“L’arte ha il compito di risvegliare gli animi, non di addormentarli”

Riceviamo e con piacere pubblichiamo la riflessione dell’operatrice e studiosa teatrale Beatrice Bertesi in risposta alle sollecitazioni avanzate da un'anziana appassionata di teatro.

0
1175

Gentilissimi, Vi scrivo in risposta alla segnalazione da Voi pubblicata, di un’anziana appassionata di teatro. Io sono una venticinquenne e sono una operatrice e studiosa teatrale. Comprendo l’accusa della Signora verso la stagione del Teatro Comunale, perché le proposte del Comunale si appoggiano sui grandi nomi, non c’è un pensiero d’amore dietro le proposte, vi è solamente la sicurezza che nel proporre i grandi nomi si ricavano poi le poltrone piene. E quindi si va verso la sicurezza del nome che chiama più che la proposta che questi artisti portano. Non c’è una ricerca nel proporre uno spettacolo o un tema preciso, nel voler mostrare agli spettatori una determinata proposta stilistica che possa innestare in essi un sentimento di novità e curiosità. A mio avviso credo che le proposte stilistiche dei teatri di Modena o Bologna possano essere più complete e originali.

Per quanto riguarda la richiesta della signora, nel volere più leggerezza, su questo non posso darle ragione. Limitare il teatro a soli comici battezza la morte del teatro stesso. Certo, bisogna alternare la commedia e la tragedia all’interno di una stagione, ma vedere su quel palco i comici che vanno tanto di voga ora chiude in sé ogni possibilità di far sopravvivere l’arte teatrale e di non far integrare il cambio generazionale, perché non si fa conoscere cosa sia veramente il teatro.

Perché l’arte teatrale, esattamente come tutte le arti, sta al passo con la vita e con la realtà, e in questo preciso momento storico non possiamo far finta di metterci una risata sopra e non affrontare i problemi, ma bisogna comprendere le avversità tragiche e curarle per poter tornare a vivere in una commedia. L’arte ha il compito di risvegliare gli animi, non di addormentarli.

Per quanto riguarda l’intervallo, è una scelta che anche in alcuni cinema sta scomparendo. Credo che questa volontà venga presa dal regista in comune accordo con il teatro. Se il ritmo scenico non prevede pause l’intervallo non è necessario. Esattamente come la vita vera. Nella vita vera non ci sono pause, è vero ormai che siamo abituati a mettere in pausa la serie tv e a farle ripartire a nostro piacimento  o alla pubblicità che interrompe il programma. Ma qualcuno ci deve pur riportare con i piedi per terra e migliorare la nostra soglia di concentrazione. Ringrazio per l’attenzione.

Cordialmente, Beatrice Bertesi