Gabriele Melegari e l’arte di raccontare con le immagini

Carpigiano classe 1996, Gabriele Melegari è docente di Storia dell'Arte al liceo, professore di Arte e Sostegno alle scuole medie e illustratore. Ha realizzato opere per mostre, libri collettivi, e adesso sogna di pubblicare un albo illustrato per l'infanzia: “magari un silent book. Ho già un progetto che ha per protagonista un gatto. L'illustrazione per l'infanzia deve parlare non solo ai bambini ma anche agli adulti”.

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Una passione che, come spesso accade, è germogliata da bambino, alimentata dall’amore per i libri illustrati che gli è stata trasmessa dai suoi genitori, e che, invece, di essere riposta in un cassetto, è stata coltivata nel tempo, prima con gli studi e il diploma al Liceo Artistico, poi con la laurea all’Accademia di Belle Arti in Pittura, e il conseguimento della magistrale in Linguaggio del fumetto. Ed è così che oggi, Gabriele Melegari, 27 anni, ha potuto fare di questa passione un lavoro a tutto tondo come insegnante e come illustratore di libri.

Gabriele, quali sono le tecniche e i soggetti che prediligi?

“Per quanto riguarda le tecniche l’acquerello e il disegno con matita e inchiostro sono le mie preferite ma mi piace sperimentare, mentre la mia più grande fonte d’ispirazione è la natura da cui attingo soggetti vegetali e animali che mescolo con creature fantastiche. Ho realizzato illustrazioni per una raccolta di racconti intitolata Tina. Storie della grande estinzione e per un’antologia di fumetti: Back Way. Viaggi di sola andata con ritorno. Inoltre, ho esposto delle mie opere presso la galleria Hangar Rosso Tiepido di Tiziano Del Vacchio a Modena, ma il mio sogno è quello di pubblicare un albo illustrato, magari un silent book”.

Ci sono degli artisti a cui ti ispiri?

“Sì, e sono tutti illustratori contemporanei di fumetti, graphich novel e libri illustrati: Massimiliano Frezzato, Lorenzo Mattotti, Tony Sandoval e Shaun Tan”.

Cosa rende un’illustrazione speciale e capace di rimanere impressa a lungo nella mente e nel cuore?

“Credo che l’illustrazione migliore sia quella capace di parlare non solo ai bambini ma anche agli adulti, ossia quella che non semplifica la realtà ma scava in profondità costruendo diversi livelli di lettura e interpretazione. Le immagini in un libro illustrato non sono mere decorazioni ma costituiscono un’altra modalità di linguaggio che, combinata al testo, dà vita a una nuova forma di espressione. Avere a che fare con i ragazzi a scuola è un buon carburante per stimolare la riflessione artistica e la creatività”.

Qual è il tuo prossimo progetto?

“È un silent book che ha per protagonista un gatto, e per co-protagonista il suo bambino che si è perso in una sorta di incubo da cui il compagno felino lo aiuterà a uscire. Lo proporrò a degli editori e mi auguro che qualcuno l’accolga e lo faccia viaggiare”.

Chiara Sorrentino