“Aimag non ha bisogno di essere guidata da una società quotata”

E’ nato il Comitato Aimag per il territorio, il cui obiettivo è quello di informare la cittadinanza del pericolo che la multiutility di casa nostra sta correndo all’insaputa dei più. Manovre che, qualora andassero in porto, si ripercuoteranno inevitabilmente sul servizio reso ai cittadini. “Non è necessario diventare un’appendice di società quotate per poter progredire in fatto di evoluzione tecnologica ed esigenze ambientali. Esistono forme di collaborazione capaci di generare risultati ben più ampi attraverso la valorizzazione delle conoscenze reciproche di aziende tra loro autonome”.

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“Vi sentirete dire che Aimag resterà in salde mani pubbliche. Vi sentirete dire che Aimag è piccola e pertanto necessita di collaborazioni, ma chi non ne ha bisogno? Se si rompe una tubatura chiami un idraulico ma questo non implica il fatto di aggiungerlo al proprio stato di famiglia” A parlare, pane al pane e vino al vino, come si dice dalle nostre parti, è Giliola Pivetti, tra i componenti del neonato Comitato Aimag per il territorio, il cui obiettivo è quello di informare la cittadinanza del pericolo che la multiutility di casa nostra sta correndo all’insaputa dei più. Manovre che si ripercuoteranno inevitabilmente sul servizio reso ai cittadini. E se è vero che ogni servizio di pubblica utilità – come acqua, rifiuti, energia – ha margini di miglioramento, è altrettanto vero che, da 60 anni a questa parte, Aimag, società a partecipazione mista pubblico-privata, ha continuato a crescere in termini di efficienza, sostenibilità e vicinanza all’utenza. 

Qualche numero? Nel 2021 ha registrato un utile netto di oltre 17 milioni, occupa in modo diretto 584 persone, genera un indotto sul territorio di competenza, ovvero da Poggio Rusco a Campogalliano, tra i 60 e i 100 milioni di euro, ha contribuito a far impennare la percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti all’89% e in caso di rotture alla rete del gas garantisce un tempo medio di intervento di 34 minuti.

Ed è proprio per la sua solidità e i suoi bilanci in buona salute che, prosegue Giorgio Verrini, “costituisce un boccone appetibile” per le realtà industriali forti presenti intorno a noi, a partire da Hera. “Ci sta che un pesce grosso voglia inghiottirne uno piccolo, per aumentare il proprio capitale, assorbire un ulteriore pacchetto clienti e far fuori un concorrente”. Quel che non ci sta è che tra i soci pubblici di Aimag, ovvero i 21 comuni che ne detengono il 65% del capitale e tra cui si è creata una insanabile spaccatura, ve ne siano alcuni che spingano per modificarne l’assetto organizzativo cedendo di fatto il controllo al socio privato Hera. 

Come? Lo scorso 26 aprile i comuni soci hanno dato il La a un Patto di sindacato ponte, fino al 30 giugno, che porterà alla scadenza dell’attuale Consiglio d’Amministrazione dell’azienda. In tale regime transitorio è prevista la sottoscrizione di un CdA a maggioranza pubblica (3 consiglieri, tra cui il presidente), 1 consigliere nominato da Hera e 1 delle Fondazioni bancarie (in possesso del 10% delle quote azionarie) con l’indicazione di un direttore generale da parte di Hera. “La maggioranza pubblica del CdA è solo teorica – spiega il professor Claudio Baccarani – perchè non dimentichiamo che secondo lo statuto di Aimag, il direttore generale, nominato dal CdA, è il soggetto esecutivo per eccellenza, colui che più di tutti porta avanti la politica aziendale. Se è il socio privato a nominarlo di fatto si avvicina il governo di Aimag a logiche legate al capitalismo di mercato perchè Hera è quotata in borsa e di conseguenza risponde solo ai suoi azionisti”.

Una cosa invece manca sul tavolo e sono gli utenti, i cittadini e Baccarani avverte, per quanto pleonastico sia, “ogni realtà che si allarga, contestualmente si allontana e si sradica dal territorio a cui appartiene con inevitabili ricadute negative sui servizi offerti”.

Sui tavoli dei comuni soci, spiegano i componenti del Comitato, è “finita una proposta di Hera che riguarda tutti noi. Perchè non viene diffusa pubblicamente?”.

E poi perchè tutta questa fretta? “Quella di Hera non è un Piano industriale bensì un elenco di proposte e quindi perchè non fermarsi un attimo e ricorrere all’istituto della prorogatio? In questo modo il CdA potrebbe continuare il suo mandato e le decisioni essere prese con calma. Tanti sindaci non potranno ricandidarsi, in vista delle amministrative del 2024, pertanto non è corretto che siano loro a decidere le sorti e il futuro della multiutility”, conclude Baccarani.

Il tempo stringe, la scadenza del 31 giugno, è vicina ma, aggiunge Alberto Nicolini (Mirandola): “siamo chiamati a decidere sul nulla. Non abbiamo numeri, né dati, né un piano industriale… E poi diciamocelo chiaramente: ma in che mondo un direttore generale viene nominato da un concorrente?”.

Per il Comitato Aimag per il territorio comunque “c’è ancora margine di trattativa” ma, aldilà di come andrà, commenta Giliola Pivetti, “noi vogliamo informare la gente affinchè al prossimo appuntamento elettorale si ricordi di questa partita”.

L’idea di cedere la “governance al privato viene da lontano. Quando nel 2008, dopo il fallimento della Lehman Brothers – spiega Massimo Michelini – i comuni decisero che si poteva cedere il 25% a un partner industriale privato purché collaborasse con Aimag, Hera, peraltro unico offerente, mise una clausola in cui chiarì che avrebbe collaborato solo e quando avrebbe avuto il controllo. Siamo nel 2023 e il tema non si è ancora risolto. Stando alla proposta in discussione, Aimag resterebbe formalmente pubblica ma il controllo passerebbe a Hera. Non ci vengano a dire che non cambierà nulla: non è corretto”.

Il positivo proseguo di questa procedura… potrà dare vita a una forte alleanza, commentò l’ex sindaco, e oggi vice presidente della Fondazione Cr Carpi, Enrico Campedelli”, ricorda Annalisa Bonaretti, quando Hera acquisì il 25% del capitale sociale della nostra multiutility. Un matrimonio mai del tutto consumato che proprio non va giù al comitato: “non è necessario diventare un’appendice di società quotate per poter progredire in fatto di evoluzione tecnologica ed esigenze ambientali. Esistono forme di collaborazione capaci di generare risultati ben più ampi attraverso la valorizzazione delle conoscenze reciproche di aziende tra loro autonome”. Insomma ben venga, al bisogno, l’aiuto dell’idraulico di turno, ma ciascuno operi nella propria autonomia. “Aimag non ha bisogno di essere guidata da una società quotata”, concludono i componenti del comitato. Il tema è complesso e apparentemente lontano dalla vita frenetica di tutti noi, ma quel che sta accadendo dietro le quinte, nelle stanze dei bottoni, è anche affar nostro. Aimag entra nelle nostre case ogni giorno in varie forme, tutelarla significa anche e soprattutto tutelare la qualità dei servizi resi.

Jessica Bianchi