae da anni. L’inizio della fine risale al 2019, quando i frati hanno abbandonato il contiguo convento: da allora la comunità parrocchiale deve fare i conti con numerose criticità. Gli ampi e bellissimi spazi del convento sono in larga parte in disuso e nonostante la volontà dei parrocchiani di aprirsi all’esterno sia tanto forte quanto ormai imprescindibile, è impensabile che altre realtà decidano di abitarli così come sono ora. L’impianto elettrico è obsoleto così come quello di riscaldamento; mancano le porte antipanico, un sistema di allarme e la sicurezza è un miraggio. Nulla è a norma. Nervi scoperti a cui il Comune di Carpi, proprietario di queste antiche mura, dovrebbe metter mano per rendere i locali, o almeno una parte, vivibili e sicuri. Una mancata volontà a cui si somma lo scarso interesse della Diocesi: tra poco infatti, don Gabriele, capace di riportare una ventata di speranza tra i fedeli, dovrà lasciare San Nicolò e la parrocchia verrà verosimilmente affidata alla gestione dei frati congolesi (già oggi Padre Paul è una presenza su cui fare affidamento in caso di necessità) che si occupano già della Chiesa di San Bernardino da Siena, della Chiesa di San Francesco (ancora scandalosamente chiusa dopo i rilevanti danni riportati in seguito al sisma del 2012) e delle Cappelle di Cimitero e Ospedale. Un altro boccone amaro da mandare giù. La Parrocchia di San Nicolò, che sulla carta conta circa 4.500 famiglie, si sta lentamente spopolando, malgrado siano numerosi i fedeli giunti anche dalla sua vicina “ferita” San Francesco.

I parrocchiani di San Nicolò le hanno provate tutte per tentare di riportare in auge gli spazi ma continuano a incontrare resistenze e ostacoli. Vorrebbero organizzare sagre, eventi, cene di beneficenza, pomeriggi rivolti alle persone anziane o ai più giovani… ma il Comune sinora ha sempre respinto ogni tentativo. Tra quelle mura pare esserci spazio solo per attività di carattere religioso e non ricreativo: persino il tesseramento Anspi non è bastato. Comune che, pur non investendo in una realtà potenzialmente ricca di opportunità, chiede comunque ai parrocchiani di continuare a svolgere un’azione di presidio sul quartiere. Sono una settantina le famiglie, in larga parte conosciute anche dai Servizi Sociali, che in Parrocchia ricevono sistematicamente farmaci e alimenti, oltre a un aiuto nel pagamento delle bollette e dei servizi scolastici. San Nicolò continua a fungere da punto di riferimento per il centro storico, elargendo a piene mani ma senza ottenere nulla in cambio. “La scorsa settimana siamo stati visitati dai ladri. Non è la prima volta. Il parchetto di via Catellani, così come il porticato che si affaccia su viale Fassi, sono molto mal frequentati, e nonostante le nostre ripetute richieste di un maggior presidio, ci sentiamo abbandonati a noi stessi. Abbiamo le mani legate. Rendere nuovamente vivi gli spazi del convento, così la riapertura del Tempio e della Sagrestia, è di vitale importanza per far fronte al degrado con cui questo pezzo di centro storico convive ormai da troppo tempo”. Sotto al tendone non si celebrano funerali né matrimoni, nel cortile non scorrazzano più i bambini, le sale del convento sono silenziose. Uno stillicidio continuo. Diocesi e Comune battano un colpo per spiegare quale sia la loro volontà. Se l’obiettivo è “sopprimere” la Parrocchia abbiano il coraggio di dirlo, in caso contrario lascino ai fedeli la possibilità di veder rifiorire la “loro” casa.

Jessica Bianchi